Lunedì, 30 Gennaio 2017 16:30

Inps: Intervento del Presidente Stoppani

INPS IN CONFCOMMERCIO MILANO
“RENDICONTO 2016 DEI SERVIZI RESI A CITTADINI ED IMPRESE LOMBARDIA E MILANO”
Stralci dell’intervento di Lino Enrico Stoppani - Vicepresidente Confcommercio Milano
Innanzitutto un ringraziamento all’INPS che ha raccolto il nostro invito a presentare in casa Confcommercio il suo Rendiconto 2016.
A me è affidato un doppio ruolo; innanzitutto quello di rappresentante del soggetto ospitante, a cui spetta portare il saluto, il ringraziamento e l’augurio di buon lavoro, a nome anche del Presidente Sangalli, oggi impedito alla partecipazione da altri gravosi impellenti impegni.

Il secondo ruolo è quello di offrire, nel mio incarico di rappresentante di Confcommercio, qualche utile spunto di riflessione su temi di particolare importanza come quelli collegati al lavoro, all’occupazione e alla previdenza, che hanno una declinazione economica, ma anche sociale, per i collegamenti di immediata percezione.
Il lavoro e i doveri solidaristici sono valori sanciti nella nostra Costituzione, da fertilizzare con politiche economiche che sappiano rafforzare un tessuto sociale attento agli interessi economici, ma anche alla dignità e alle prospettive di vita delle persone.
La rendicontazione dei servizi resi dall’INPS ha una forte componente tecnica, con la rappresentazione di numeri e di statistiche oggetto dell’attività dell’Istituto, ma è anche l’occasione per sviluppare riflessioni sulle aspettative delle Imprese, che sui temi del lavoro e del Welfare privato hanno ruolo, responsabilità e competenze.
La nostra posizione è e rimane sempre quella che bisogna ripartire dalle Imprese, mettendo gli imprenditori nelle condizioni di intraprendere, di investire, di crescere e guadagnare, perché solo in questo modo si remunera il capitale e si favoriscono gli investimenti, con l’effetto moltiplicatore che producono, tra cui nuova e buona occupazione, oltre a migliorie ai livelli salariali.
Il quadro economico attuale del Paese è ancora caratterizzato da profonde difficoltà, anche se in leggero miglioramento rispetto allo scorso anno e stiamo assistendo ad una “Ripresa Faticosa”, come la definisce l’ultimo rapporto Einaudi recentemente presentato, confortata anche da alcuni segnali positivi sui dati occupazionali, confermata da alcune anticipazioni dell’osservatorio INPS, che danno un saldo positivo di 567mila unità tra assunzioni e cessazioni.
E’ però un dato da interpretare, perché se da un lato il saldo è inferiore a quello del 2015, dall’altro la frenata è imputabile all’andamento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, condizionato dagli interventi sulla decontribuzione che hanno determinato, ora, un rallentamento dell’occupazione.
Certamente gli incentivi e le agevolazioni sono gradite ed importanti, perché aiutano e servono per invertire e sostenere un processo, ma se si vuole consolidare questi miglioramenti, trasformandoli in cambiamenti strutturali dei livelli occupazionali, serve una politica che metta le Imprese nelle condizioni di esprimere pienamente la loro capacità produttiva, generando una conseguente maggiore offerta di lavoro.
Le Imprese oggi si confrontano in un mercato sempre più complesso - il sociologo Zygmunt Bauman, recentemente scomparso, lo definiva “più liquido” - dove l’organizzazione del lavoro in senso classico è stata profondamente cambiata in modalità e forme più flessibili, adattata cioè alle nuove esigenze della domanda e di una concorrenza sempre più internazionale e competitiva.
Al riguardo, emblematica la discussione di attualità sui “Voucher”, spesso strumentalmente mal posta, se consideriamo che l’incidenza del ticket lavoro, rispetto al totale del costo del lavoro nel nostro Paese, era ferma nel 2016 allo 0,23%, valore assolutamente marginale.
Nessuno è a favore di un uso indiscriminato e sostitutivo di questo strumento che richiede giusti correttivi per impedirne un utilizzo distorto, da introdurre, però, senza snaturare sia il meccanismo di utilizzo, che le motivazioni che lo hanno suggerito, che stanno ancora nella necessità di riscontrare i bisogni di flessibilità di alcune fattispecie di lavori, anche per la semplicità di attivazione, nell’offrire opportunità di reddito a giovani e lavoratori occasionali, di favorire diligenza e correttezza nei rapporti di lavoro, contrastando lavoro sommerso e non tutelato.
Utili e da rafforzare sono anche gli interventi sulla flessibilità in uscita, interessati dalle migliorie sul Jobs Act e altri provvedimenti inseriti nella Legge di Bilancio 2017 (Ape Sociale, Ape Volontaria + Rita - Rendita Integrativa Temporanea Anticipata -, l’abolizione della penalizzazione per la pensione anticipata, i benefici per i lavoratori precoci o i lavori usuranti, il cumulo gratuito di gestioni assicurative, la salvaguardia degli esodati e l’opzione donna).
Questi interventi rispondono anche alla necessità di favorire i ricambi generazionali, privilegiando, rispetto ai vincoli di un bilancio condizionato da un debito pubblico da record negativo, il dovere di intervenire sul drammatico livello della disoccupazione giovanile, compresi i c.d. NEET (Not in education, employment or training) che mantiene un tasso inaccettabile che si avvicina al 40% (dato Italia).
I mestieri e i lavori si imparano da giovani ed è dovere di una Società giusta saper accompagnare i ricambi generazionali, offrendo opportunità di lavoro ai giovani, investendo sull’alternanza scuola/lavoro e gli stage formativi, per favorire il trasferimento di conoscenze, competenze e i valori del lavoro, compresi i sacrifici, anche perché ritardando l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro si ritarda la formazione di nuove famiglie, con i rischi demografici sottostanti, mettendo a rischio anche la sostenibilità economico-finanziaria del nostro sistema assistenziale e previdenziale.
Al riguardo vanno sostenuti i progetti di rafforzamento dell’Welfare integrativo, rafforzando gli incentivi fiscali e contributivi, ma anche investendo sulla formazione e sensibilizzazione delle persone, lavoratori e imprenditori, per evitare in prospettiva problemi sociali gravi, collegati ai rischi di nuova povertà derivanti dal livello delle pensioni future erogate dall’INPS.
Al primo pilastro della Previdenza in capo all’INPS, va rafforzato il ruolo del secondo, quello integrativo, sul quale le Parti Sociali stanno investendo, che da “stampella” è diventato una “seconda gamba” senza la quale il sistema previdenziale italiano non sarebbe più sostenibile.
Le Parti Sociali - dette anche Corpi Intermedi - non hanno avuto grande considerazione nel recente passato, superficialmente definite ostacolo ai progetti di Riforma del Paese e per questo declassate dal ranking politico.
Le cose sono per fortuna cambiate e il loro importante ruolo è stato rivalutato, ripristinando un corretto dialogo sociale sui contenuti, anche sui temi della previdenza, ricercando soluzioni condivise che portino all’equità attuariale tra generazioni ed equità sociale tra lavori e persone, favorendo lo sviluppo del risparmio anche nella previdenza integrativa.
Confcommercio è la più grande Organizzazione di rappresentanza di imprese in Italia e il peso del Terziario di Mercato, anche in termini di lavoratori che utilizzano i CCNL da noi gestiti, emerge nel Rendiconto 2016 che l’INPS ci sta presentando.
Rivendicazione che serve a valorizzare la solidarietà tra diversi settori all’interno di un Sistema coeso, dove va riconosciuto il peso del Terziario che sostiene anche una cosiddetta “Solidarietà Impropria” quando, per esempio, sul contributo malattia 2,44%, l’avanzo del 40% è utilizzato per finalità diverse rispetto alla causale contributiva.
Spero che da questo Convegno possano emergere spunti qualificanti sugli argomenti portati all’attenzione della Comunità economica di Milano, anche con proposte e soluzioni su temi difficili per natura come quelli del lavoro, dell’occupazione e della previdenza.


Milano, 30 gennaio 2017

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