Lunedì, 25 Novembre 2013 14:21

Assemblea ordinaria 2013

Assemblea ordinaria Fipe 2013
Intervento del Presidente
Lino Enrico Stoppani

_DSC0048

Cosa sarebbero i Navigli e Brera a Milano, o Trastevere e Campo dei Fiori a Roma, oppure ancora Rialto e Campo S. Margherita a Venezia, senza locali e soprattutto senza i loro frequentatori?
La Movida, con le sue derivazioni, va considerata un fenomeno sociale positivo e importante, da curare certamente nelle devianze e negli eccessi, riscontrando cioè anche le esigenze dei Residenti, con l’avvertenza che però la soluzione non sta nella chiusura dei locali o l’elaborazione di ordinanze fantasia da parte delle Amministrazioni Comunali.
Il tema della Movida, che riporta all’intrattenimento serale e notturno, è funzionale per porre anche una riflessione circa le storture generate dal TULPS, che chiude o ferma attività di una impresa per motivi di ordine pubblico, anche lontani dalle oggettive, sottolineo oggettive, responsabilità dell’esercente, oppure impedisce allo stesso esercente di selezionare la clientela secondo sue logiche commerciali o per prevenire disordini all’interno dei locali.
Sono provvedimenti che avevano una loro logica in un mondo che non è più l’attuale; infatti, la tecnologia oggi consente di prevenire, conoscere, controllare, presidiare e castigare qualsiasi situazione, senza bisogno di limitare, anche negli orari di apertura, attività che danno lavoro ed occupazione.
Tanta severità, inoltre, è sempre più frequentemente contraddetta dall’abusivismo che caratterizza anche il settore dell’intrattenimento, dove la qualità, il rispetto delle regole, la sicurezza, i controlli e la responsabilità che valorizzano l’attività della maggioranza degli esercenti,  è vanificata da assembramenti illegali, sempre più frequenti come i rave party, organizzati via Rete, dove non esistono autorizzazioni, norme igienico-sanitarie o di sicurezza, diritti d’autore da riconoscere, etc.
L’abusivismo nei nostri settori non è folclore, reclamizzato cioè strumentalmente per avere audience o rafforzare rendite di posizione.
E’ un fenomeno sociale vero, grave e spesso sottovalutato, che vale circa 17 miliardi di Euro, di cui 5 solo nel nostro settore, che ha suggerito a Confcommercio di organizzare una giornata di approfondimento lo scorso lunedì 11 novembre, affinché venga contrastato efficacemente, per sviluppare corretta concorrenza secondo il principio “stesso mercato, stesse regole” e recuperare base imponibile da destinare al rilancio del Paese.
A proposito di regole, un passaggio sugli agriturismi, materia sulla quale la potestà legislativa è delle regioni, dove dobbiamo, purtroppo, rilevare come la politica della terra che ci ospita, il Veneto,  abbia intrapreso una iniziativa per  togliere i già pochi vincoli presenti nella legislazione, giungendo a proporre la istituzione del limite massimo dei pasti somministrabili, notoriamente di difficile controllo e di facile elusione, con la conseguente penalizzazione degli esercizi della ristorazione e di quei pochi agriturismi che rispettano il vincolo della prevalenza della attività agricola su quelle di ristorazione e di ricettività.
Siamo solidali con i colleghi della FIPE Veneto che stanno combattendo, in sede regionale, una difficile ed impegnativa battaglia per difendere la vera ristorazione.
Che significato ha trasformare un’attività, nata a sostegno del reddito agrario, in un’attività del tutto analoga a quella svolta dalle nostre aziende, senza più alcuna limitazione o vincoli, rimanendo però fortemente legati ai vantaggi derivanti da una serie di norme di natura fiscale, tributaria e amministrativa, che consentono alle attività agricole di operare, nel medesimo mercato, con ingiustificati e importanti benefici ed agevolazioni, previste da regole diverse da quelle che devono essere da noi rispettate?
Che significato ha chiamarli ancora agriturismi e mantenere regole differenziate, seminando ingiustizie e scaricando su altri nuovi adempimenti o incognite?
Considero un’altra incognita, o meglio una calamità, la bozza del ddl collegato alla legge di stabilità (art. 11) che consentirebbe, nell’ambito dei contratti di locazione con canone annuo superiore, inizialmente, a €. 60.000, ora ridotto a €. 40.000, ovvero ad €. 250.000 per gli alberghi, di disciplinarne pattiziamente i termini e le condizioni del rapporto, introducendo in sostanza i patti in deroga per la stragrande maggioranza delle locazioni commerciali.
In questo caso si perderebbero il diritto di prelazione, l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale, il rinnovo automatico alla prima scadenza e l’attuale durata (6+6 per le attività commerciali e 9+9 per gli alberghi).
Siamo ovviamente sul pezzo, grazie anche a Confcommercio che mi ha dato delega sul tema, ma questa ipotesi di abrogazione delle garanzie previste dalla Legge 392/1978 sugli affitti, sostenuta dagli ambienti vicini al mondo immobiliare,  deve essere respinta, senza nessuna mediazione, perché porterebbe alla chiusura di tante altre imprese commerciali e non darebbe certezze ed adeguato spazio per l’ammortamento delle migliorie che si impongono nella gestione delle nostre attività.
A proposito di Fisco, mi rendo conto che la critica è facile, ma è purtroppo dovuta, non solo perché il ruolo di rappresentante di categoria lo impone, ma anche per offrire un contributo di attenzione ad una situazione insostenibile.
Si è consapevoli che i vincoli di bilancio che pesano sull’Italia, e di conseguenza sugli Enti locali, aggravati da Direttive Comunitarie orientate al rigore, spengono ogni barlume di ripresa, ma nell’anno si è subito di tutto, oltre alla attesa mancata semplificazione degli adempimenti.
Il Premier Letta ha recentemente dichiarato che “di troppi tagli e rigore si muore” e, contemporaneamente, porta avanti con il suo Governo una politica economica caratterizzata da sistematici inasprimenti fiscali.
Il Presidente Sangalli richiede, da tempo e tra l’altro, a nome di tutti i settori rappresentati in Confcommercio, la riforma del Fisco, per rilanciare i consumi e i suoi meritevoli appelli, e di altri autorevoli rappresentanti della società civile,  sono riscontrati con provvedimenti opposti rispetto alle aspettative delle imprese e delle famiglie.
Nell’anno, tra IVA, IMU, Bolli, Registro e altre imposte e tasse, abbiamo raccolto solo inasprimenti e maltrattamenti, che hanno del parossistico se riferiti alla vicenda della TARSU-TIA-TARES-TARI!
La nuova tassa sui rifiuti si fonda su coefficienti aleatori che generano forti sperequazioni tra utenze domestiche e non domestiche, e tra quest’ultime, tra le diverse attività economiche.
Bar e Ristoranti in quanto reputate attività ad elevata producibilità di rifiuti, si vedono applicati i maggiori coefficienti, che hanno portato ad aumenti straordinari (nell’ordine anche del 400%), inaccettabili.
La simulazione effettuata dalla FIPE porta ad un risultato che vede i Pubblici Esercizi pagare anche per rifiuti che non producono, con un costo aggiuntivo per il settore stimato in oltre 150 milioni di Euro, che impone rettifiche al sistema di tariffazione.
In questo contesto, si accendono spesso le fantasie su come trovare nuove risorse e mai su come intervenire sulla Spesa Pubblica, riducendo sprechi e spese improduttive, che offendono il Contribuente.
Tra le fantasie, recentemente è uscita l’ipotesi della vendita delle spiagge, che interessa i nostri stabilimenti balneari, che da anni seguono, con comprensibile ansia e angoscia, l’evoluzione della normativa che li riguarda.
Nessuno contesta la necessità di riformare le concessioni, con l’adeguamento dei canoni demaniali, ma questa operazione va fatta ascoltando e difendendo le 30 mila imprese turistico-ricettive che rendono il settore balneare italiano prodotto unico e vincente, in Europa e nel mondo.
Molto diverso, ma anche con alcune analogie è il problema dei Buoni Pasto, che da anni soffre le tensioni di un mercato, condizionato  soprattutto da sofferenze, almeno per la parte da noi rappresentata.
Ribadiamo il problema, in estrema sintesi: in un mercato fatto da quattro attori, tre perdono o guadagnano poco (aziende emettitrici che incassano importi scontati rispetto al valore nominale, pubblici esercizi convenzionati stressati sul fronte commissioni di convenzionamento, utilizzatori che trovano prezzi aumentati o prodotti dequalificati) e un attore che guadagna per tutti (le aziende richiedenti il servizio sostitutivo di mensa, tra cui lo Stato, che forzano il mercato con gare d’appalto al massimo ribasso).
Sull’argomento richiediamo da tempo:
-    aumento del tetto defiscalizzato di euro 5,29 dei buoni pasto: il tetto penalizza imprese, lavoratori e anche pubblici esercizi ed è un limite assolutamente superato dalla dinamica inflazionistica intervenuta dalla sua determinazione;
-    modalità di gestione delle gare di appalto, con selezione delle offerte con il principio della  “offerta economicamente più vantaggiosa”, attenta cioè non solo a considerare l’entità dei ribassi, ma anche gli altri elementi qualitativi dell’offerta. Per esempio, in quella che viene attualmente applicata da CONSIP, è consentito ad alcune delle società che si sono aggiudicate l’ultima gara, di pretendere dagli esercenti convenzionati, accanto alla commissione, anche il pagamento di servizi integrativi (di importo multiplo della commissione), la cui adesione è solo nominalmente facoltativa. La Federazione, per tutelare le ragioni degli esercenti, ancora una volta danneggiati dalla volontà di CONSIP di ottenere risparmi per la Pubblica Amministrazione, sta facendo predisporre un ricorso  alla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per le violazioni alla normativa sulla tutela della concorrenza.
Le Relazioni, però, non devono essere solo un buon esercizio di critica o di lamentela, accompagnato dalla lista della spesa delle cose necessarie per il settore, da presentare alla interlocuzione istituzionale, cosa che ho fatto, per dovere, forse anche in misura eccessiva, ma i bisogni sono tanti.
Limitarsi a questo esercizio sarebbe troppo comodo e neppure corretto, oltre che inconcludente!
L’occasione delle Assemblee, invece, deve offrire lo spunto per riconoscere anche errori e stimolare gli Associati a migliorare le proprie attività.
Tra le migliorie, innanzitutto, la necessità di rivedere l’approccio alla gestione dell’impresa, dove le competenze specifiche primarie indispensabili, che identificano le principali mansioni delle nostre aziende (cuoco, barista, sommelier, cameriere, etc.) devono essere accompagnate da conoscenze allargate sugli altri aspetti gestionali.
Saper far di conto, conoscere adempimenti - fiscali, normativi, amministrativi in genere - non deve costituire una eccezione, ma regola e bagaglio ordinario di qualsiasi bravo imprenditore.
Quanti casi di insuccesso o fallimento sono giustificati dal disimpegno, anche mentale, su argomenti vitali delle aziende, delegati a Terzi,  magari anche male, senza una minimo di presidio e capacità di verifica circa la loro corretta gestione.
Il controllo di gestione, la valutazione del food cost, la determinazione dei prezzi, la rotazione del magazzino, i temi del credito, i rapporti di lavoro, le locazioni, le scadenze fiscali, il D.V.R. o il sistema di autocontrollo igienico-sanitario (HACCP), sono termini con i quali l’imprenditore, anche piccolo, deve avere  familiarità.
Una maggiore competenza su questi argomenti, infatti, offre sensibilità e capacità utili ad interpretare debolezze sul nascere.
Spesso gli allarmi sono tardivi, con difficoltà aggiuntive, poi, a porvi rimedio.
Non servono imprenditori bocconiani, ma imprenditori che sappiano gestire le loro cose, anche con il supporto di consulenti esterni, a cui saper disegnare ruoli e incarichi ben definiti di supporto tecnico.
Queste esigenze hanno imposto anche un nuovo modo di offrire assistenza alle nostre imprese, elaborando strumenti di informazione e formazione innovativi, come la collana “Le Bussole”, che Confcommercio ha lodevolmente avviato e Fipe ha prontamente accolto, e l’aggiornato manuale di corretta prassi igienico-sanitaria vidimato dal Ministero della Salute.
Con la prima pubblicazione della collana dedicata alla ristorazione, ma stiamo lavorando per un’altra sui Bar, offriamo uno strumento di gestione e presidio dei problemi sopra indicati, certamente in forma semplificata, ma sufficiente a stimolare riflessioni e approfondimenti agli Associati attenti e capaci ad interpretarne lo spirito.
La Business School del Sole 24 Ore ci ha chiesto una collaborazione, per offrire il nostro contributo ad un corso formativo in Management della Ristorazione, segno di una esigenza anche da loro percepita e il riconoscimento del nostro ruolo, che prevede anche l’accompagnamento culturale della categoria.
La FIPE, inoltre, ha recentemente presentato, alla presenza del Direttore Generale del Ministero della Salute Dr. Silvio Borrello, il nuovo Manuale di Corretta Prassi Operativa per la Ristorazione, Gastronomia, Pasticceria e Gelateria, che il Ministero stesso ha validato in base al Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene degli alimenti.
Il Manuale intende fornire un aiuto concreto a tutti gli operatori dei settori citati, per adeguarsi alla nuova regolamentazione sulla sicurezza alimentare, basata sui Programmi Prerequisito, che consistono in alcune semplici “buone prassi” in materia di igiene degli alimenti, riguardanti, ad esempio, la pulizia dei locali e delle attrezzature, il ricevimento merci, la conservazione dei prodotti, la formazione del personale, e altri passaggi critici sul tema.
In particolare, la normativa prevede che l’applicazione corretta di questi Programmi Prerequisito sia propedeutica e necessaria per la predisposizione e il funzionamento del Piano Haccp aziendale, rendendolo più efficace rispetto al passato, prevedendone addirittura la sostituzione nelle realtà imprenditoriali più piccole.
Questi strumenti di formazione hanno utilità allargate, a disposizione del Sistema associativo, per coltivare professionalità diffusa.
I valori che, anche oggi, abbiamo voluto sottolineare sono, infatti, spesso messi in discussione dagli organi di controllo, che fanno emergere situazioni di negligenza e di irregolarità che danneggiano il settore.
Se da una parte, quindi, è normale e giusto richiedere prudenza e buon uso nella gestione degli esiti delle ispezioni che ci riguardano, respingendo la strumentalizzazione e la generalizzazione che offendono il settore, dall’altra è indispensabile che i nostri operatori siano consapevoli che i tempi impongono ancora maggiore attenzione e qualità nelle gestioni.
E’ l’impegno di tutti, anche della Federazione, che deve saper distinguere tra le vere esigenze del settore e necessità di mercato, combinando cioè interessi legittimi delle imprese con  diritti ed aspettative di consumatori sempre più attenti, preparati ed informati.
C’è bisogno di propensione all’ascolto, di sensibilità verso i problemi, di capacità propositiva e di corretta visione sindacale, che non può essere sempre e solo di natura rivendicativa.
Riteniamo che oggi FIPE abbia riconquistato il ruolo che gli compete, per i numeri, gli interessi e la storia che la caratterizzano, con un profilo fatto di buoni valori verso l’impegno sindacale.
Infine, tra emergenze e problemi che le aziende ci trasferiscono per il loro presidio, si inseriscono passaggi associativi delicati, come l’ipotesi di revisione Statutaria, da gestire seriamente per consolidare il ruolo della Federazione, come affidabile, autorevole e credibile interlocutore sindacale, e non luogo per l’espressione di personalismi, inconcludenti e dannosi al sistema associativo.
E’ un auspicio, che costituisce anche il requisito minimo per rimanere, per chi nell’impegno sindacale individua soprattutto doveri e responsabilità.

Grazie e buon lavoro.

Lino Enrico Stoppani

Venezia, 25 novembre 2013

scarica la relazione

link correlati:

le foto della giornata

nota stampa 25-11-2013 PUBBLICI ESERCIZI FRA CRISI E RELAZIONI DI LAVORO

nota stampa 25-11-2013 RISTORATORI SARDI A SOSTEGNO DELLA POPOLAZIONE

nota stampa 20-11-13 ASSEMBLEA FIPE SU CRISI E LAVORO

programma assemblea

Letto 935 volte