Martedì, 07 Luglio 2015 14:26

JOBS ACT: RESTYLING DELLE TIPOLOGIE CONTRATTUALI

Il 25 giugno sono entrate in vigore le nuove norme che regolano i rapporti di lavoro. Tra le novità del Jobs act: innalzamento dei compensi per le prestazioni di lavoro accessorio, nuovi i limiti e modalità per il ricorso al lavoro a tempo parziale e superamento dei rapporti di collaborazione a progetto e di associazione in partecipazione.

Il Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81 recante la “disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni” (pubblicato in G.U. n. 144/2015) sintetizza le norme preesistenti in materia di tipologie contrattuali con pochi interventi di modifica.
Di seguito, un quadro delle principali disposizioni contenute nel decreto:

•    Contratto a tempo determinato: confermato l’impianto normativo, non sono state introdotte modifiche sostanziali.
•    Contratto di somministrazione: prevista estensione del campo di applicazione per il contratto di somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing), eliminate le causali e fissato un limite percentuale all’utilizzo del 20%.
•    Contratto a chiamata: confermato l’impianto normativo, non sono state introdotte modifiche sostanziali.
•    Lavoro accessorio (voucher): elevato il limite economico per il prestatore fino a 7.000 euro per anno civile con riferimento alla totalità dei committenti. Resta fermo il limite di 2.000 euro per ciascun committente. Resa strutturale la disposizione che consente ai percettori di ammortizzatori sociali di rendere prestazioni di lavoro accessorio entro il limite di 3.000 euro annuali. Introdotto obbligo per il committente imprenditore o professionista di acquistare il voucher solo in via telematica.
•    Apprendistato: le modifiche riguardano l'apprendistato di primo e di terzo tipo. Fatte salve diverse previsioni dei contratti collettivi, per le ore di formazione svolte presso l'istituzione formativa il datore non deve più retribuire l'apprendista e, per quelle a carico del datore, la retribuzione è pari al 10% della retribuzione dei qualificati.
•    Part-time:  definiti limiti e modalità applicabili qualora la contrattazione collettiva non abbia disciplinato la materia:
-  il ricorso al lavoro supplementare viene ammesso esclusivamente nel limite del 25% delle ore settimanali concordate e dovrà essere retribuito con una maggiorazione forfetaria pari al 15% della retribuzione oraria globale.
- l'accordo sulle clausole elastiche, che ricomprendono oggi sia l'ipotesi di variazione della collocazione temporale, sia della variazione in aumento, dovrà prevedere una maggiorazione della retribuzione oraria pari al 15% omnicomprensiva e, per l'ipotesi di variazione in aumento, un incremento massimo della prestazione concordata non superiore al 25%.
•    Collaborazioni organizzate dal committente: a partire dal 1° gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione personali che si concretizzino in prestazioni di lavoro continuative ed etero-organizzate dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato. Restano salve le collaborazioni:
-  collaborazioni realizzate sulla scorta di accordi collettivi – anche aziendali ;
-  collaborazioni nell’esercizio di professioni intellettuali con iscrizione in appositi albi professionali;
-  attività prestate nell’esercizio della funzione da componenti organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;
-  prestazioni a fini istituzionali per associazioni e società sportive dilettantistiche.
•    Co.co.pro. e associazioni in partecipazione con apporto di lavoro: a partire dall’entrata in vigore del decreto, non potranno più esserne attivati contratti di collaborazione a progetto. Confermata l'abrogazione delle associazioni in partecipazione con apporto di lavoro, facendo salvi i contratti in essere fino alla loro cessazione.


Per quanto riguarda la revisione della normativa in tema di mansioni il provvedimento modifica l'art. 2103 cod. civ., sostituendo, ai fini del generale divieto di demansionamento, il concetto di equivalenza della mansioni con l'obbligo di rispettare il livello e la categoria legale di inquadramento. Inoltre, il decreto in esame prevede, quale deroga al principio sopra esposto, che in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali, vi sia la possibilità di assegnazione a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria legale, intendendosi  per quest'ultima la distinzione tra dirigenti, quadri, impiegati, operai.

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