Il protossido di azoto (N₂O) è un gas dalle molteplici applicazioni, che unisce mondi molto diversi tra loro. In medicina viene utilizzato come anestetico e sedativo leggero, nel settore automobilistico è impiegato per incrementare temporaneamente le prestazioni dei motori mentre in ambito culinario funge quale propellente alimentare e agente schiumogeno.

La sostanza è presente, infatti, nelle lattine e negli spray di panna montata ed è utilizzata anche in preparazioni salate e per i cocktail. Grazie alle sue proprietà consente di ottenere preparazioni di qualità professionale in tempi ridotti, garantendo al contempo stabilità e un’elevata resa estetica dei piatti.

Negli ultimi anni, tuttavia, il protossido di azoto ha registrato un aumento dell’utilizzo anche in ambito ricreativo, legato alla sua natura di “gas esilarante”, con un conseguente aumento degli episodi di inalazione a scopo ludico. Già nel 2022, uno studio dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) aveva evidenziato come il fenomeno si stesse rapidamente diffondendo in diversi Stati membri dell’UE, complice una maggiore accessibilità della sostanza, anche online, e il basso costo.

Tale tendenza ha suscitato una crescente attenzione da parte delle autorità sanitarie, poiché l’uso improprio può comportare rischi significativi per la salute, sia per chi ne fa consumo diretto sia per terzi coinvolti in incidenti stradali avvenuti sotto l’effetto della sostanza. Di conseguenza, in diversi paesi sono state adottate misure di controllo e campagne di sensibilizzazione volte a scoraggiarne l’uso non medico e non alimentare.

In Italia la vendita e l’utilizzo del protossido di azoto non sono vietati in assoluto, ma sono regolamentati in base alla destinazione d’uso: in ambito alimentare la sostanza è identificata come additivo con il codice E942 ed il suo utilizzo è disciplinato principalmente dal Regolamento (CE) n. 1333/2008, che stabilisce l’elenco degli additivi consentiti e le relative condizioni d’impiego negli alimenti e dal Regolamento (UE) n. 1129/2011, che ne dettaglia le applicazioni autorizzate nei diversi prodotti.

Recentemente, la preoccupazione legata all’aumento dell’abuso di N₂O, confermata anche dall’ultima relazione europea sulla droga 2025 dell’EMCDDA, ha assunto una rilevanza tale da spingere la Commissione europea ad intervenire direttamente attraverso i propri strumenti normativi. Il protossido di azoto, infatti, è stato recentemente classificato come sostanza tossica per la riproduzione ai sensi del regolamento (CE) n. 1272/2008 sulla classificazione, etichettatura e imballaggio (CLP) e questa classificazione sarà applicata a partire dal 1° febbraio 2027. Ciò ha comportato l’attivazione, su proposta della Commissione europea, della procedura per l’inserimento del protossido di azoto nell’elenco delle sostanze vietate per la fornitura al pubblico, ai sensi del regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH), principale normativa dell’Unione in materia di sostanze chimiche.

In questo contesto, la proposta della Commissione, attualmente in discussione presso il Comitato REACH con gli Stati membri, prevede il divieto delle grandi bombole di protossido di azoto in tutta l’Unione a partire dalla medesima data. Al contempo, per salvaguardarne l’uso come additivo alimentare autorizzato, è stata introdotta una deroga per le piccole cartucce contenenti quantità ridotte di sostanza, destinate all’impiego in ambito culinario.

Nel complesso, queste misure riflettono la necessità di bilanciare gli usi legittimi con i rischi legati all’impiego improprio della sostanza. Le iniziative della Commissione europea mirano a limitarne la diffusione nelle forme più critiche, come le grandi bombole, senza compromettere gli utilizzi autorizzati, soprattutto in ambito alimentare. In questo contesto, è fondamentale evitare che eventuali restrizioni eccessive possano penalizzare il settore della ristorazione e della cucina professionale, che fa un uso corretto e consolidato della sostanza. Resta centrale l’esigenza di una regolamentazione chiara e proporzionata, capace di garantire sicurezza e tutela della salute pubblica senza penalizzare gli impieghi professionali leciti.

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