Giovedì, 19 Novembre 2020 13:24

Mixer nov. 20 - Chissà che sarà di noi

Una nota canzone di Lucio Battisti – Con il nastro rosa, 1980 – ripeteva: “chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo”. Se lo chiedono oggi anche i Pubblici Esercizi italiani, con l’incognita supplementare che sul mondo della somministrazione incombono nubi talmente nere, tra limitazioni di orario, coprifuoco, incertezza e insufficienza degli aiuti, da non renderne pacifica la stessa sopravvivenza. Tante imprese, tra bar, ristoranti, pub e discoteche, insomma, rischiano di non avere il tempo utile per vedere cosa sarà di loro, perché avranno chiuso i battenti.

Eppure, oggi più che mai, sopravvive chi pensa, che significa dare spazio ad una profonda e autentica riflessione di senso. Non basta appigliarsi alle, più o meno, efficaci scialuppe di salvataggio che in questi mesi sono state lanciate in direzione delle imprese, perché non sempre questi aiuti arrivano in tempo e, in ogni caso, non bastano e non basteranno.

È infatti limitativo confidare solo negli aiuti e contributi dello Stato per garantire alla propria azienda la possibilità di superare la crisi e sostenere l’attività. Perché, se è pur vero che stiamo vivendo l’occasione storica senza precedenti delle risorse europee messe a disposizione con il Recovery Fund, è altrettanto evidente che tali fondi andranno – anche giustamente – ad alimentare investimenti strutturali, infrastrutture materiali e immateriali, piani nazionali e fondamentali servizi pubblici.

L’auspicio è che possano aiutare a superare l’emergenza, ma anche le crisi strutturali che da tempo attanagliano il nostro Paese. Certamente siamo stati tra i primi a chiedere liquidità immediata e contributi a fondo perduto.

 

Leggi l'articolo di Lino Enrico Stoppani pubblicato su Mixer di novembre 2020 in allegato


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novembre 2020

 

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