L’estate italiana è stata caratterizzata dalle (fastidiose) polemiche sul prezzo della tazzina del caffè, con le disquisizioni sui suoi aumenti centesimali, senza entrare nelle dinamiche di formazione di un prezzo e soprattutto del valore di un servizio, a cui evidentemente non si riesce ancora a trasferirne il giusto significato.

Basti pensare infatti che, senza contare gli altri aumenti dei costi, la Borsa di New York il 18 ottobre del 2023 quotava il caffè 1,57 dollari per libbra (453 grammi), mentre ad agosto 2026 il prezzo è salito a 3,13 dollari (+ 100%), con punte che qualche settimana prima avevano raggiunto addirittura la quota di 4,40 dollari.

Sembra evidente che anneghiamo il nostro senso critico in “na tazzulella ‘e café”, come cantava l’indimenticato Pino Daniele, magari per dimenticare quello che succede in un mondo che diventa sempre più complesso o -per dirla con le parole che Shakespeare suggerisce ad Amleto- sempre più “fuori dai cardini”.

La parola che ricorre è “guerra”. Guerra che non finisce, in Ucraina, a Gaza, in Iran. Guerra asimmetrica dove migliaia di disperati a Ceuta vengono usati come armi improprie per alimentare fratture politiche. Guerra evocata, come quella sottesa al provvedimento britannico di allerta, che suggerisce ai cittadini del Regno Unito di tenere una scorta minima (acqua, cibo, medicinali, torce, radio e power bank) per resistere almeno 72 ore in caso di necessità. Guerra persino nei doni, con il Presidente turco Erdoğan che, all’ultimo vertice della NATO, ha regalato una pistola ai leader dell’Alleanza: un richiamo all’età della forza, che sottrae spazio e avvenire all’età delle regole e del confronto.

Di fronte a queste sofferenze, viene di attualità anche l’Odissea, non perché quella reinterpretata da Nolan stia riempiendo i cinema nel mondo, ma perché coglie le contraddizioni del nostro tempo: il trauma della guerra e la decostruzione dell’idea edulcorata di vittoria smascherata dalle sofferenze sulle quali spesso essa viene costruita.

Il richiamo di Ulisse ai suoi compagni di osare, a non cedere alla paura, a usare l’intelligenza contro le brutalità va recuperato per affrontare questi nostri tragici tempi.

Lo sport, invenzione anch’essa dell’antichità greca, ha molto da insegnare in merito. E proprio lo sport ha deviato un po’ dell’attenzione mediatica, con i nostri ragazzi dell’atletica, nuoto, scherma, pallavolo, tennis e di tanti altri sport “minori” che, grazie ad uno splendido movimento che sa evidentemente organizzare e programmare, hanno fatto incetta di successi.

Le sberle salutari del passato ci hanno costretto ad abbassare la testa ed aiutato a rialzarla, lezione che speriamo possa valere su tante altre cose, dove siamo sistemicamente in ritardo.

La vittoria utile non dimentica le sconfitte, così come la ricchezza sana non dimentica chi rimane indietro. E’ bene ricordarlo di fronte ai numeri del rapporto 2025 di UHNW (Ultra High Net Worth), da cui emerge il nuovo record di 556.850 super ricchi, individui con un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari, che complessivamente possiedono 63.800 miliardi di dollari. Tra questi, 12.905 sono italiani, titolari di un patrimonio di 1.400 miliardi di euro, che pongono l’Italia al 9° posto di questa classifica, evidentemente in contrasto con gli indici di povertà assoluta, che l’ISTAT presenta in crescita (9,80% della popolazione, pari a 5,7 milioni di persone).

Il caffè insomma “ci piace tanto”, ma non può essere una scusa, come ci ricordava sempre Pino Daniele, per “non sapere niente”, per non guardare oltre la propria tazzina e fare la nostra piccola parte per tenere il mondo…sui cardini.