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Milleproroghe, Fipe-Confcommercio: “rinnovare cassa covid e moratorie bancarie. Garantire i dehors per consumi all’esterno”

Roma, 18 gennaio 2021 – La priorità è una soltanto: permettere ai Pubblici esercizi di sopravvivere a questo ennesimo momento di emergenza, senza essere costretti a licenziare nessuno per non perdere competenze e professionalità che saranno determinanti al momento della ripartenza vera.

È con questo spirito che il direttore di Fipe-Confcommercio, Roberto Calugi, si è presentato questa mattina all’audizione con la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, in vista dell’approvazione del decreto Milleproroghe.

18/01/2022
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Interessante opportunità di inserimento nell'area legislativa, legale e tributaria della Federazione

La FIPE ricerca una risorsa da inserire con contratto a tempo indeterminato che sia a diretto riporto del Responsabile d'area e della Direzione Generale.

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Nuove zone di rischio

Facendo seguito alla news dello scorso 27 dicembre, in forza di quanto previsto con le Ordinanze del Ministero della Salute del 31 dicembre 2021, nonché del 7 e 14 gennaio 2022, sono 15 le Regioni e Province autonome collocate in zona gialla, mentre la Valle d’Aosta, a partire da oggi 17.01.2022 e fino al 31.01.2022, risulta collocata in zona arancione.

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FIPE-Confcommercio: “Le istituzioni sono importanti ma attenzione al Paese reale”

Roma, 16 gennaio 2021 – “Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata”. Infatti, mentre da giorni il “dossier Quirinale” sembra assorbire tutte le attenzioni delle forze politiche, migliaia di imprese del turismo, della ristorazione e dei pubblici esercizi rischiano di non farcela, trascinando con loro migliaia di lavoratori e l’indotto della filiera.

In queste settimane si sta infatti componendo la “tempesta perfetta” per le imprese del settore, già indebolite da due anni di pandemia e incertezza.

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Comunicati Stampa

Roma, 11 gennaio 2022 –Se il Governo non interverrà con una proroga degli ammortizzatori Covid sono a rischio altri 50mila posti di lavoro solo nel settore dei pubblici esercizi.

Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi lancia l’allarme e lo fa insieme alla sua associata AIGRIM - Associazione delle Imprese di Grande Ristorazione e servizi Multilocalizzate, in seguito all’esaurimento degli effetti della Cassa integrazione Covid, scaduta lo scorso 31 dicembre e che, se non prorogata, rischia di generare gravi ripercussioni sulla tenuta occupazionale del settore, a fronte del perdurare delle difficili condizioni sanitarie causate dalla pandemia. Migliaia di posti di lavoro a rischio, dunque, e l’ulteriore dispersione delle competenze presenti nel comparto, già messo a durissima prova da due anni di pandemia. 

La richiesta di ulteriori 13 settimane di cassa Covid, riguarda soprattutto quelle attività che più di altre stanno subendo le conseguenze delle limitazioni e dall’incertezza creata dal risalire della curva dei contagi.

In particolare i pubblici esercizi presenti nelle città d’arte, colpiti dalla mancanza di turismo internazionale, alle attività di catering e banqueting, legate a cerimonie ed eventi, alla ristorazione collettiva, penalizzata anche dal massiccio ricorso allo smart working, e quella commerciale, svolta soprattutto lungo gli accessi turistici del Paese: aeroporti, stazioni ferroviarie, aree di servizio autostradali. A queste fattispecie si aggiunge la drammatica situazione delle discoteche e dei locali di intrattenimento ad oggi nuovamente chiuse, e le difficoltà delle sale gioco lecito, pesantemente colpite dalle misure di restrizione.

“Le aziende di ristorazione a catena, in particolare quelle che operano nel segmento del travel (autostrade stazioni e aeroporti) – aggiunge Cristian Biasoni, presidente di AIGRIM – stanno soffrendo enormemente della recrudescenza della pandemia. Così come la ristorazione commerciale che beneficiava ampiamente dei flussi turistici. Inoltre, per la ripartenza dello smart working, anche i normali flussi dei pendolari si stanno riducendo notevolmente”.

“La Fipe – conclude il presidente Lino Enrico Stoppani chiede queste misure urgenti per evitare dolorose iniziative di “legittima difesa” che porterebbero a licenziamenti e a drastiche riduzioni di posti di lavoro, con gli annessi problemi sociali e le prospettive per un settore strategico per l’economia del Paese. È indispensabile, invece, preservare le competenze professionali del settore per consentire la ripresa delle attività in sicurezza quando questa fase critica sarà superata”.

Andrea Pascale, 393 8138965, andrea.pascale@mediatyche.it 

Tommaso Tafi, 340 7990565, tommaso.tafi@mediatyche.it

18 Gennaio 2022
Comunicati Stampa

Roma, 29 dicembre 2021 – Rispetto alle chiusure imposte per legge lo scorso anno, il prossimo capodanno vedrà nuovamente la ristorazione accogliere la clientela nei propri locali, e questo è certamente un fattore di fondamentale importanza.

Tuttavia le aspettative per una serata, attesa a lungo e nel segno della ripresa, rischiano di rimanere disattese per i 70mila ristoranti che apriranno le porte a chi vorrà celebrare l’arrivo del 2022 con una cena fuori casa.

L’impennata di contagi degli ultimi giorni e i tempi imposti dalla quarantena stanno avendo l’effetto di moltiplicare le disdette. Il 25-30% circa di media, secondo Fipe Confcommercio, la Federazione dei Pubblici esercizi cui nelle ultime ore arriva il grido d’allarme di centinaia di imprenditori.

“Che ci fosse una flessione rispetto al 2019 era previsto – sottolinea la Fipe -, anche perché sapevamo di dover fare a meno di una larga fetta di turisti stranieri, ma qui siamo di fronte a un quadro inaspettato fino solo a pochi giorni fa. Ci sono locali che in 3 giorni hanno visto disdire la maggior parte delle prenotazioni, senza riuscire a rimpiazzarle. Questo significa che il mese di dicembre, il più importante dell’anno che da solo vale il 10% del fatturato dei ristoranti, è in buona parte compromesso e si aggiunge ad un periodo prolungato di crisi che stava finalmente vedendo una via di uscita. Ecco perché non esitiamo a chiedere al governo di dispensare misure urgenti come ad esempio le proroghe delle moratorie bancarie e della cassa Integrazione. Interventi che dovranno sostenere quei comparti che stanno soffrendo di più. Come la ristorazione nei luoghi turistici, quella legata agli eventi o alle feste private o le discoteche e i locali da ballo, letteralmente mortificati dall’ultimo provvedimento che li ha chiusi senza alcun preavviso fino al 31 gennaio”.

Eppure, subito prima di Natale i dati raccolti dall’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio erano incoraggianti, con 4 milioni di italiani pronti a festeggiare l’ultimo dell’anno nei ristoranti aperti. Un dato in calo rispetto al 2019, ma costituiva una boccata d’ossigeno rispetto allo zero assoluto del 2020, quando i locali erano chiusi. Per favorire questa ripresa, i ristoratori avevano previsto una riduzione dei prezzi rispetto a due anni fa: 78 euro in media per il cenone rispetto agli 80 del 2019, mentre per cena e brindisi di mezzanotte con sottofondo musicale il calo era più evidente, 90 euro contro 105. In virtù di questi numeri la spesa totale prevista si sarebbe attestata intorno ai 325 milioni di euro, a fronte dei 445 milioni spesi due anni fa.

Con il dilagare della nuova variante Omicron a questi numeri oggi andrebbe fatta un’ulteriore tara tra il 25 e 30%.

Andrea Pascale, 393 8138965, andrea.pascale@mediatyche.it
Tommaso Tafi, 340 7990565, tommaso.tafi@mediatyche.it

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