Articoli a cura di Fipe

Analisi / La chiusura forzata degli scorsi mesi, dovuta alla pandemia da Covid-19, ha messo a dura prova i sistemi economici e sociali di tutto il mondo, inclusi quelli del nostro Paese , le cui conseguenze non hanno tardato a palesarsi.

Tra i settori delle piccole e medie imprese più colpiti, quello dei Pubblici Esercizi (bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie, catering, discoteche, balneari, ecc.) è stato esposto a un vorticoso shock economico-occupazionale e, la chiara dimostrazione
della voragine di perdite che questo periodo porterà con sé, è resa evidente da alcuni dati.

Indagine / Alla fine il 18 maggio, il giorno della riapertura, è arrivato, il Paese è comunque entrato nel pieno della Fase 2.

L’ impatto della pandemia e delle necessarie misure restrittive è stato devastante per l’intera categoria e continua ad esserlo anche nella cosiddetta “Fase due”. Secondo le stime del Centro Studi FIPE, la pandemia Covid-19 l’emergenza epidemiologica, ha prodotto per l’intero comparto dei Pubblici Esercizi perdite di fatturato pari a circa 28 miliardi di euro, sull’anno in corso, mettendo a rischio 50.000 imprese e 300.000 posti di lavoro.

 

Indagine / Un paese si è fermato e all’ombra dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia coronavirus, c’è un esercito di micro e piccole imprese che si ritrova in mezzo a mille difficoltà perché il blocco totale dell’economia ha visto fermarsi “la loro economia”. Parliamo in particolare di bar e ristoranti che oltre ad essere un luogo di servizio, di convivialità, di confronto, lo sono anche di lavoro e di produzione di ricchezza.

CCNL/ Le linee guida di Fipe sulla contrattazione di secondo livello hanno un focus specifico sul welfare aziendale ed una contestuale campagna informativa volta ad accompagnare imprese ed associazioni territoriali in questo snodo contrattuale.

Oltre 300 mila imprese e quasi 900 mila lavoratori: un “contrattone” per utilizzare uno slogan da relazioni sindacali del novecento.

Il settore agroalimentare rappresenta uno dei motori della ripresa economica italiana, oltre che un pezzo di tradizione e di storia del nostro Paese, rinomato in tutto il mondo per il suo vastissimo patrimonio di prodotti agricoli ed enogastronomici.

La filiera agro-alimentare italiana vale 135 miliardi di euro. La ristorazione con 46 miliardi di euro è il primo comparto di questa filiera, seguito dall’agricoltura con 25 miliardi di euro.

 


NORMATIVE - Da sempre il cibo fa parte della storia e del patrimonio culturale del nostro Paese e, nel corso degli ultimi anni, si è registrata un’accresciuta attenzione e un notevole interesse per la sua qualità da parte di una società di consumatori che vive correndo e quotidianamente consuma sempre più pasti fuori casa.

ANALISI-Il 36% della spesa delle famiglie per prodotti alimentari transita fuori casa. Tra il 2008 e il 2018 i consumi delle famiglie nei servizi di ristorazione hanno registrato un incremento reale del 5,7%, pari a 4,9 miliardi di euro a fronte di una contrazione dei consumi alimentari in casa di oltre 8 miliardi di euro a prezzi costanti.

Con la conversione in legge del D.L. n. 58/2019, c.d. “Decreto Crescita”, è stato reintrodotto l’obbligo di denuncia fiscale per la vendita di alcolici per gli esercizi pubblici, gli esercizi di intrattenimento pubblico, gli esercizi ricettivi e i rifugi
alpini, i quali erano stati espressamente esclusi da tale obbligo ad opera della legge n. 124 del 2017 (legge annuale per il mercato e la concorrenza). Dunque dal 30 giugno 2019 – data di entrata in vigore della norma – anche i pubblici esercizi che effettuano attività di somministrazione di bevande alcoliche tornano a rientrare nel novero dei soggetti che devono dotarsi della licenza fiscale.
Non può nascondersi che la novella normativa abbia fin da subito generato non pochi dubbi interpretativi: ci si riferisce, anzitutto, agli esercizi che, avendo avviato l’attività in data successiva al 29 agosto 2017 (data di entrata in vigore della legge n. 124/2017), sono ad oggi privi di licenza.

Un'analisi sui pubblici esercizi di 123 comuni, di cui 110 capoluoghi di provincia, indica con chiarezza i cambiamenti che stanno avvenendo.

Negozi di vicinato, pubblici esercizi, attività turistiche e servizi svolgono, nelle aree urbane, un ruolo economico e soprattutto sociale, generando relazioni di prossimità tra persone, spazi fisici ed economie locali, tanto nei centri storici quanto nelle periferie. In particolare bar e ristoranti sono un punto di forza dell’identità e dell’attrattività dei centri storici, sia per i residenti ma soprattutto per i turisti offrendo servizi, apportando linfa vitale agli spazi urbani e ai territori ove sono localizzati
e favorendo lo sviluppo equilibrato del sistema commerciale.

PER EVITARE CHE IL MERCATO EVOLVA TROPPO RAPIDAMENTE RISPETTO ALLE RISPOSTE AZIENDALI GLI ESERCENTI DEVONO PUNTARE ALLA CRESCITA DELLA CULTURA DIGITALE  
Il pubblico esercizio è un settore che tiene, forte sul prodotto ma con criticità da superare in merito alla gestione, al marketing e all’innovazione. Le aspettative del cliente nei confronti della cultura digitale del ristoratore sono infatti alte e spesso disilluse (ad es. il cliente vorrebbe prenotare online e non può farlo perché il ristorante non ha un sito web).

 

Pagina 1 di 18