Lunedì, 02 Novembre 2015 12:47

LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI PENALIZZA LA RISTORAZIONE COLLETTIVA

FIPE: è urgente correggere la norma che posticipa il ricorso agli ammortizzatori sociali per le aziende della ristorazione collettiva a fronte della crisi dell’azienda appaltante. Una discriminazione incoerente che fa pagare i costi di crisi altrui a dipendenti e imprese della ristorazione collettiva.

Roma, 30 ottobre 2015 – Le sorti delle aziende della ristorazione collettiva sono fortemente influenzate dall’andamento delle imprese industriali di cui gestiscono i servizi di mensa: questo legame si manifesta con particolare evidenza nelle situazioni di crisi dell’appaltante. Infatti, l’eventuale crisi dell’azienda appaltante si riflette sull’impresa che ne gestisce i servizi di mensa, rendendo necessario il ricorso alla CIGS per i suoi dipendenti.
In questo quadro, il decreto legislativo che nell’ambito del Jobs Act ha riformato gli ammortizzatori sociali, secondo Fipe, è fortemente penalizzante nei confronti delle aziende della ristorazione collettiva e richiede un’immediata modifica in quanto non consente a queste imprese di adottare tempestivamente le necessarie misure di riduzione o di sospensione dei dipendenti adibiti allo svolgimento dei servizi di mensa delle imprese industriali in CIGO o in CIGS.
Dal 1° novembre 2015 entrerà infatti in vigore la norma che prevede che la sospensione o la riduzione dell'orario di lavoro per CIGS decorra non prima del trentesimo giorno successivo alla data di presentazione della domanda di integrazione salariale.  
Per le imprese appaltatrici di servizi di mensa la nuova procedura determinerà inevitabilmente un periodo di scopertura difficilmente gestibile, in quanto normalmente le imprese appaltanti danno informazione del ricorso alla CIGO o alla CIGS dopo l'esaurimento della procedura di consultazione o dopo la sottoscrizione dell'accordo sindacale.
Le nuove norme non sono state pensate per gestire le situazioni di crisi “di riflesso” che subiscono le aziende appaltatrici. “La decorrenza posticipata della CIGS – dichiara la FIPE - creerà non pochi problemi e difficoltà. Infatti i lavoratori di queste imprese potranno usufruire degli ammortizzatori sociali con un ritardo anche superiore a 40 giorni rispetto alla data di inizio da parte dell’azienda committente della CIGO, che oltre ad avere una procedura più rapida può avere una decorrenza anticipata rispetto alla presentazione della domanda. È quindi assolutamente necessario per le aziende del settore avere la possibilità di gestire la CIGS con la stessa decorrenza del committente in CIGO, per evitare periodi di scopertura che in assenza di ferie e permessi residui si traducono in periodi non retribuiti a carico dei dipendenti o a totale carico dell’azienda.
È inoltre emblematico che la causale di ricorso alla CIGS per le aziende del nostro settore sia quella di “Crisi aziendale”, quando in realtà si tratta di crisi dell’azienda committente. Ci sono difficoltà anche sul piano operativo: la mancata declinazione delle nuove norme in materia di ammortizzatori sociali rispetto alle esigenze del nostro settore si traduce in una grande incertezza nella fase di consultazione e di stesura dell’accordo sindacale, sia da parte delle imprese, che da parte delle organizzazioni sindacali e dei funzionari della Regione e ci costringe ad applicare la norma adottando soluzioni dettate dal “buon senso”, nella speranza che non pregiudichino l’iter di approvazione.
Trattandosi di una legge di riforma ci auspichiamo – conclude la FIPE - che i disagi si limitino alla fase di prima applicazione della norma e che le istanze del settore siano al più presto recepite”.
“In questo modo – ha commentato Stefano Bigi, Direttore delle Risorse Umane della Felsinea Ristorazione s.r.l., azienda bolognese aderente a FIPE – si determina una situazione assurda e incongruente: un’azienda adotta la cassa integrazione per i propri dipendenti, mentre l’impresa che ne gestisce i servizi di mensa è costretta a sostenere almeno per un intero mese i costi del proprio personale. È evidente che ci troviamo di fronte a un caso di “distrazione” del legislatore che deve essere corretto il più rapidamente possibile. Per le imprese della ristorazione collettiva è necessario definire una specifica procedura che consenta di abbreviare il più possibile l’intervallo tra il termine di inizio della CIGS e la data di presentazione della domanda”.

Roma 02 novembre 2015

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