Martedì, 25 Agosto 2020 10:14

Autunno caldo in vista per i pubblici esercizi: ad agosto 300.000 dipendenti in meno

Caduta libera per il numero di occupati rispetto a un anno fa. Le perdite maggiori si registrano nei settori chiave, ristoranti e bar, con un calo di 124.419 e 62.454 posti di lavoro. 
Cresce la preoccupazione tra i titolari di pubblici esercizi in vista del prossimo autunno. Se i flussi turistici interni hanno consentito alle attività delle località costiere di contenere i costi, altrettanto non si può dire per i locali dei centri storici delle città d’arte, svuotate dal mancato arrivo dei turisti stranieri. I numeri complessivi sugli occupati del mese di agosto, lasciano pochi dubbi: ben 303.529 posti di lavoro in meno, rispetto al 2019.

A fotografare la situazione è il Centro Studi di Fipe-Confcommercio, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che ha analizzato tutti i comparti di riferimento. Le perdite maggiori in termini di volumi si registrano per ristoranti e bar con rispettivamente 124.419 e 62.454 posti di lavoro in meno. Numeri impietosi anche per gli stabilimenti balneari e le aziende che si occupano di fornitura di pasti preparati con 13.425 e 52.251 occupati in meno. Tra i settori più colpiti certamente quello delle discoteche e dei locali da ballo che, proprio negli ultimi giorni, hanno subito una nuova chiusura forzata. Stesse difficoltà per le aziende del catering e banqueting che, anche se non costrette a chiudere, risentono della pressoché totale assenza di eventi e congressi. Per loro gli occupati in meno sono 46.828.

“I pubblici esercizi sono uno degli attori principali della filiera turistica e dovrebbero assistere a una crescita della mole di lavoro nei mesi estivi, in particolare ad agosto. Purtroppo quest’anno le cose vanno molto diversamente. L’emergenza sanitaria, le restrizioni e il calo dei flussi turistici hanno inciso, come era prevedibile, in maniera decisa sullo scenario occupazionale. – evidenzia il Centro Studi Fipe-Confcommercio - Il patrimonio di competenze faticosamente accumulato nel corso di anni di lavoro è, mai come ora, a rischio. Dobbiamo necessariamente tutelare un modello di lavoro e, prima ancora, un modello di socialità fondamentale per l’attrattività turistica del nostro Paese.”


Roma, 25 agosto 2020

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