Articoli a cura di Fipe

Iniziative / Il punto di congiunzione tra un atto di acquisto e un gesto di solidarietà. 

Fin dall’inizio dell’emergenza Covid 19 la ristorazione si è trovata a fronteggiare una situazione difficilissima, è stata tra i settori più colpiti e ne porterà a lungo le cicatrici, complice anche il calo di turisti e il fatto che molti lavoratori siano ancora in smartworking, con una perdita stimata di 22,6 miliardi di euro per il 2020.

Giovedì, 17 Settembre 2020 15:43

Mixer sett.2020 - Nessuno si salva da solo!

Fondo interprofessionale / Investire sulla formazione e sulle nuove competenze con la nuova programmazione di For.Te. 

Gli effetti del Coronavirus si sono abbattuti nelle nostre vite con una violenza inaudita e tra i settori economici più colpiti c’è quello dei pubblici esercizi con 50.000 imprese esposte al fallimento e 300.000 lavoratori che rischiano il posto di lavoro. Oltre il danno economico dunque si aggiunge un problema di natura professionale e sociale: la dispersione delle professionalità del capitale umano. 

La ripresa sarà lenta, ma la gravità della crisi evidenzia con prepotenza la necessità di pensare al tema della ricollocazione e riqualificazione professionale per tutti quei lavoratori sospesi, espulsi dal mercato del lavoro o in Cassa integrazione, e ci 

Analisi / La chiusura forzata degli scorsi mesi, dovuta alla pandemia da Covid-19, ha messo a dura prova i sistemi economici e sociali di tutto il mondo, inclusi quelli del nostro Paese , le cui conseguenze non hanno tardato a palesarsi.

Tra i settori delle piccole e medie imprese più colpiti, quello dei Pubblici Esercizi (bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie, catering, discoteche, balneari, ecc.) è stato esposto a un vorticoso shock economico-occupazionale e, la chiara dimostrazione
della voragine di perdite che questo periodo porterà con sé, è resa evidente da alcuni dati.

Indagine / Alla fine il 18 maggio, il giorno della riapertura, è arrivato, il Paese è comunque entrato nel pieno della Fase 2.

L’ impatto della pandemia e delle necessarie misure restrittive è stato devastante per l’intera categoria e continua ad esserlo anche nella cosiddetta “Fase due”. Secondo le stime del Centro Studi FIPE, la pandemia Covid-19 l’emergenza epidemiologica, ha prodotto per l’intero comparto dei Pubblici Esercizi perdite di fatturato pari a circa 28 miliardi di euro, sull’anno in corso, mettendo a rischio 50.000 imprese e 300.000 posti di lavoro.

 

Indagine / Un paese si è fermato e all’ombra dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia coronavirus, c’è un esercito di micro e piccole imprese che si ritrova in mezzo a mille difficoltà perché il blocco totale dell’economia ha visto fermarsi “la loro economia”. Parliamo in particolare di bar e ristoranti che oltre ad essere un luogo di servizio, di convivialità, di confronto, lo sono anche di lavoro e di produzione di ricchezza.

CCNL/ Le linee guida di Fipe sulla contrattazione di secondo livello hanno un focus specifico sul welfare aziendale ed una contestuale campagna informativa volta ad accompagnare imprese ed associazioni territoriali in questo snodo contrattuale.

Oltre 300 mila imprese e quasi 900 mila lavoratori: un “contrattone” per utilizzare uno slogan da relazioni sindacali del novecento.

Il settore agroalimentare rappresenta uno dei motori della ripresa economica italiana, oltre che un pezzo di tradizione e di storia del nostro Paese, rinomato in tutto il mondo per il suo vastissimo patrimonio di prodotti agricoli ed enogastronomici.

La filiera agro-alimentare italiana vale 135 miliardi di euro. La ristorazione con 46 miliardi di euro è il primo comparto di questa filiera, seguito dall’agricoltura con 25 miliardi di euro.

 


NORMATIVE - Da sempre il cibo fa parte della storia e del patrimonio culturale del nostro Paese e, nel corso degli ultimi anni, si è registrata un’accresciuta attenzione e un notevole interesse per la sua qualità da parte di una società di consumatori che vive correndo e quotidianamente consuma sempre più pasti fuori casa.

ANALISI-Il 36% della spesa delle famiglie per prodotti alimentari transita fuori casa. Tra il 2008 e il 2018 i consumi delle famiglie nei servizi di ristorazione hanno registrato un incremento reale del 5,7%, pari a 4,9 miliardi di euro a fronte di una contrazione dei consumi alimentari in casa di oltre 8 miliardi di euro a prezzi costanti.

Con la conversione in legge del D.L. n. 58/2019, c.d. “Decreto Crescita”, è stato reintrodotto l’obbligo di denuncia fiscale per la vendita di alcolici per gli esercizi pubblici, gli esercizi di intrattenimento pubblico, gli esercizi ricettivi e i rifugi
alpini, i quali erano stati espressamente esclusi da tale obbligo ad opera della legge n. 124 del 2017 (legge annuale per il mercato e la concorrenza). Dunque dal 30 giugno 2019 – data di entrata in vigore della norma – anche i pubblici esercizi che effettuano attività di somministrazione di bevande alcoliche tornano a rientrare nel novero dei soggetti che devono dotarsi della licenza fiscale.
Non può nascondersi che la novella normativa abbia fin da subito generato non pochi dubbi interpretativi: ci si riferisce, anzitutto, agli esercizi che, avendo avviato l’attività in data successiva al 29 agosto 2017 (data di entrata in vigore della legge n. 124/2017), sono ad oggi privi di licenza.

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