Mercoledì, 16 Novembre 2011 17:35

ABRS, PROFESSIONALITÀ E SOLO PROFESSIONALITÀ

ABRS, PROFESSIONALITÀ E SOLO PROFESSIONALITÀ
ABRS_ICONA_16-11Formazione e politiche attive del lavoro devono diventare pietre miliari di uno stesso percorso che porti un lavoratore professionale diritto all’interno di un’azienda. È con questo messaggio che si è concluso il quarto e ultimo convegno Fipe “Il lavoro nel turismo che cambia: motivazioni, prospettive e nuove regole” di Abrs, Around Bar Roma Show, la fiera dei ristoratori per i ristoratori organizzata al polo espositivo della capitale.

Rappresentanti del mondo sindacale dei lavoratori, degli imprenditori, studiosi e giuslavoristi si sono confrontati sulle criticità del rapporto di lavoro anche alla luce degli importanti cambiamenti introdotti con la formazione permanente e con il ricorso al secondo livello di contrattazione. Tutti i relatori hanno convenuto su un aspetto fondamentale e imprescindibile. Per un’azienda di ristorazione, il cui peso nell’economia italiana e nella promozione del turismo risulta sostanziale, a fare la differenza è la professionalità di un addetto. Ma per addetto non si intende soltanto il lavoratore dipendente; l’alta professionalità deve essere anche quella dell’imprenditore stesso. Riuscire a introdurre un nuovo concetto di professionalità agganciata a tutti i diversi livelli, dal più alto al più basso, è la vera sfida dal punto di vista delle relazioni sindacali. La critica maggiore sollevata più o meno all’unanimità è stata proprio quella di una mancanza della cultura della formazione, la cui necessità non viene quasi mai rilevata come una vera e propria esigenza, continuando a vigere il concetto del “ si impara guardando”. Tutto questo porta troppo spesso ad una imprenditorialità improvvisata che certo non può giovare ad un mercato consistente nelle dimensioni. Solo a Roma esistono 11mila pubblici esercizi che diventano 15mila considerando anche la provincia per arrivare a contare a livello nazionale poco meno di 300mila attività imprenditoriali.
La sfida non sembra impossibile da vincere soprattutto alla luce degli strumenti nuovi introdotti dalla legislazione. Vale la pena ricordare per esempio che nella legge di stabilità è prevista la decontribuzione totale per i primi tre anni sui contratti di apprendistato da parte delle aziende che non impiegano più di nove dipendenti.
L’impresa di ristorazione è di per sé una realtà che necessita di un “abito” (dal punto di vista del contratto di lavoro) su misura dettato dalla aticipità dell’attività svolta, dal flusso di lavoro e dalle caratteristiche di un alto impiego di risorse umane. Per questo, risulta fondamentale puntare su tre aspetti: semplicità dei regolamenti; competenze e formazione; welfare e bilateralità. Se molto può essere ottenuto facendo ricorso ad un contratto nazionale più leggero, spostando molti aspetti sulla contrattazione di secondo livello (quello territoriale, definito anche decentramento organizzato, è da preferire a quello nazionale proprio per la dimensione dell’azienda) a tanto altro si può arrivare spostando costi da una voce all’altra. E qui, parola di imprenditore, senza gravare sui costi aziendali si può riuscire anche a mettere più soldi nella busta paga dei lavoratori. Bastano accorgimenti accurati, come per esempio accorciare una settimana di ferie, da sette a sei, remunerando quella a cui si rinuncia. Oppure, sempre parola d’imprenditore, si potrebbero eliminare gli scatti di anzianità destinando quello stesso importo sulla previdenza complementare.
Nel convegno le idee sono state condivise e apprezzare. Il prossimo contratto di lavoro del settore del turismo scadrà nel 2013. Lì ci sarà la vera resa dei conti.

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slides presentate:

IL PROGETTO FIPE – BCC di Roma per lo start up dei pubblici esercizi - Luciano Sbraga, Myriam Di Palma

I servizi finanziari per migliorare la gestione nel settore della ristorazione - Daniele Previati

Le tecnologie per il cambiamento - Electrolux

Comunicare la qualità - Roberto Aguiari, Costanza Nosi

Scelte di progettazione organizzativa nel settore della ristorazione - Michela Marchiori

 

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anno 2011

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