Mercoledì, 29 Ottobre 2014 18:48

Assemblea 2014 - Relazione del Presidente

ASSEMBLEA 2014

Relazione del Presidente Lino Enrico Stoppani

Roma, 29 ottobre 2014

 

L’Assemblea di oggi ha un ordine del giorno impegnativo, con la parte straordinaria riferita alle modifiche statutarie e quella ordinaria che prevede anche il rinnovo degli Organi.

 

Con l’auspicio e la speranza che i lavori possano svilupparsi con i migliori valori dell’impegno sindacale, di cui questa Federazione è portatrice, presento una unica Relazione, anche per semplificare ed efficientare lo svolgimento degli ordini del giorno.

 L’assemblea straordinaria ha (ovviamente) contenuti straordinari, con le modifiche statutarie, che possono essere valutate in tanti modi diversi, in funzione cioè degli orientamenti, delle sensibilità e degli interessi di cui ogni componente della Federazione è portatrice.

Sul progetto, quindi, mi aspetto condivisione e opposizione, da gestire con responsabilità.

Per favorire il giusto approccio al tema, sono necessarie valutazioni allargate, che riguardano, cioè, il nostro sistema di rappresentanza, il contesto di riferimento, i problemi che lo caratterizzano e anche un po’ di cronistoria dei fatti.

Sui sistemi di rappresentanza, oltre ai frequenti casi di cattiva gestione, che indeboliscono il presidio e danneggiano l’immagine associativa, intervengono due problemi contingenti.

Il primo è costituito dagli effetti di una crisi che miete vittime nei nostri settori, indebolisce le aziende, trasferisce preoccupazioni e ansie agli imprenditori, impoverisce la gente, cambia le abitudini dei consumatori, complicando, quindi, il nostro impegno sindacale.

Infatti, la percezione del valore della nostra attività sindacale da parte degli associati è proporzionata al grado di benessere (o malessere) della propria Impresa, che li porta a sottovalutare il ruolo delle Associazioni, nel caso di attività con risultati soddisfacenti e, invece, a scaricare colpe e responsabilità nel caso opposto, quello cioè di gestioni sofferenti.

platea_aas-2014Il secondo problema, invece, è collegato alla mutata sensibilità della Politica verso il nostro ruolo, messo sempre più in discussione, con i frequenti interrogativi circa la funzione dei cosiddetti “corpi intermedi”, considerati spesso irrilevanti e ostacolo alle riforme e al rinnovamento del Paese e non, invece, un utile strumento di filtro e di confronto sulle cose da fare e sulle priorità, raccogliendo cioè i bisogni e le urgenze da chi rappresenta le Imprese.

Consapevole, quindi, che la crisi ha effetti anche sul mondo associativo, tutto il Sistema Confederale sta portando avanti un progetto di riforma, con l’obiettivo di recuperare e rafforzare efficienza, economicità e credibilità.

Sono cose probabilmente note, utili però da ricordare, perché interessano anche la Fipe, componente storica e autorevole di Confcommercio.

Interessano perché Fipe sta offrendo, responsabilmente, il suo contributo al progetto, perché anch’essa ha bisogno di riformarsi, perché questi “movimenti” hanno alimentato interessi verso la Federazione, segno ovviamente di considerazione e testimonianza di “valori”, non solo associativi, che costituiscono l’avviamento della Federazione.

L’avviamento però non è un valore astratto, ma un capitale che si costruisce nel tempo, con il lavoro, la costanza, la serietà e tanti altri valori sindacali, sui quali si è consolidato il “marchio”, che si fa presto anche a distruggere, se venissero meno i presupposti sui quali è ancorato.

Il progetto di revisione statutaria va nella duplice direzione di recepire, da una parte, alcune nuove regole associative proposte da Confcommercio e, dall’altra, di dare continuità alla Federazione, per consentire il completamento dell’impegnativo lavoro di riorganizzazione avviato in questi anni e di stare contemporaneamente su importanti problemi contingenti.

Questa operazione ha suggerito, anche, un adattamento dello Statuto alla norma che prevede la durata dei mandati, sulla quale si è sviluppata una opposizione, contenuta (sembra) nei numeri, rumorosa nei modi.

Non ho imbarazzi ad affrontare il problema con la necessaria franchezza, nonostante la delicatezza del tema e le cattiverie che mi sono state indirizzate, principalmente per questi motivi:

-       fare il Presidente Fipe è per me un onore e un modo anche per restituire al settore parte di quanto ho ricevuto, mettendo a disposizione le competenze, le esperienze e le relazioni che ho sviluppato nella mia attività.

Non è presunzione, ma un sentimento vero, che ho cercato di dimostrare nei comportamenti, partendo dai valori dell’onestà, della trasparenza, della sobrietà e della correttezza, di cui questa Federazione è orgogliosamente portatrice!

Se non fosse più sufficiente o ritenuta non più necessaria questa disponibilità - e il giudizio inappellabile spetta solo all’Assemblea - ne prenderei atto, senza vittimismi o particolare dispiacere, anche perché confortato da quello che ho dato e che lascio in eredità, partendo da certificati conti in ordine e da una bella ristrutturata sede della Federazione.

-       ho dato la mia disponibilità a continuare nel ruolo perché al riguardo sollecitato da componenti importanti della Federazione che, probabilmente, non hanno interpretato ancora adeguate alternative, o perché mi assegnano qualche qualità, oppure perché il momento storico impone continuità nella guida della Federazione.

-       per senso di responsabilità che impone di mantenere una posizione che non si improvvisa, soprattutto in momenti di difficoltà come quelli che stiamo vivendo, riferiti anche ai grandi cambiamenti in atto, che riguardano il Sistema Associativo, con il progetto, ancora indefinito, che riguarda il futuro delle Federazioni, e più ancora la gestione dei problemi delle Imprese, condizionati da una crisi, la cui fine è periodicamente rinviata, i cui effetti continuano ad aggravarsi, mettendo in discussione le scelte, i rimedi e i sacrifici con i quali si sperava di superarla.

-       c’è anche un’ambizione, che non è peccato, che è quella di completare un percorso di consolidamento di Fipe, che ha bisogno ancora di importanti interventi organizzativi, già individuati e approfonditi, che vanno ultimati con decisioni che richiedono anche una prospettiva temporale per chi li deve promuovere.

-       infine, c’è anche una motivazione originata dal rispetto, dalla riconoscenza e dall’affezione verso le persone che mi esortano a continuare e che mi sostengono in questo difficile impegno, con le quali ho condiviso risultati, esperienze e passioni sindacali.

Evito la fastidiosa citazione di risultati o meriti, che ognuno interpreta, giudica e adatta a suo piacimento, che affido, però, alla valutazione dell’Assemblea,  con la consapevolezza che la Federazione ha anche problemi, alcuni persino gravi, che andranno affrontati con energia e decisione, una volta sistemate le priorità e le emergenze che stanno caratterizzando questo periodo.

Tra questi, il recupero di un ruolo più incisivo e visibile sui temi di interesse della categoria, tra i quali il Turismo e il ruolo del Pubblico Esercizio nell’economia del Paese, anche in vista di Expo;  un presidio più efficace e puntuale sulle normative che interessano la categoria, intervenendo nella fase di elaborazione degli atti e non a rincorrere i provvedimenti, rafforzando il sistema di monitoraggio parlamentare, sul quale si sta sperimentando una qualificata collaborazione con Professionisti specialisti; un rapporto migliore con tutte le componenti della Federazione, in particolare i Territori, fatto di maggiore partecipazione e di occasioni di confronto, da affrontare riformando, con l’indispensabile contributo di Confcommercio, i noti cronici problemi di contribuzione, che penalizzano - e non solo economicamente - Federazione e le sue importanti componenti Territoriali.

L’elenco potrebbe essere lungo, ma su quello che c’è da fare, e anche sul modo di farlo, esistono già ragionamenti, riflessioni e ipotesi di lavoro, che vanno solo portate avanti.

Ritorno però al tema delle modifiche statutarie in discussione, cercando di dare, per rispetto all’Assemblea, anche una spiegazione sui tempi, sulle procedure e sui contenuti che hanno caratterizzato l’operazione.

Sui tempi, la Federazione, con una Commissione, aveva avviato da tempo il progetto di revisione, operazione rallentata dalla difficoltà del tema, da alcuni atteggiamenti dilatori, dai tanti problemi in agenda che hanno richiesto priorità.

Visto che la precedenza è stata sempre assegnata a temi ritenuti sindacalmente più importanti, primo fra tutti il CCNL, l’argomento ha accumulato ritardi, che la stessa Confcommercio ha evidenziato, con solleciti che non potevano essere ulteriormente disattesi, per tanti motivi, anche di rispettosa convivenza associativa.

A garanzia, comunque, della durata e scadenza dell’attuale mandato, è intervenuto il Comitato Direttivo che, nella riunione dello scorso 28 gennaio, raccolti anche pareri legali, ha deliberato “di considerare l’attuale consiliatura con la pienezza dei poteri fino al 31/12/2014”.

Nonostante l’urgenza del tema e l’impegno della Giunta di Presidenza per arrivare quanto prima ad un testo aggiornato dello Statuto, si è però registrata una sostanziale latitanza del Comitato Direttivo il cui regolare funzionamento è stato di fatto ostacolato da ostruzionismo e assenteismo che qualcuno confonde con democrazia. In estrema sintesi:

-       la Giunta di presidenza del 30/6/2014, con il voto contrario di un solo componente, richiamando le occasioni Consiliari nelle quali era stato inutilmente inserito all’ordine del giorno l’argomento delle modifiche statutarie, ha impegnato e responsabilizzato il Comitato Direttivo, convocato nella stessa giornata, a valutare le ipotesi di modifica statutaria, indipendentemente dal numero delle presenze che si sarebbero poi registrate;

-       il successivo Comitato Direttivo convocato nello stesso giorno, all’unanimità dei 31 presenti, ha preso atto della mancanza del quorum privilegiato e ha deliberato di procedere alla valutazione delle modifiche statutarie, licenziando una bozza di Statuto da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Straordinaria;

-       la Giunta di Presidenza del 17/7/2014, ai sensi dell’Art. 38, comma 6, lettera g) dello Statuto Federale, ha quindi approvato a maggioranza (11 favorevoli, 3 contrari, 1 astenuto) le modifiche statutarie elaborate dal Comitato Direttivo del 30 giugno 2014, da sottoporre poi a ratifica ed approvazione di questa Assemblea Straordinaria.

-       analogamente, il Comitato Direttivo, prima, e la Giunta di Presidenza, dopo, riunite lo scorso 6 ottobre, hanno recepito gli ulteriori emendamenti al nostro Statuto proposti da Confcommercio.

I passaggi presentati, diretti a superare l’ostruzionismo di una minoranza ed a restituire all’assemblea la propria sovranità decisionale, sono stati fatti liberamente e con i giusti approfondimenti negli Organi, con delibere inequivocabili circa l’orientamento maggioritario.

Ho qui esposto i fatti e le prospettive, che affido all’Assemblea Straordinaria, la cui convocazione sugli argomenti all’ordine del giorno è stata anche richiesta da una qualificata percentuale dei soci e che, nella sua sovranità, è fra l’altro chiamata a ratificare e ad approvare i passaggi in argomento secondo quanto previsto al punto 2 all’ordine del giorno.

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L’occasione di un’Assemblea, però, non può essere “sprecata” discutendo solo di Statuto o di dissidi interni; sarebbe deludente e anche inconcludente.

Una Associazione deve saper stare soprattutto sui temi di interesse della categoria, sviluppando il giusto presidio e favorendo il costruttivo confronto anche in queste occasioni plenarie.

Ciò precisato, la situazione del settore continua ad essere molto difficile. Nel 2013 i consumi delle famiglie nei pubblici esercizi hanno fatto registrare una contrazione dell’1,7%, che si somma al -1,8% dell’anno precedente, e dall’inizio della crisi il settore ha subito tagli di spesa per 2,6 miliardi di euro, al netto dell’inflazione, dati sintomatici circa il diffuso quadro di difficoltà in cui si trovano i pubblici esercizi.

I primi dati disponibili indicano, per l’anno in corso, un calo del fatturato delle imprese compreso tra -0,5% e -1%, anche per effetto di una domanda turistica che continua ad essere in flessione, soprattutto nella componente interna.

Prosegue il turnover negativo delle imprese; nel primo semestre di quest’anno il saldo tra aperture e chiusure ha superato le 5mila unità e nel 2013 ha sfiorato quota -10 mila, ed in calo sono anche le ore di lavoro e gli occupati.

Che la situazione generale abbia profili di gravità lo testimoniano altri indicatori: 12,6% di disoccupazione,  6 milioni di persone in condizione di povertà  assoluta, -10% il potere d’acquisto rispetto al 2007, inflazione in territorio negativo, con davanti lo spettro della probabile deflazione.

Ma i problemi dei pubblici esercizi vengono da lontano; la crisi ha solamente messo a nudo la fragilità di un sistema imprenditoriale, pure ricco di valori, professionali, imprenditoriali e culturali.

Queste difficoltà ci hanno imposto decisioni forti sul tema del CCNL di categoria, con la giusta richiesta alle OO.SS. di rivedere istituti contrattuali che incidono sulla produttività del lavoro, penalizzando la marginalità delle gestioni.

La produttività non è solo bassa, è anche in flessione; il valore aggiunto per ora lavorata è oggi inferiore del dieci per cento a quello dei primi anni duemila.

La nostra posizione non era stata, inizialmente, correttamente interpretata dalle OO.SS, probabilmente condizionate dai rituali che da sempre caratterizzano le trattative per il rinnovo dei contratti, nelle quali si era abituati a negoziare, partendo da posizioni normalmente distanti, salvo poi convergere su mediazioni reciprocamente convenienti, favorite da condizioni di mercato molto diverse dalle attuali.

In questo contesto economico non c’è spazio per tatticismi o per comportamenti dilatori.

Le Imprese chiedono Contratti di Lavoro in linea con i tempi, che impongono sacrifici, anche ai lavoratori.

Per dimostrare la determinazione e la fermezza nella posizione, avevamo presentato disdetta/recesso del CCNL, raccogliendo malumori dalle OO.SS, e anche qualche giustificata preoccupazione dalle Associazioni Territoriali, ma l’iniziativa è servita a far comprendere la gravità del momento e consigliato le OO.SS. a riprendere il dialogo su temi che noi riteniamo importanti per le Imprese e per la tenuta dei livelli occupazionali.

Con la stessa responsabilità con la quale le OO.SS. hanno rimosso pregiudiziali ad affrontare argomenti precedentemente ritenuti impresentabili, anche noi abbiamo sospeso l’efficacia della disdetta/recesso al CCNL, fino al prossimo 31 dicembre, con la speranza di trovare, nel frattempo, le soluzioni attese o almeno le condizioni per mantenere aperto il tavolo delle trattative.

Ci aspettano, quindi, momenti complicati, da affrontare insieme, con la responsabilità e la determinazione che i tempi impongono e le imprese richiedono.

Tutti vogliamo un Contratto di Lavoro, perché tutti conosciamo le convenienze e le comodità di un CCNL di categoria, ma questo non deve significare una ritirata rispetto a posizioni meditate, discusse e condivise all’interno degli Organi incaricati di definire la strategia della Federazione.

Sui temi del lavoro si sviluppa, da sempre, un dualismo associativo, pericoloso se non correttamente circoscritto, tra le grandi e le piccole imprese, con le prime ben organizzate in A.I.G.R.I.M. e le seconde rappresentate dalle Associazioni Territoriali.

Certamente il modello organizzativo di queste variegate imprese esprime interessi e sensibilità, molto diverse, ma sarebbe assolutamente sbagliato considerare inconciliabili le diverse aspettative, sul Contratto di Lavoro e su altri aspetti di natura sindacale,  perché alla fine i temi e i problemi sono gli stessi e una spaccatura indebolirebbe tutti.

Abbiamo in casa l’esperienza della sofferta separazione tra Confcommercio e Federdistribuzione, per motivi che non serve precisare in questa sede.

E’ utile, però, puntualizzare che, per esempio sul tema del CCNL, alla GDO mancano certamente i grandi numeri di tutto il Terziario rappresentato, per dare forza alle istanze rivendicative, mentre, in generale, Confcommercio ha perso una Componente importante, che rafforzava il suo ruolo di rappresentanza, orientato a favorire il pluralismo del sistema distributivo italiano.

Fipe riesce a tenere ancora insieme le due anime, a volte con difficoltà, ma questa convivenza va fertilizzata e coltivata, perché utile in generale per il settore e non deve essere usata, quando fa comodo, per alimentare divisioni, alludendo a inesistenti condizionamenti, che spesso dimostrano vittimismo e manifesto atteggiamento ostile, assolutamente fuori luogo!

In questa direzione va l’impegno di Fipe, anche con l’importante collaborazione di Confcommercio, per sostenere le istanze delle grandi imprese multilocalizzate, in particolare quelle che operano in regime di concessione, che chiedono che la liberalizzazione del loro mercato venga fatta alle stesse condizioni tra benzinai e ristoratori, che l’inevitabile ristrutturazione della rete non comporti ulteriori danni per queste Imprese e, quindi, che sia fatta ascoltando le esigenze di tutti gli interessati (utenti, lavoratori, concessionari, petrolieri e gestori di servizi), anche per tutelare un mercato di interesse nazionale.

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Le difficoltà del settore, peraltro, hanno origini diverse e non sono solo una conseguenza della crisi.

C’è, a volte, anche  approssimazione e improvvisazione, forse favorite da una percezione sbagliata del nostro lavoro, visto come facile da organizzare e gestire, con aspettative di guadagno rapide e generose, che la realtà dei fatti poi smentisce tristemente.

Sicuramente il “Manuale della Ristorazione” e  il prossimo sui Bar, promossi con Confcommercio, possono essere uno strumento utile per approcciare correttamente la professione, ma evidentemente serve di più, soprattutto in termini di requisiti e competenze che si impongono per svolgere in sicurezza lavori difficili, anche per i sacrifici che richiedono. 

Esiste, anche, un problema di eccesso di offerta rispetto alla domanda, che si è disordinatamente sviluppata in questi anni, sfruttando le opportunità offerte dalle liberalizzazioni e da carenze normative, che hanno alimentato anche una concorrenza parallela, spesso sleale.

Con 4,3 imprese per 1.000 abitanti l’Italia ha una densità tra le più alte d’Europa.

Il Governo Renzi ha in cantiere la Riforma del “Terzo Settore”, per la quale ha richiesto il contributo degli interessati, aprendo un account di discussione, al quale Fipe ha offerto il suo contributo, suggerendo gli interventi che si imporrebbero.

Si spera che il progetto si concretizzi in una Riforma, che affronti in modo organico e definitivo gli abusi che oggi si manifestano in attività commerciali, mascherate in circoli privati, agriturismo, sagre e feste varie, che sottraggono materia imponibile per lo Stato, definendo correttamente ambiti, regole e modalità di esercizio.

Certamente lo stress concorrenziale porta con sé il rischio di dequalificazione del settore, pericoloso perché perdere qualità sui cibi, avrebbe effetti sulla salute, ma anche sulla immagine turistica del Paese.

Expo al riguardo deve essere l’occasione per portare al centro dell’attenzione generale il cibo, con le lodevoli declinazioni sui temi sociali e di sostenibilità delle produzioni, ma anche di approfondimento sulla alimentazione sana, equilibrata e variegata, sulla quale l’Italia fonda la sua storia.

Come Fipe siamo allertati e pronti a sfruttare l’occasione, anche nell’interesse delle Imprese che rappresentiamo.

Expo rappresenterà una grande occasione per il Paese, non solo per Milano, anche per l’importanza del tema:  “Nutrire il Pianeta - Energia per la Vita”.

Sarà la vetrina italiana offerta al vasto numero di visitatori atteso, da soddisfare offrendo il meglio sul fronte dell’ospitalità e dell’accoglienza, combinando la visita alle bellezze, alle ricchezze e alle diffuse potenzialità turistiche del Paese, investendo sulla qualità ed efficienza dei servizi.

C’è molta attesa, molte aspettative, molto impegno, ancora molte criticità, tra le quali i ritardi, ma l’evento va accompagnato e gestito recuperando le nostre migliori energie, per evitare anche effetti boomerang!

I Pubblici Esercizi, con i negozi italiani, devono essere gli ambasciatori della manifestazione, con la professionalità, la cordialità e la serietà di cui sono portatori, utili per rafforzare e rilanciare il marchio Italia.

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Abbiamo (forse) risolto il problema Alitalia, con l’alleanza con Ethiad, socio industriale proveniente dall’area economicamente più dinamica del mondo, con capitali da investire su un piano strategico che punta allo sviluppo delle rotte intercontinentali, che servirà a favorire gli spostamenti verso il nostro Paese, presupposto per intercettare nuovi flussi turistici internazionali.

Interpreto anche un nuovo dinamismo al Mibact, con il ministro Franceschini che sta cercando di liberare le migliori energie presenti nella società e nel tessuto economico, coinvolgendo la cultura nel nuovo progetto di Paese.

In questa direzione, vanno gli interventi per favorire investimenti sulla tutela e valorizzazione del Patrimonio artistico del Paese, con “l’Art Bonus”, l’introduzione di figure manageriali alla direzione dei musei statali, gli incentivi fiscali offerti per migliorare le strutture ricettive del Paese, anche se si è scordato dei Pubblici Esercizi, ma le risorse (per ora) non andavano polverizzate, il tentativo di ridare decoro alle città, intervenendo sulle occupazioni delle aree pubbliche, con la giusta finalità di arginare il degrado che offende molte città, l’attenzione al futuro degli stabilimenti balneari, nonostante le complicazioni di direttive comunitarie da adattare al modello italiano, unico nelle sue peculiarità.

Sono tutti aspetti da accompagnare con attenzione e puntualità, perché vitali per il rilancio turistico del paese e quindi per le nostre attività.

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Il Paese, però, non può avere un futuro se non cambia registro; imprenditori e famiglie in difficoltà non possono più accettare sperperi di denaro pubblico, che le vicende di corruzione di Expo o del Mose di Venezia, solo per fare due recenti esempi, hanno ancora evidenziato.

Non è retorica o demagogia: il rilancio del Paese impone una seria, corretta e parsimoniosa gestione della spesa pubblica, con la selezione delle priorità, i controlli rigorosi, i tagli e i risparmi, che i cittadini, tutti, pretendono.

Sembrano cose ovvie, ma i fatti dimostrano che la realtà è ben diversa e che la gestione dei soldi pubblici è fatta ancora con una superficialità, una maleducazione e anche una arroganza che il cittadino non può più accettare.

E’ un principio imprescindibile: senso e dovere civico si consolidano sul buon esempio e sulla corretta gestione del gettito fiscale, che costa fatica, sacrifici e rinunce al contribuente.

E’ noto che il Paese ha giganti handicap in più settori - Infrastrutture, Istruzione, Ricerca, Fisco, Giustizia, Lavoro - con un Debito Pubblico che frena l’economia e impedisce grandi operazioni.

La leva fiscale ha, però, raggiunto il suo limite fisiologico, oltre il quale non si può andare, perché insostenibile, per aziende e famiglie.

Il Paese rischia una situazione di deprimente stagnazione, che va evitata, e le Politiche Economiche del Governo devono individuare gli strumenti  per stimolare l’economia e anche un po’ di salutare inflazione.

Abbiamo anche grandi responsabilità, verso i nostri Padri, che ci hanno lasciato importanti eredità, ma anche e soprattutto verso i nostri Figli, mortificati da una situazione con poche prospettive, offesi e umiliati anche nella loro dignità, con tassi di disoccupazione giovanile, che rischiano di spegnere il Paese.

I giovani devono lavorare, perché i mestieri si imparano da piccoli, e quindi vanno rimossi gli impedimenti e i bizantinismi che burocratizzano i rapporti di lavoro, permettendo ai giovani di fare esperienze, imparare i lavori - e i relativi sacrifici - , responsabilizzandoli, gratificandoli, anche per renderli economicamente indipendenti.

Senza lavoro non ci sono neppure nuove famiglie, con le conseguenze sociali e demografiche facilmente intuibili.

Il Paese ha bisogno di un tessuto sociale sano e forte, fondato sui migliori valori, che vanno continuamente coltivati e rafforzati, investendo sul lavoro, sulla famiglia, sulla scuola, sulla innovazione e ricerca, anche sullo sport e il sano divertimento.

Altrimenti nascono le devianze e gli inquinamenti, con le quali il nostro settore è costretto a convivere; basti pensare alle infiltrazioni malavitose o ad altri gravi e conosciuti fenomeni sociali.

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Le infiltrazioni malavitose sono documentate dalle sempre più frequenti notizie stampa, che riprendono gli esiti della encomiabile attività di Magistratura e Forze dell’Ordine, che intercettano gli investimenti della criminalità nel nostro settore.

E’ mortificante per un Rappresentante di Categoria constatare la facilità con la quale la criminalità aggredisce il sano tessuto imprenditoriale, sfruttando le contingenti gravi difficoltà di molte Imprese, che trasferiscono poi evidenti danni sociali, dequalificazione del settore, dumping sui prezzi, squilibri nel valore degli avviamenti commerciali, cattiva immagine per l’intero settore e per le tante persone perbene che investono e lavorano.

Abbiamo richiesto sul tema interventi che rivedano gli eccessi di semplificazione che hanno favorito queste operazioni,   prevedendo controlli annuali sulla permanenza di requisiti morali dei titolari, approfondendo l’effettiva titolarità della gestione dell’attività,  procedendo alla verifica puntuale, e non a campione, dei requisiti morali e professionali, individuando indicatori di allerta circa possibili anomalie, monitorando i valori degli avviamenti commerciali riconosciuti nelle compravendite.

Questa collaborazione, portata a vari livelli istituzionali, è la manifestazione di vera responsabilità che la Federazione sente obbligata, anche a danno, se servisse, degli stessi interessi rappresentati, per contrastare gravi fenomeni sociali, che producono effetti spesso devastanti sulla convivenza civile, sull’economia, sulla salute e la sicurezza delle persone.

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Anche l’impegno sui temi dell’alcol, delle droghe, del fumo, delle ludopatie, dell’igiene e sicurezza alimentare, delle negligenze che su alcuni aspetti ci contraddistinguono, costituiscono esempi di costruttivo e responsabile impegno sindacale, da intendersi come un investimento sulla credibilità e autorevolezza della Federazione, che si paga in accrediti istituzionali.

Recentemente l’On. Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, che registra dal suo osservatorio un preoccupante aumento di casi di coma etilico nei minorenni e di malattie alcol correlate nei quarantenni, ci ha chiesto collaborazione, con la finalità di inquadrare meglio il fenomeno ed assegnandoci conoscenze ed esperienze utili sul tema.

Indipendentemente dal contributo offerto, anche insieme al SILB, suggerendo soluzioni che riducano drasticamente le occasioni di consumo di alcol offerte da canali alternativi (e spesso incontrollabili) rispetto ai nostri, il coinvolgimento è il riconoscimento di un ruolo, consolidato dall’atteggiamento costruttivo sempre offerto nella gestione delle criticità con le quali il settore spesso è obbligato a convivere.

Anche il tema delle Ludopatie è nell’agenda della Federazione, con complessità sociali e associative non facili da gestire, con una delega fiscale sull’argomento che impone prese di posizione.

Nessuno mette in dubbio la gravità del fenomeno sociale, aggravato dalla crisi, dalle occasioni di gioco, anche via Internet, dall’atteggiamento contradditorio di uno Stato che lo criminalizza, salvo poi farne una voce importante del suo bilancio, oppure ancora del gioco illegale, che si fa finta di non vedere, ma che rimane una piaga gravissima.

L’interrogativo che ci si pone in Federazione è come rapportarsi rispetto ad un business che porta nuovi ricavi ad operatori in crisi di fatturato, con l’esponenziale sviluppo dei giochi installati nei Pubblici Esercizi, scegliendo se conviverci, con le criticità e gli interrogativi che ne conseguono - morali, sociali, d’immagine -, cercando eventualmente di promuovere normative che circoscrivano devianze ed eccessi, oppure di contrastarlo, incondizionatamente, sostenendo e promuovendo la rimozione degli apparecchi nei nostri Esercizi, consapevoli che questa scelta non avrebbe effetti sul fenomeno, che troverebbe in altre forme e luoghi il modo di svilupparsi.

Non è una risposta facile, che gli Organi Direttivi stanno cercando di trovare, combinando soluzioni che considerino interessi e responsabilità sociali, in questo caso in conflitto.

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A proposito di conflitti, un passaggio sui Buoni Pasto, sui quali permane, con i problemi, anche una persistente perplessità sulla validità del rapporto associativo Fipe-Anseb.

Il problema dei Buoni Pasto non sta negli emettitori, o meglio negli emettitori che si riconoscono in Anseb, che, con i Pubblici Esercizi, scontano gli effetti di gare d’appalto che trasferiscono danni e costi sulla filiera.

Insieme si sta facendo la difesa di uno strumento utile ed importante, la sua valorizzazione, con i tentativi di far incrementare la quota defiscalizzata,  la sua modernizzazione, con il graduale passaggio al ticket elettronico, la sensibilizzazione circa il corretto utilizzo, da riportare nell’esclusivo uso alimentare.

Insieme abbiamo coinvolto le Associazioni dei Consumatori, per esempio nel Convegno organizzato il 10 settembre scorso, con il coinvolgimento anche delle Organizzazioni Sindacali e della stessa Confcommercio,  e soprattutto avviato l’attività di contrasto alle scorrette prassi commerciali di alcuni emettitori, fuori dal nostro Sistema, e il presidio sullo svolgimento delle gare di appalto, che sono il vero problema, denunciando o segnalando le anomalie ai soggetti competenti.

Insieme siamo andati all’Antitrust, che ha avviato una istruttoria sul settore, che si spera possa dare il risultato di ripristinare corrette regole, che consentano a tutta la filiera economicità, trasparenza e regolarità.

Tuttavia, non è agitando il tema e/o indirizzando le nostre critiche verso obiettivi sbagliati, avanzando proposte improvvisate, che modificheremo la situazione.

La possibilità di successo è legata alla validità di azioni coerenti, tenaci e prolungate, che richiedono, però, anche un forte impegno territoriale, che si fa fatica spesso a raccogliere, che si traduce nel trasferire le informazioni, nell’agire sulla committenze locali, quando affidano gare con ribassi insostenibili, che poi trasferiscono a valle  i costi di aggiudicazione.

Siamo dunque sul problema, spesso non in grado di prevalere rispetto ai grandi interessi dei committenti, ma la risposta deve venire anche dai nostri Associati, che non possono accettare condizioni capestro e, quindi, subire maltrattamenti economici e vessazioni contrattuali.

Il malessere e il malumore degli Associati è assolutamente comprensibile, ma una cosa è il dimostrato impegno della Federazione sul tema, un altro i risultati, non facili da ottenere, anche perché attore importante del business è lo stesso Stato, con Consip, che procede all’aggiudicazione delle gare privilegiando il principio del massimo ribasso, trasferendo poi cattivi esempi al mercato.

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Abbiamo presidiato e lavorato anche su altri temi,  come quello del Credito, nel quale il settore subisce e paga  un evidente credit crunch, non solo in termini di razionamento dei finanziamenti, ma anche di peggiorate condizioni, a causa certamente delle sue storiche debolezze economico-patrimoniali, ma anche per le limitazioni al credito di fornitura a causa del contestato Art. 62, che disciplina i pagamenti agro-alimentari.

E’ un problema strutturale, che non può essere superato solo mettendo a disposizione del sistema bancario capitali, anche a tassi simbolici, che poi fatica a distribuire, perché l’economia è asfittica, ma condividendo il rischio di credito, intervenendo sul sistema delle garanzie, rivedendo la forma e la scadenza degli affidamenti, che non possono continuare ad essere richiesti per cassa e/o a vista, ma allineati ad un piano di ammortamento sostenibile, dando forza, per esempio, ai mini bond  o a forme di credito a medio/lungo termine.

L’esposizione di alcuni problemi all’attenzione della Federazione, fatta giocoforza sommariamente e non esaustivamente, vuole testimoniare la serietà e l’impegno  con i quali si gestiscono le responsabilità sindacali.

Sono anche consapevole che la serietà e l’impegno non significano, automaticamente, anche validità del presidio e soprattutto risultati, anche perché il lavoro associativo si sviluppa confrontandosi con una interlocuzione istituzionale che ha spesso obiettivi, interessi e responsabilità diverse dalle nostre.

Far comprendere l’opportunità e la validità di un provvedimento, quando sullo stesso argomento, l’Istituzione interessata riceve sollecitazioni, magari opposte, da altri soggetti, non è mai esercizio facile, anche se la posizione è supportata da motivazioni vere.

La verità nelle cose dipende dai punti di osservazione, ognuno dei quali offre, sulle diverse tematiche, visuali diverse e molto spesso l’osservatorio delle Imprese è visto solo come portatore di interessi particolari.

Questa precisazione non è fatta per presentare giustificazioni alle debolezze o ai limiti della rappresentanza sviluppata, ma è la serena esposizione del contesto all’interno del quale si svolge l’impegno sindacale, che va evidenziato non per richiedere comprensione e benevolenza, ma obiettività.

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L’assemblea di oggi, infatti, è chiamata a valutare variazioni di Statuto che non possono prescindere da una valutazione tecnico-politica circa la gestione della Federazione.

Quanto rappresentato non è un esercizio di bella teoria, ma è il modo con il quale questa Federazione sviluppa il suo impegno sindacale in ogni occasione, stando sui problemi e cercando le soluzioni, testimoniato dagli atti associativi.

Qualcuno, decontestualizzando i concetti, ha estrapolato dai verbali delle nostre riunioni, interventi di critica all’operato della Presidenza su determinati fatti e argomenti, facendone un uso pubblico, sconfortante e inqualificabile nei modi, perché si sono fatte allusioni su persone specchiate nei comportamenti.

Questa corrispondenza, però, ha fatto emergere non le debolezze della Federazione, ma la sua vera forza e non solo perché la radiografia non ha evidenziato un solo rilievo su aspetti economico-amministrativi, dove spesso casca l’asino, ma anche e soprattutto perché ha dimostrato che questa Federazione è in grado di sviluppare qualificata attività sindacale, con una Dirigenza Politica non appiattita sulle posizioni di vertice o limitata a inconcludente silenziosa partecipazione alle occasioni associative, capace, invece, di offrire prezioso e qualificato contributo sui temi sindacali, testimoniato da verbali, puntuali e precisi, anche nella estensione delle posizioni contrarie e di critica, utili ad elaborare la giusta politica sindacale.

Mi dispiace che il passaggio statutario venga oggi interpretato come un “Referendum” sulla mia persona, finalizzato non tanto a rimuovere un Presidente (eventualmente) inadeguato, quanto, piuttosto, ad occupare una posizione funzionale e strumentale per altre “invasioni” associative.

Fipe, cioè, è considerata caposaldo e strumento sul quale appoggiare operazioni di conquista nel Sistema Confederale, da fare con ogni mezzo, anche quello di indebolire le difese morali di Persone non abituate alle risse e agli scontri e che considerano l’impegno sindacale un dovere e non occasione per esercitare interessi o poteri.

Nessuno è costretto a starci, ovviamente, e sono anche consapevole che questi “sistemi” sono abbastanza ripetitivi nel mondo associativo, nel quale più che alla costruzione spesso si privilegia la demolizione, comportamenti che generano disaffezione all’Associazionismo, allontanando, spaventando e privando il Sistema di altri bravi imprenditori, disponibili ad offrire il loro qualificato contributo ai bisogni sindacali, di cui ci sarebbe estremo bisogno.

Questi maltrattamenti generano, e anche stranamente per quanto mi riguarda, reazioni di difesa in coloro che sanno caricarsi le responsabilità e affrontare i problemi, anche perché allenati da storie personali e/o imprenditoriali costruite sui fatti e sul lavoro,  e che rispondono innanzitutto alla loro coscienza, che non è la facile ricerca di assoluzione a scelte di comodo, ma la capacità di saper distinguere tra il bene e il   male,  e a comportarsi di conseguenza.

Con questo spirito, mi sono messo a disposizione, consapevole anche degli errori fatti, riconosciuti quando serviva, assicurando l’impegno a continuare con gli stessi principi e valori, se sarò riconfermato nel ruolo.

In caso contrario, sinceri auguri a chi raccoglierà il testimone, con le scuse per quanto non ho saputo fare e il ringraziamento per quanto ho ricevuto.

Un ringraziamento particolare a tutta la Dirigenza Politica e alla struttura esecutiva della Federazione che mi hanno aiutato e accompagnato in questi anni di impegno sindacale.

Grazie e buon lavoro.

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