Interventi del Presidente

Lunedì, 19 Novembre 2012 15:02

19-11-2012 Assemblea Fipe

Assemblea Fipe

Ferrara, 19-11-2012

Intervento del Presidente
Lino Enrico Stoppani

Premessa

icona 

Abbiamo voluto fare la nostra Assemblea a Ferrara, in piena zona interessata dal grave sisma che ha colpito la Regione Emilia Romagna, introducendo  i lavori con un breve video, per  una triplice finalità.

La prima è quella di non far perdere attenzione sul dramma che ha colpito questo territorio, con le angosce, le preoccupazioni e la disperazione che ha trasferito su questa popolazione, alla quale riconfermiamo e testimoniamo commossi sentimenti di vicinanza e di solidarietà, consapevoli che se il peggio è passato,  molto rimane però ancora da fare.

Siccome questi sentimenti, dove possibile, vanno manifestati tangibilmente, sono lieto di comunicare che F.I.P.E. ha destinato un contributo di €. 25.000,00 alla Unione Regionale dell’Emilia Romagna, da destinare ai bisogni delle aziende del settore, iniziativa lodevolmente seguita anche da ANSEB e SILB, soci della Federazione, che hanno ognuno destinato una somma di €. 5.000,00, dimostrando apprezzabile sensibilità e generosità.

Queste informazioni si danno non per raccogliere consenso o autocelebrarsi, e sappiamo anche che, visti i bisogni, le somme possono anche sembrare modeste, ma l’obiettivo è anche quello di dare buoni esempi, con la speranza, quindi, che qualcun altro possa raccogliere questi messaggi.

La seconda finalità è quella di precisare gli effetti del sisma sul sistema economico della Regione Emilia Romagna, dando voce ai lavoratori ed a quel pezzo di economia che non l’ha avuta, almeno nella misura che meritava.

Infatti, sembra che i problemi siano stati solo per le attività agricole ed industriali, e in particolare cito i tanti passaggi sui danni sociali ed economici subiti sul distretto del biomedicale o delle ceramiche, mentre di quello che stava accadendo alle attività commerciali, turistiche e ai servizi si è sentito poco dai resoconti trasmessi.

Non si tratta di creare inutili contrapposizioni, soprattutto quando tutti gli sforzi devono concentrarsi sulla ricostruzione e sul ristabilimento di normali condizioni di vita, ma di affermare, invece, che non esiste un popolo minore rappresentato dalle migliaia di PMI commerciali e dei servizi che sono l’ossatura del sistema produttivo di questa regione.

Ricordo che l’economia dei servizi rappresenta, in Emilia Romagna,  il 68% del valore aggiunto, il 64% dell’occupazione e il 65% degli investimenti, dati in linea con quelli nazionali.

Le nostre attività di pubblico esercizio hanno, insieme a quelle alberghiere, un valore aggiunto secondo solo a quello dell’industria dell’elettronica e superiore, per circa 800 milioni di euro, a quello dell’industria alimentare, che pure è una eccellenza del sistema produttivo di questa Regione.

Infine, la terza finalità è quella di confermare l’impegno del Sistema Fipe-Confcommercio ad appoggiare le sacrosante richieste delle aziende colpite dagli eventi tellurici di avere agevolazioni sugli adempimenti fiscali, contributivi ed amministrativi, passaggio indispensabile per ripartire e far risorgere il sistema dell’accoglienza.

Chiedere la proroga o la rateizzazione del pagamento di imposte e contributi, e al riguardo registriamo con soddisfazione alcuni provvedimenti in itinere, significa dare riscontro ai bisogni di aziende in grande difficoltà, soprattutto se consideriamo che il nostro sistema fiscale si permette e concede, solo nel settore della somministrazione, aree di franchigia fiscale che vale circa due miliardi l’anno, sulle quali tornerò nella  Relazione

Le relazioni hanno l’obiettivo di rendicontare sull’attività sindacale svolta, cercando di concentrarsi sulle problematiche di settore, anche perché il quadro generale di grande sofferenza è ampiamente conosciuto, discusso e approfondito.

Rispetto al passato, sono intervenuti due  fattori importanti che hanno condizionato il nostro impegno sindacale,  entrambi di carattere generale : la persistenza della crisi e il Governo Monti.

Sulla crisi abbiamo ascoltato (e subìto) di tutto; nonostante gli approfondimenti da più parti sviluppati, rimane alto il grado di incertezza e di preoccupazione sul futuro.

La diagnosi, infatti, sui perché di una crisi che si ricorderà come epocale, per la durata, per le dimensioni e per i danni che ha fatto e sta continuando a fare, sappiamo quasi tutto, e il quasi è riferito ai fattori imponderabili che stanno dietro i cicli economici.

Sulla terapia e i rimedi per uscirne, invece, siamo ancora indietro, perché i dati sensibili che offrono segnali di direzione (PIL, dati occupazionali, andamenti dei mercati finanziari, indici di fiducia delle imprese e dei consumatori,  etc.) indicano ancora valori e tendenze negative, sintomo della gravità del momento e anche delle difficoltà a rendere efficaci gli interventi di politica economica che, faticosamente, si cerca di avviare.

Di nuovo c’è solo la generale consapevolezza della fine di un’epoca, dove abbiamo probabilmente vissuto sopra le nostre possibilità, e la presa d’atto della gravità della situazione, oggi chiara ed evidente a tutti, anche alla Politica, che ha messo in campo (finalmente) comportamenti responsabili per consentire al Governo Monti di rimediare ad una situazione fallimentare.

Le colpe però non sono solo della Politica; troppo comodo e facile scaricare responsabilità che sono di tutti.

Se l’Italia è in queste condizioni, ognuno deve prendersi la propria parte di colpa e di responsabilità, meditando sul proprio modo di operare, di pensare, di comportarsi che hanno indebolito il sistema Paese.

Certamente qualcuno ha responsabilità maggiori, ma il riparto delle colpe a questo punto non serve; occorre recuperare i valori sui quali si  costruiscono e si consolidano società forti, organizzate, vaccinate anche a gestire i momenti di crisi e ad affrontare le difficoltà.

Tralascio il richiamo ai valori, che tutti conosciamo, ma che spesso non applichiamo, precisando invece che la ripresa si coltiva non solo facendo tesoro degli errori e delle esperienze vissute, ma anche prendendo atto di un mercato completamente diverso.

La crisi ha martoriato i consumi, ha decimato aziende, ha cambiato i comportamenti dei consumatori.

Sono espliciti al riguardo alcuni dati elaborati dall’ufficio studi della nostra Federazione.

Nel primo semestre del 2012 le vendite reali, ovvero quelle al netto dell’inflazione, sono calate dell’1,90%. A fine anno stimiamo una contrazione reale dei consumi del 2,5% , pari in valore assoluto a oltre 1,6 miliardi di euro.

La stessa dinamica inflazionistica è la spia della difficile congiuntura che il settore sta attraversando. Ad ottobre l’incremento tendenziale dei prezzi nei pubblici esercizi si  è fermato al 2%, 6 decimi di punto in meno rispetto al dato dell’inflazione generale.

E’ dall’inizio dell’anno che i prezzi di bar e ristoranti mantengono un profilo di crescita moderata, pur in un contesto inflativo vivace, in particolare nei servizi pubblici locali (acqua, elettricità, rifiuti) e nei prodotti alimentari, voci entrambe pesanti  nei costi delle nostre imprese.

Abbiamo, per esempio, stimato che l’IMU comporterà un aggravio di costi per le  nostre imprese di almeno 200 milioni di euro.

Gli effetti sul tessuto imprenditoriale sono pesanti; nei primi nove mesi di quest'anno hanno cessato l'attività, N.18.621 imprese con un saldo negativo pari a 6.155 unità.

Un dato negativo che si aggiunge a quello del 2011, quando le chiusure sono state  poco meno di 25mila ed il saldo iscritte-cessate e' stato negativo per 9mila unità.

Nel frattempo si rafforza la presenza dell'imprenditoria immigrata, che ha raggiunto  il 12%  del totale con circa 38.000 imprese.

Stiamo diventando un sistema che produce poco con troppo lavoro.

Senza una ripresa della domanda, rischiamo il corto circuito, con ricadute negative sul versante  dell'occupazione e sulla tenuta del tessuto imprenditoriale.

Le prospettive dunque non sono confortanti; infatti ci confrontiamo con un consumatore impoverito, spaventato, preoccupato, disorientato, attento sulle sue dinamiche di spesa, nelle quali assume un significato ancora più ragionato il rapporto qualità/prezzo.

Sul prezzo, si sconta, come accennavo, la forte incidenza dei costi fissi, personale e affitti in modo  particolare, entrambi con tendenza al rialzo, i primi per le dinamiche salariali sulle quali si  impone un ragionamento con le OO.SS per trovare soluzioni che premino la produttività del lavoro,  sulle quali ritornerò,  mentre sugli affitti si sta scontando il loro allineamento a valori immobiliari che si fa fatica ad  assorbire e che, a volte, sono anche fuori mercato.

La qualità, invece, da sempre bandiera del “food in Italy”  si sta però logorando a causa 1) di nuovi modelli organizzativi delle aziende, che stanno razionalizzando/tagliando alcune mansioni, a volte anche imprescindibili per il settore come quella storica dello chef, rimpiazzato da un  crescente uso di semilavorati e/o prodotti industriali, 2) di una di concorrenza sempre più agguerrita che proviene dalle attività di somministrazione non assistita, sulle quali continueremo a tenere  la  nostra linea sintetizzata nel concetto “stesso mercato, stesse regole”, che poi ribadirò meglio, 3) dei nuovi modi di consumo e stili di vita, inquinati da imitazioni che la globalizzazione ha favorito, 4) di una latente disattenzione da parte di molti operatori sugli aspetti della professionalità da intendere in senso lato, 5) e da tanti altri fattori esterni all’impresa.

E’ un mercato difficile da interpretare, con un consumatore, da un lato, diverso e tendenzialmente  più povero e distratto sugli aspetti di corretta e sana alimentazione, e, dall’altro, con un’offerta rigida sulla linea prezzi e una qualità con tanti elementi di debolezza, sulla qualità dei prodotti, sul loro assortimento, sulle competenze merceologiche, sulla professionalità del servizio, sugli aspetti di sicurezza igienico-sanitari, etc.

E’ un settore, quindi, che si sta modificando ed adattando, neanche troppo lentamente, e il sistema di rappresentanza deve essere capace di interpretare e riscontrare i nuovi bisogni delle aziende, trasformandoli in azioni sindacali.

Non è facile, soprattutto se i mutamenti continueranno a svilupparsi in situazioni di congiuntura negativa come l’attuale, che porta spesso, anche comprensibilmente, a tradurre debolezze imprenditoriali, in inefficienza nel sistema Associativo, trasferendo colpe e responsabilità dell’esercente, alla propria Associazione, con il doppio danno di lasciare insoluti i problemi aziendali e di indebolire il sistema di rappresentanza sindacale.

Non è un disimpegno, ma una riflessione che lascio, consapevole della gravosità ma anche dalla responsabilità che competono al rappresentante sindacale, che nell’ultimo anno si è dovuto confrontare con un Governo tecnico che ha approcciato il suo lavoro con metodi assolutamente innovativi, imposti dalla gravità del momento, ma anche dalla specificità del mandato e dalle caratteristiche dei suoi componenti.

Sul Governo Monti ci sono due scuole di pensiero: una soddisfatta del lavoro sviluppato, giudizio che trae origine dalla consapevolezza delle difficoltà che ha dovuto affrontare, della statura istituzionale del Premier e dei componenti l’Esecutivo, di alcuni risultati ottenuti, mentre l’altra scuola esprime un parere negativo, soprattutto per il rigore imposto che ha frenato e spaventato il Paese.

Di sicuro non è un lavoro facile quello di governare un Paese come l’Italia, pieno di debolezze e di comportamenti sbagliati da parte di tutti, dove il senso e il dovere civico sono diventati reperti archeologici, anche per i cattivi esempi che caratterizzano la vita privata e pubblica delle persone.

Ciò premesso, mi prendo la responsabilità di esprimere comunque il mio apprezzamento per l’attività del Governo Monti, per quanto ha fatto e farà per ridare all’Italia equilibrio sui conti pubblici, interventi, anche se a volte deboli, sui tanti temi spesso rinviati o dimenticati, credibilità internazionale, serietà, competenza ed autorevolezza istituzionale.

Certamente non tutti condivideranno questa mia posizione, anche al nostro interno, perché non sempre siamo stati ascoltati o trattati bene, ma le prospettive erano drammatiche e certi provvedimenti che ci hanno interessato vanno valutati con responsabile obiettività.

Per esempio, sui temi dell’evasione fiscale, con il settore interessato dai blitz a largo raggio degli organi ispettivi, che ha fatto emergere diffuse irregolarità e comportamenti sbagliati.

Ci siamo difesi come potevamo, non senza difficoltà e imbarazzo, criticando la spettacolarizzazione delle operazioni di controllo, la loro invadenza, invitando a ricercare anche altrove sacche di evasione/elusione, dove artifici e meccanismi contabili evaporano gli imponibili, a  migliorare gli strumenti di giusta imposizione, rappresentando le difficoltà del settore, dove per molti evasione fa rima con disperazione, suggerendo che comportamenti virtuosi sui temi fiscali, si coltivano offrendo corretti esempi di utilizzo del gettito tributario, spesso invece destinato a sperperi e sprechi improduttivi e mortificanti per il contribuente, di cui la cronaca, anche recente, ha presentato numerosi casi indecenti.

Abbiamo ricevuto segnali forti, espliciti anche per quanto riguardava il nuovo atteggiamento dello Stato sul tema dell’evasione, che abbiamo recepito invitando gli operatori del settore, per quanto di nostra competenza, a crescere sugli aspetti di diligenza fiscale, tralasciando il vittimismo o l’assunzione di prese di posizione contro gli accanimenti ispettivi, che forse sarebbero stati anche apprezzati dalla base associativa, ma che sarebbero stati inopportuni, viste le irregolarità emerse nei controlli, e ingiuste verso quella maggioranza di operatori del settore corretti sul  fronte fiscale e che, da sempre, sostengono che l’evasione è anche un fenomeno che lede il principio di concorrenza leale.

Il Governo Monti ha anche avviato la Riforma del Mercato del Lavoro, mancando forse di coraggio, penalizzando tra l’altro la flessibilità del Rapporto di Lavoro che avevamo faticosamente conquistato e pagato, con il  contributo alle OO.SS.

Alcune situazione le abbiamo  recuperate, come quelle sul lavoro accessorio  attraverso i cd. voucher.

Infatti rispetto  al testo inizialmente presentato dal ministro Fornero, vi è  stato il recupero  di questo importante istituto di flessibilità, che era stato addirittura cancellato, anche se è stato posto un limite di €. 2.000/annue e vincoli nelle figure interessate.

Altre situazioni le abbiamo migliorate  rispetto alla versione iniziale, come la disciplina del lavoro intermittente  o “ a chiamata”, inizialmente ridimensionato rispetto alla legge Biagi, che era stato limitato ad ipotesi talmente residuali da renderlo di fatto inattuabile.

Con la sua reintroduzione  il lavoro intermittente torna ad essere uno strumento essenziale per il nostro settore.

Inoltre, sono  state accolte le indicazioni di FIPE,  riguardanti la semplificazione dei sistemi di comunicazione da effettuare prima dell’inizio della prestazione lavorativa, anche mediante sms, fax o posta elettronica e con modalità semplificate da individuarsi con apposito decreto interministeriale.

Sull’apprendistato nonostante la definizione di una durata minima del contratto, non inferiore a sei mesi, è stata introdotta, nel testo finale, la richiesta di tutto il settore turismo  di poter sottoscrivere contratti di apprendistato professionalizzante, anche a tempo determinato di durata inferiore a 6 mesi, per la attività in cicli stagionali, tipiche del nostro settore.

Altre situazioni, infine, le abbiamo subite, manifestando il nostro disappunto e dissenso.

Basti pensare al contributo  addizionale a carico del datore di lavoro per il finanziamento dell’ASpI  (l'assicurazione sociale per l'impiego), pari al 1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali,  che  sostituirà le indennità di mobilità e di disoccupazione, oppure alle modifiche introdotte nei termini che interessano  i contratti a tempo determinato, complicati sui loro rinnovi.

Oppure, ancora, sull’art. 62 del cosiddetto “decreto liberalizzazioni” dedicato alle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, che impongono, dallo scorso 24 ottobre, la forma scritta dei contratti di fornitura e pagamenti a 30 o 60 giorni, a seconda che trattasi di merce deteriorabile o meno, dove abbiamo fatto sentire la nostra contrarietà.

Non intendo in questa sede entrare nei dettagli tecnici del provvedimento che trovate ampiamente sviluppati nella “Guida Pratica” predisposta da FIPE.

Informo che la Federazione ha dato mandato al Prof. Antonio Baldassare di mettere in campo tutte le azioni possibili atte a contrastare i suoi effetti, non ultime quelle dirette a provocare una pronuncia della Corte  Costituzionale sulla legittimità del provvedimento, oltre che promuovere un esposto all’U.E.

Sull’argomento è stato  attivato un tavolo tecnico presso il Ministero dell’Agricoltura, promosso da Confcommercio, e al quale noi stiamo offrendo il nostro contributo, finalizzato a migliorare il provvedimento su quattro aspetti:

-          L’eliminazione di inutile burocrazia collegata alla forma scritta dei contratti, prevedendo dei distinguo, con suddivisioni delle imprese per classi di fatturato o tipologia di prodotti;

-          L’esenzione del provvedimento per le aziende che hanno rapporti con la Pubblica Amministrazione, di cui conosciamo i ritardi nei pagamenti;

-          L’estensione dell’obbligo al settore dei buoni pasto;

-          Una riformulazione delle sanzioni, impossibili da sostenere.

E’ un provvedimento che vale 6 Miliardi di Euro, che andava accompagnato con alcuni interventi che riguardavano i nuovi bisogni di credito che le impresse dovranno sostenere, e in una situazione come l’attuale, con un sistema bancario in crisi di liquidità, cronicamente debole ad erogare affidamenti a PMI, anche per le loro debolezze economico-patrimoniali, immagino le nuove difficoltà in capo alle aziende, che perdono affidamenti di fornitura, che avevano il loro presupposto sui rapporti storici tra cliente/fornitore, caratterizzati anche da rapporti umani che consideravano i valori immateriali della serietà, dell’onestà, della responsabilità che garantivano il debito.

Vedo un rischio in prospettiva, già sperimentato in altri settori, che sta nel prevedibile aumento di Società finanziarie promosse dalle stesse aziende produttrici, che continueranno ad offrire i loro prodotti, abbinando un servizio finanziario, che produrrà un triplice vantaggio per loro: profitti di fornitura, rendite finanziarie sui prestiti e un legame indissolubile con il cliente, legato con un cappio difficile da sciogliere e che alimenterà, magari, anche contratti di fornitura capestro, ma nel rispetto delle Leggi.

Anche alcuni aspetti di Governance del settore sono stati nuovamente toccati e mi sembra giusto informare, anche se il passaggio potrebbe essere letto come debolezza sindacale.

L’ultimo intervento è il Dlgs. n 147, che ha modificato l’art. 64 del Dlgs n 59 del 2010, con il quale era stata recepita nel nostro ordinamento la direttiva Bolkestein, nel quale è stata abolita la licenza per l’apertura dei pubblici esercizi rilasciata dai Comuni, sostituita da una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) che consente l’inizio immediato dell’attività.

Nello stesso ambito, però, il Governo ha mantenuto l’autorizzazione rilasciata dai Comuni per le zone soggette a tutela, cioè quelle zone per le quali è consentito ai Comuni di adottare provvedimenti di programmazione delle aperture dei pubblici esercizi prevedendo, divieti o limitazioni all'apertura di nuove strutture, qualora motivi di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità, rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi dì controllo, in particolare per il consumo di alcolici, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilità del territorio e alla normale mobilità.

Con questo provvedimento pertanto il governo, se da un lato ha semplificato il procedimento per l’apertura dei pubblici esercizi, dall’altro ha confermato la possibilità dei Comuni, già prevista dal Dlgs n 59, di adottare regolamenti che prevedano divieti o limitazioni a nuovi insediamenti ancorché limitati alle zone del territorio comunale da sottoporre a tutela

Tornando all’azione del Governo, dobbiamo aggiungere che Il Governo Monti  ha operato con caratteristiche che lo hanno rafforzato nella sua azione, in primis il grande consenso parlamentare che l’ha sostenuto, ma ancora di  più il sostegno dell’opinione pubblica, stufa dei meccanismi della vecchia politica e della litigiosità partitica, che pretendeva un cambio radicale nell’affrontare le tante emergenze del  Paese, fino ad allora subordinate agli interessi dei Partiti.

Inoltre, la forte caratterizzazione tecnica dell’Esecutivo, ha consentito di emanare provvedimenti anche impopolari (in campo fiscale, pensionistico, giuslavoristico, sulla spending-review, etc), senza necessità di negoziarli eccessivamente con le Parti Sociali, disattendendone in parte anche funzioni, ruoli e storia.

Ciò ha comportato anche errori di valutazione, recuperati dove possibile, senza  però sostanziali modifiche sull’atteggiamento e sulla determinazione nell’imporre le scelte di Governo.

Alcuni risultati sono stati ottenuti, per i quali ho già espresso apprezzamento, anche se certamente ci ritroviamo un Paese più povero e preoccupato, e il rilievo più forte che si può rispettosamente muovere al Governo Monti è che, finora, le aspettative sui provvedimenti per la crescita rimangono solo ipotesi o deboli tentativi che non incidono come la situazione imporrebbe, con latenti due incognite.

La prima è costituita dalle conseguenze sui consumi derivanti dai nuovi provvedimenti sulla fiscalità contenuti nel Disegno di Legge di Stabilità (la vecchia Finanziaria), con l’innalzamento dell’aliquota I.V.A. ordinaria dal 21 al 22%, la mancata riduzione, nonostante gli annunci,  delle aliquote IRPEF, la riformulazione delle detrazioni fiscali,  anche se tiriamo un sospiro di sollievo per il mancato innalzamento dell’IVA del settore, dal 10 all’11%, come precedentemente previsto.

Ci preoccupa inoltre la mancanza di una chiara strategia di Politica Economica sui provvedimenti per la crescita di cui il Paese ha assolutamente bisogno o se esiste, non è correttamente comunicata.

Osserviamo, pertanto,  con preoccupazione il perdurare di una politica di austerity, dove si taglia la spesa sanitaria, riducendo posti letto e qualità del servizio, i livelli di assistenza ai disabili, gli investimenti per la sicurezza, si penalizzano le pensioni, si tassano i livelli massimi di TFR., si fanno tagli orizzontali ovunque, e si considerano invece come secondari altri provvedimenti che le Imprese ritengono indispensabili, partendo dalla semplificazione di tanti aspetti amministrativi o da incentivi alla crescita, incominciando a limare il cuneo fiscale, che pesa sul costo del lavoro, o ad avviare investimenti sulle infrastrutture di cui il Paese avrebbe bisogno.

Oppure, guardando al nostro settore, gli interventi sulla Spending Review, che ha tagliato orizzontalmente i contratti di fornitura, il mancato intervento sulle procedure delle Gare di Appalto, tra l’altro sollecitate anche dalla Authority competente, con l’aggiudicazione oggi impostata principalmente per favorire il massimo ribasso rispetto al prezzo di base d’asta, con scarsa considerazione agli aspetti qualitativi dell’offerta, che sta portando alla dequalificazione (oltre che alla disperazione) il settore della Ristorazione Collettiva.

Oppure ancora interventi di riordino sul settore dei Buoni Pasto, per efficientare la filiera, oggi in grande sofferenza perché soffocata da una concorrenza alimentata per favorire lo Stato e le aziende che richiedono il servizio sostitutivo della mensa per i propri dipendenti, a danno delle stesse Società emettitrici, dei Pubblici Esercizi convenzionati e degli utilizzatori, che registra anche una quota defiscalizzata mortificante (€. 5,29) , che non si riesce a rivalutare, anche per dare dignità al buono pasto.

Inoltre, e  ancora, il mancato riscontro, nonostante i ripetuti solleciti, inoltrati anche tramite Confcommercio, alle aspettative sul tema delle concessioni demaniali, con il rischio di disperdere la storia degli stabilimenti balneari e delle attività in concessione, a causa della riformulazione dei nuovi canoni di concessione e delle procedure di assegnazione delle aree, per un acritico recepimento di discutibili direttive comunitarie, che hanno portato gli operatori allo stato di agitazione permanente, per difendere le loro aziende, ma anche per far capire l’importanza per il Turismo delle loro attività.

L’altra incognita è il dopo-Monti, con le incertezze e le preoccupazioni che  accompagnano il futuro politico del Paese, con il rischio di ritorno a vecchi schemi e a cattivi comportamenti che non alimentano fiducia e speranza.

Parlare male della Politica è un esercizio facile, anche se inconcludente, oltre che poco serio e rispettoso, e noi non vogliamo insegnare niente a nessuno.

Ci auguriamo però che lo stile, l’autorevolezza, la credibilità, la competenza e il lavoro che, nonostante tutto, il Governo Monti ha espresso nel suo mandato non vengano dispersi e che il Paese sappia esprimere una classe politica che sappia continuare,  e magari anche migliorare, il percorso di recupero e di rilancio del Paese.

Come abbiamo visto i problemi sul tavolo sono molteplici e c’è solo l’imbarazzo della scelta, tra politiche di Governance del settore, relazioni sindacali e contrattualistica del settore, fisco, credito, abusivismo, concorrenza sleale, buoni pasto, canoni demaniali, tasse locali e di scopo, etc.

Per non disperdermi, mi concentro su due temi importanti: il turismo e le prospettive del rinnovo del CCNL di categoria.

Il Turismo, di cui siamo componente importante, è da tutti considerato un indiscutibile asset per il Paese, sul quale si sprecano parole e si registrano  poche iniziative che lo valorizzano.

Il primo aspetto, che sosteniamo da sempre, è la conferma del ruolo di primo piano, in termini economico-quantitativi, che la ristorazione, intesa in senso largo, occupa nella catena del valore dell’economia turistica, sia con riferimento al turismo straniero che a quello interno, considerando anche la considerevole quota di consumi (e di valore aggiunto) che viene dai servizi di intrattenimento e di spiaggia che fanno parte del nostro Sistema.

Ma c’è un altro aspetto, assolutamente non secondario, relativo al valore immateriale della nostra ristorazione, decisivo nel rendere appetibile la nostra offerta turistica.

E’ talmente importante che, per i turisti stranieri, occupa il secondo posto, dopo il patrimonio culturale, nella graduatoria dei fattori che determinano la scelta dell’Italia.

Se questo è un valore, andrebbe tutelato, salvaguardato, sostenuto e promosso, e non maltrattato, promuovendo la banalizzazione che molti interventi legislativi favoriscono, stressando l’offerta sul lato concorrenziale, concedendo a tutti la possibilità di somministrare, senza un minimo di riguardo ai requisiti minimi di accesso alla professione o una seria valutazione dell’impatto socio-ambientale che le nostre attività producono sul tessuto urbano.

In aggiunta, poi, rimangono le differenze onerose tra chi, come i Pubblici Esercizi, sono obbligati a sottostare alle tante regole che conosciamo, e gli “Altri”  - Sagre, Circoli Privati, Feste di Partito, Agriturismo, etc. - che beneficiano di deroghe e agevolazioni che alimentano un mercato parallelo, che si sviluppa in un contesto di concorrenza alterata sempre maggiore.

Abbiamo sempre criticato questa difformità di trattamento, con scarsi risultati.

Di nuovo c’è che abbiamo presentato un esposto all’U.E., chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione a carico dell’Italia per “Aiuto di Stato” riconosciuto a particolari categorie di soggetti e, contemporaneamente, intrapreso azione nei confronti dell’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) affinchè intervenga sul Governo per ripristinare la giusta concorrenza nel settore.

Inoltre, vista la costante ricerca di risorse per affrontare le tante emergenze del Paese, abbiamo invitato più volte il Governo a recuperare 2 miliardi di gettito fiscale, ridisciplinando la normativa che riguarda gli abusivismi che da tempo denunciamo, raccogliendo da alcuni Ministri nuova determinata attenzione.

E’ un tema delicato, anche perché va trovato il giusto equilibrio tra le nostre giuste aspettative e le esigenze di poche Associazioni di volontariato, impegnate in campo sociale, che meritano un regime privilegiato, ma un filtro e un limite all’imperante attuale abusivismo va ricercato e su questa prospettiva stiamo sollecitando interventi normativi ormai inderogabili.

La ristorazione, dunque, è un fattore competitivo essenziale nell’economia turistica globale di questo secolo, dove prevale il modello dell’integrazione dei servizi su quello della ricettività.

Condividiamo alcune delle linee di intervento che dovrebbero essere contenute nel Piano Strategico del Turismo messo a punto dal Ministro Gnudi.

Ci riferiamo, in particolare, al tema di una migliore razionalizzazione della Governance e ad un ruolo più incisivo dell’Enit sui mercati esteri, ma aspettiamo di conoscere più dettagliatamente i contenuti del Piano per una valutazione di merito complessiva.

Forti della consapevolezza del ruolo delle imprese che rappresentiamo, che non è espressione di un interesse di parte, ma vuole guardare all’interesse generale del Paese, abbiamo posto l’esigenza di un modello organizzativo del nostro sistema di rappresentanza nel turismo più equilibrato e più rispettoso di tutte le parti interessate.

Sul tema FIPE deve essere indubbiamente più incisiva e costruttiva, cosa che ha cercato di fare, prendendosi la responsabilità di mettere in discussione Confturismo che, a nostro avviso, era diventata strumentale principalmente per gli interessi della  componente forte del settore, un po’ meno per gli altri, o quanto meno per FIPE, che da Confturismo aveva subito un torto sulla vicenda del “Codice del Turismo” dell’ex Ministro Brambilla.

Non è vittimismo, ma premessa importante sulle prospettive.

Confcommercio si pone da tempo il tema del rilancio del turismo all’interno del Sistema Confederale, con un progetto che Fipe condivide, che vede l’attribuzione della rappresentanza del comparto in capo allo stesso Presidente Confederale, che raccoglie in Confturismo – organo di coordinamento delle categorie di settore – indicazioni operative e politiche, con facoltà di delegare specifiche competenze e ruoli, e strutture esecutive organizzate all’interno di Confcommercio, con giuste attenzioni anche agli aspetti economici di gestione.

Questo progetto non è ancora pienamente condiviso, ma per farlo condividere è necessario che Confcommercio aiuti e sostenga le Federazioni più deboli del comparto.

Fipe ha chiesto e ottenuto su tanti temi che non ha potuto o saputo gestire da sola, apprezzando e ringraziando per l’aiuto, e altrettanto dovrebbero fare le altre componenti e per accelerare il processo di aggregazione, Confcommercio dovrebbe stare loro ancora più vicina sui temi propri delle categorie.

L’aggregazione si ottiene dando risposte sui problemi veri e il progetto, quindi, va  fertilizzato, concentrando attenzione sui bisogni delle singole Federazioni, che potrebbero poi essere più sensibili ai segnali di ricompattamento che si stanno trasferendo.

I temi del Lavoro, invece, sono prioritari, non solo perché si stanno avviando le pratiche del rinnovo del CCNL di categoria, con la ricezione delle piattaforme contrattuali a firma delle controparti sindacali, ma anche perché lo stato di crisi ha accentuato le difficoltà del settore, tra l’altro già rappresentate alle OO.SS.

Una marginalità in forte sofferenza, con tanti elementi di flessibilità contrattuali ribaltati dai provvedimenti di Riforma del Mercato del Lavoro, con una organizzazione aziendale in continua evoluzione/adattamento alle trasformazioni del mercato, anche per quanto riguarda competenze, mansioni, orari di lavoro, una domanda che riflette gli effetti della crisi, sono nuove situazioni che ci impongono una riflessione sul modo di approcciare l’imminente rinnovo del CCNL.

In passato, abbiamo sempre affrontato questo passaggio con un “Portafoglio” certamente dimagrito con il passare degli anni, ma ancora sufficientemente rifornito per sostenere le richieste delle controparti sindacali, garantiti anche da un mercato che consentiva l’assorbimento di nuovi costi.

Oggi questo non è più possibile e tanti elementi dati per scontati, ora vanno rimessi sul tavolo perché molte imprese sono al limite della sopravvivenza.

Non so come faremo, ma questo è un periodo di sacrifici, per tutti, da affrontare con molta responsabilità anche da parte delle controparti sindacali e il segnale di grande preoccupazione già rappresentato alle OO.SS., è stato lanciato non per fastidioso tatticismo, ma per richiamare sensibilità e responsabilità sul tema, certi di avviare un dialogo che salvaguardi imprese e lavoratori.

Un primo segnale che conforta è stata la sensibilità dimostrata dalle OO.SS. a raccogliere le nostre istanze sull’elemento economico di garanzia, che era da liquidare ai nostri collaboratori, ove spettante, con la retribuzione dello scorso ottobre, e l’erogazione dell’ultima tranche salariale di aprile 2013.

E’ evidente che i presupposti sui quali si regge il CCNL in vigore sono inaspettatamente mutati, in termini di gravità e velocità, per fatti imprevedibili al momento della loro sottoscrizione.

Gli accordi e le firme vanno onorate,  e su questo ne va della credibilità e della serietà della nostra Federazione, ma è altrettanto legittimo porre alle OO.SS. una riflessione responsabile sul momento drammatico che stanno vivendo le nostre aziende, richiedendo un “congelamento” dell’erogazione dell’importo dovuto come elemento economico di garanzia, raccogliendo la loro disponibilità ad approfondire il tema e a valutare insieme soluzioni.

E’ rischioso e scortese dare interpretazione di parte, ma colgo l’occasione per ringraziare le OO.SS. per la disponibilità e la sensibilità che abbiamo registrato, e auspicare che questa prima esigenza, oltre a quella più impegnativa riferita al rinnovo del CCNL di categoria, possa essere sviluppata all’interno di relazioni sindacali nelle quali, nel rispetto di ruoli e responsabilità, sia interesse principale salvaguardare il lavoro, di tutti, collaboratori e imprenditori del settore, senza tatticismi e guardando la nuova realtà!

Desidero, infine, chiudere il mio intervento, ringraziando, oltre all’Assemblea e ai cortesi  Ospiti per l’attenzione e la considerazione riservata, le tante persone che mi hanno sempre aiutato e consigliato nel difficile impegno sindacale, in primis, i Vertici politici ed esecutivi di Confcommercio, rappresentati rispettivamente dal Presidente Carlo Sangalli e da Francesco Rivolta e Luigi Taranto.

Scontato il ringraziamento alla struttura di FIPE, diretta egregiamente dal Dott. Marcello Fiore, ma il richiamo è utile per manifestare un sentimento che esprimo, spero interpretando anche il pensiero e l’apprezzamento di tutta l’Assemblea.

Grazie e buon lavoro.

scarica la relazione

punto_presidente

GLI APPETITI DA ALLONTANARE!
L’art 62 è un provvedimento che avrà pesanti ricadute sulla nostracategoria
Piove sul bagnato! In una situazione di persistente grande difficoltà, si inserisce la vicenda dell’Art. 62 del “Decreto Liberalizzazioni” che ha ridisciplinato i rapporti di fornitura dei prodotti agricoli e agro-alimentari, imponendo, tra l’altro, la forma scritta dei contratti e pagamenti a 30-60 giorni, a seconda che trattasi di merci deteriorabili o meno. È un provvedimento che avrebbe una sua logica, quella cioè di imporre corrette prassi commerciali, dove spesso rapporti di forza o patti leonini sbilanciano, a favore del soggetto più forte, condizioni spesso insostenibili.
Alcuni grandi centri di acquisto che prima pagavano quando volevano, ora avrebbero un vincolo temporale, che certamente rispetteranno, ma che porterà ad un prevedibile aumento della scontistica dovuta, ripristinando le ingiustizie che il provvedimento vorrebbe combattere. Diversa è la sorte per le PMI della ristorazione e del dettaglio alimentare, soffocate da nuova burocrazia e da scadenze difficili da rispettare, sia per la criticità economica delle loro gestioni, che per la difficoltà di accesso al credito.

leggi l'intero articolo pubblicato su mixer di dicembre -gennaio 

dic12-stoppani

link correlati - tutti gli articoli Fipe di dicembre-gennaio:

Alcoolismo e giovani. Reprimere o prevenire? a cura di Marcello Fiore

Quale futuro per il pubblico esercizio? a cura di Silvio Moretti

Dove sta andando la ristorazione? a cura di Luciano Sbraga


mixer rivista on line

 

 

{jcomments on}

punto_presidente

IL LAVORO È UN DIRITTO DI TUTTI
Da una situazione come l’attuale si esce solo remando insieme nella stessa direzione, in gioco c’è la sopravvivenza di tante imprese e altrettante famiglie
La recente Conferenza di Sistema di Confcommercio ha dedicato un interessante spazio di approfondimento ad alcuni casi di successo del settore.Tra questi, l’esperienza di un ex manager di multinazionale del settore dei beni di largo consumo, che abbandonata una carriera ben avviata, decide di aprire un Pubblico Esercizio a Roma, con novità assolutamente innovative: apertura solo serale e per 5 giorni alla settimana aggressive e sofisticate iniziative di marketing, con utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione informatica. Ho ascoltato con attenzione e curiosità la sua storia, anche perché confortante e diversa rispetto alle preoccupazioni e alla sfiducia che invece raccolgo sistematicamente in questo periodo. Interpretavo però nel suo racconto qualcosa di anomalo (la corretta distribuzione dei costi fissi per affitti su una attività aperta parzialmente, un personale chiamato a fare solo lavoro ordinario e, quindi, necessariamente incentivato con dei bonus, i costi per le attività di marketing, etc.). Mi sono quindi permesso di chiedere le motivazioni che lo hanno spinto ad intraprendere un business in un settore con alta concorrenza, bassa marginalità e soprattutto se a distanza di tempo rifacesse questa scelta

leggi l'intero articolo pubblicato su mixer di novembre

preside-nov

link correlati - tutti gli articoli Fipe di novembre:

Mixer di novembre on line

Marcello Fiore -  I “danni collaterali” di industria ed agricoltura

Luciano Sbraga -  Le spine della bilancia commerciale del turismo

sito mixer

 

{jcomments on}

punto_presidente

RECENSIONI ONLINE: ATTENZIONE AGLI ABUSI
stoppani

La Fipe ha chiesto di dare tracciabilità alle recensioni, eliminando l’anonimato
L’autunno è anche la stagione dell’uscita delle guide gastronomiche, attese probabilmente con minore curiosità rispetto al passato, forse perché esistono problemi più important, ma anche perché avanza il fenomeno nuovo delle recensioni online, di cui Tripadvisor è lo strumento più utilizzato e conosciuto.
I due strumenti di valutazione, però, presentano una differenza sostanziale. Infatti, mentre le guide storiche sono elaborate da “professionisti”che ci mettono firma, faccia e credibilità, quelle online sono affidate ai ”dilettanti” della rete con i rischi che ne conseguono per le attività recensite e per gli stessi utilizzatori. Ho sempre sostenuto che un (bravo) imprenditore non ha bisogno delle guide per valutare il livello della sua attività. Ci arriva da solo, valutando anche il comportamento dei clienti che frequentano il suo locale; clienti che pagano e che, se soddisfatti, ritornano, e danno poi un rating indiscutibile.
Le guide però hanno fatto molto bene al settore: lo hanno valorizzato e stimolato; hanno promosso e premiato la qualità della ristorazione italiana e, soprattutto, hanno offerto ai lettori anche uno strumento facile di orientamento di base.
Da qualche anno si stanno affiancando le guide online, affidate al vasto pubblico dei navigatori del web. È un processo che non si può fermare e i social network sono diventati importanti laboratori di civiltà, fondamentali per lo sviluppo ancora più democratico del nostro futuro...

leggi l'intero articolo pubblicato su mixer di ottobre

pres_ott_2012

link correlati - tutti gli articoli Fipe di ottobre:

Mixer di ottobre on line

Alfredo Zini  - Sostegno per i giovani

Marcello Fiore - Strategie per controllare il consumo di alcolici

Luciano Sbraga - Prezzi, consumi e... dintorni

Caterina Cirillo - Con l’articolo 62 stretta sui termini di pagamento

sito mixer

 

{jcomments on}

punto_presidente

IN PRIMA FILA PER LA LEGALITÀ
stoppaniRecentemente il settore dei Pubblici Esercizi è stato oggetto di cronaca nera, con le notizie che riguardavano l’infiltrazione della criminalità, che trova nel nostro comparto terreno fertile per investire, o meglio per riciclare denaro di illecita provenienza o comunque per avviare attività che lo danneggiano (usura, taglieggiamenti, imposizione di fornitori, etc.).
La Magistratura sull’argomento è vigile e quando riesce, agisce di conseguenza, con
sequestri, arresti e chiusure di esercizi, lasciando esterefatti chi, come me, non solo ha la responsabilità di rappresentare il settore, ma ha la conoscenza della parte sana del comparto, prevalente per fortuna, fatta cioè di operatori che si dannano, soprattutto in questo periodo di grande crisi, costruendo il loro percorso imprenditoriale sull’onestà e sulla legalità. Le notizie a cui mi riferivo, quindi, da una parte mi feriscono, perché proiettano brutta immagine sulla categoria, dall’altra mi confortano per l’efficacia dell’attività giudiziaria, capace di intercettare, nonostante gli artifici amministrativi che li sostengono, finti progetti imprenditoriali, che fanno un doppio danno. Il primo è il danno che fanno alla Società in generale, perché sviluppano business allargando un raggio d’azione che indebolisce i valori sani sui quali si consolida una comunità, rispettosa dei sentimenti e dei principì, diseducando e minando alla base il lavoro, la passione, la dignità, l’orgoglio, il rispetto, che sono i pre-requisiti che, chi lavora onestamente, conosce bene.

leggi l'intero articolo pubblicato su mixer di settembre

presidene-sett

link correlati - tutti gli articoli Fipe di settembre:


Alfredo Zini - Il valore del turismo

Marcello Fiore - Il salario è ancora una variabile indipendente?

Stoppani/Mangia - Dialogo sulle scelte estreme

Silvio Moretti - Nel dedalo della riforma

Luciano Sbraga - Diventare grandi rimanendo piccoli

 

{jcomments on}

punto_presidente

AVREMO IL SOLE DOPO LA TEMPESTA?
stoppaniCome saremo dopo questa crisi? È una domanda che spesso viene posta e alla quale non è facile dare una risposta per le caratteristiche epocali di questa crisi uniche nella loro gravità, complessità, durata, ampiezza e conseguentemente sui danni che sta causando.
Innanzitutto non faccio parte della schiera di quanti attribuiscono effetti salutari alle crisi, perché suggerirebbero cambiamenti, riforme, ristrutturazioni, riflessioni sui nostri comportamenti sui quali avviare migliorie che solo le difficoltà sarebbero in grado di imporre. I cultori di questa dottrina, probabilmente, non hanno mai gestito aziende e hanno studiato i momenti economici in comodi osservatori dove manca l’elemento essenziale, cioè il rischio che sta dietro ad ogni decisione imprenditoriale. Un buon imprenditore non ha bisogno di momenti di crisi per capirei limiti, le debolezze e le fragilità della propria impresa, sulle quali ha l’obbligo di operare soprattutto nei momenti di benessere se non vuole percorrere la strada del declino che la crisi può solo accelerare.
Esistono le eccezioni, da ammirare, ma le crisi normalmente lasciano soprattutto morti e feriti, imprenditorialmente parlando. Questa poi vale una rivoluzione, poiché ha demolito sicurezze, convincimenti, ricchezze, e il mondo che ci ritroveremo sarà certamente molto diverso rispetto a quello di prima. …..

leggi l'intero articolo pubblicato su mixer di giugno

sto-giu

link correlati - tutti gli articoli Fipe di giugno:

Alfredo Zini  - Terremoti e terremoto

Marcello Fiore - E la chiamano liberalizzazione…

Luciano Sbraga - Verità e bugie sugli studi di settore

leggi ultimo  Mixer

{jcomments on}

punto_presidente

COME CONCILIARE FAMIGLIA E LAVORO
stoppani

Il VII° Incontro Mondiale delle Famiglie     a Milano, promosso dal S. Padre, con Fipe sostenitrice dell’evento, è spunto di riflessione sulla conciliazione Famiglia e Lavoro: un tema che interessa la qualità della vita anche dei nostri imprenditori. Non vorrei banalizzare l’argomento di grande spessore teologico-culturale, ma portare la mia (modesta) esperienza di persona che nasce in una famiglia patriarcale (genitori, sette fratelli, nonni e zii), di amministratore di azienda con tante persone e altrettante loro competenze, sensibilità e problemi da capire e sostenere, e infine di rappresentante di categoria che ha certamente qualche responsabilità sull’esasperato consumismo che ha distratto da certi valori e cambiato le abitudini.
Oggi la famiglia è in crisi per tanti motivi: il lavoro  manca e con esso manca il necessario per la famiglia; altre volte può essere molto impegnativo e togliere occasioni di dialogo, ascolto, rispetto e reciproco aiuto. La famiglia, però, è in crisi anche perché è cambiato tutto il suo contorno. Il benessere generalizzato ha portato a nuovi bisogni veri o presunti. Ma più del lavoro a destabilizzare la famiglia è stato l’avvento di nuovi mass media, l’informatica, la globalizzazione, un continuo progresso che ha cambiato le teste e i riferimenti delle persone.
All’origine del decadimento c’è certamente anche un problema di quantità di tempo e soprattutto della qualità da dedicare alla famiglia e su questo aspetto andrebbero approfonditi gli aspetti educativi e formativi che caratterizzano oggi la funzione di genitori...

leggi l'intero articolo pubblicato su Mixer di maggio

presidente_maggio_2012_mixer

punto_presidente

LIBERALIZZAZIONI: RISCHIO BA(ZA)R
stoppaniLa crisi in corso, i provvedimenti sulle liberalizzazioni e semplificazioni del Governo Monti, un mondo che cambia vorticosamente e altre situazioni contingenti stanno ponendo un interrogativo sul futuro del Pubblico Esercizio nel senso storico del termine.
Per storico intendo il Pubblico Esercizio con una sua precisa identità (ristorante, pizzeria, osteria, trattoria, bar, caffetteria, gelateria, locale serale, discoteca, night, etc.) con declinazioni condizionate dalle competenze e dalle professionalità del titolare,ma anche dal tipo di clientela, da orari di apertura, ubicazione, dimensioni, oltre che dai regolamenti d’igiene, ma con una offerta precisa e circoscritta agliambiti della somministrazione di cibo e bevande o dell’intrattenimento.
Su queste caratteristiche Fipe ha da sempre impostato la sua linea sindacale,difendendo tipicità, identità, professionalità,tradizione e valore sociale del Pubblico Esercizio, di fronte all’aggressione che veniva dal mercato post-lenzuolate Bersani, sostenendo il principio di base “stesso mercato – stesse regole”, combattendo le invasioni e gli abusi/abusivismi. Nel frattempo la somministrazione è stata estesa abbondantemente e spesso è statala comoda contropartita offerta a categorie in sofferenza commerciale.

leggi l'intero articolo
art_stopp

Giovedì, 08 Marzo 2012 13:44

aprile 2012 - Evasione e Disperazione

EVASIONE E DISPERAZIONE
foto_presidenteLe difficoltà del momento si manifestano in tanti modi, anche nella frequenza con la quale imprenditori del settore mi confidano i loro problemi, chiedendomi aiuto, consigli, conforto. Sono momenti di grande tristezza, sia per chi confessa i suoi problemi, sia per chi li riceve.

Martedì, 25 Ottobre 2011 16:12

25-10-2011 Stati Generali Confcommercio

Intervento del Presidente

Stati Generali Confcommercio "Anzitutto Italia"

Milano, 25 ottobre 2011

Le crisi colpiscono in genere tutti indistintamente, confermando quindi la teoria dei vasi comunicanti che vale per la fisica  ma anche per l’economia.
Una crisi come questa ha fatto vittime e danni dovunque, anche nel settore dei Pubblici Esercizi.

Premesso che non ci piace la cultura della lamentela, inconcludente e inopportuna vista la gravità del momento, siamo consapevoli che dalla crisi si esce innanzitutto recuperando le migliori energie, che ognuno per le proprie responsabilità deve ricercare.

Senza  le motivazioni, la passione, la determinazione, oltre che le competenza che ogni imprenditore deve raccogliere,  non esiste futuro  per qualsiasi impresa.

La prima medicina quindi sta nel combattere la depressione e il senso d’impotenza che a volte caratterizza i  comportamenti degli imprenditori, magari stimolando con più energia una migliore attenzione delle Istituzioni ai bisogni delle aziende e interventi di politica economica che tamponino le emergenze e rilancino lo sviluppo del Paese.

Ecco, la Politica, che da sempre ha il compito di creare le migliori condizioni di contesto per consentire alle imprese di crescere, di creare valore, di distribuire ricchezza, oggi sembra aver dimenticato questa funzione fondamentale.

La Politica,  a nostro avviso,  deve invece fare la sua parte per evitare di distruggere un patrimonio di saperi e di sapori, un attrattore formidabile per il nostro turismo, un sistema di servizi (ristorazione, intrattenimento, balneazione) quale è il Pubblico Esercizio.

Le cose vanno male  non  solo per colpa della crisi generale dei consumi.

Giocano un ruolo nefasto per la categoria  anche le politiche di settore, sempre più orientate verso un “liberismo” che  la sta dequalificando, abbruttendo, impoverendo, banalizzando e sulle quali è indifferibile una assunzione  di responsabilità piena da parte della Politica, che deve trovare con urgenza i rimedi.

In Cina, paese simbolo del nuovo che corre, per avviare una attività che abbia per oggetto il cibo, ci vogliono almeno 10 mesi per ottenere la licenza, perché ritengono l’attività sensibile per gli aspetti di tutela della salute pubblica.

In Italia, che ha fatto sulla buona tavola la sua storia e la sua cultura di vita, basta pochissimo e il nostro Premier,  e non una volta sola, ha portato come cattivo esempio di burocrazia, i passaggi previsti per l’apertura di una Pizzeria.

Questa posizione sta portando a consentire a tutti di fare tutto, male, diseducando e disorientando il consumatore, abbassando il livello qualitativo dell’offerta, portando il settore verso un lento declino che va contrastato.

Inoltre   il diffondersi di una inaccettabile cultura della “tolleranza amministrativa”,  che in questi anni ha generato un’offerta parallela di somministrazione (agriturismi, circoli privati,  sagre, artigiani somministratori) che sviluppa concorrenza sleale, danno erariale e rischi igienico-sanitari, sta deprimendo gli esercenti alle prese con doveri nuovi e impegnativi, come quelli connessi alla responsabilità sociale dell’impresa.

Su quest’ultimo delicato aspetto di grande attualità, vi sarebbe certo un atteggiamento più professionale verso i temi dell'alcol e delle devianze giovanili,  se non vi fossero periodicamente  campagne che alimentano spesso e solo comportamenti ancora peggiori e più trasgressivi.

Il settore del Pubblico Esercizio, poi, gode o soffre degli andamenti turistici che interessano il Paese, sui quali registriamo una domanda interna, prevalente, che segna il passo e una domanda estera che cresce ma in una  misura insufficiente rispetto alla diminuzione di quella interna.

Un’altra  proposta quindi è quella di rafforzare gli interventi sul turismo, sul quale qualcosa si sta muovendo, ma ancora in misura troppo debole rispetto alle potenzialità che il settore offre, anche senza bisogno di grandi risorse economiche, intervenendo magari sull’ indennità di disoccupazione che produce effetti distorti sulla stagionalità e livello di professionalità del settore.

A cominciare dall’ intervenire con urgenza ed equità su un comparto strategico per l’economia del settore quale è quello della balneazione , per troppo tempo costretto ad una precarietà pericolosa. Oltre 20.000 imprese aspettano da anni  una regolamentazione giusta dei canoni demaniali, con l'obiettivo condivisibile di ripianare privilegi o canoni inadeguati, ma senza accanimenti e con più giusti equilibri nella nuova disciplina, che rischia di stravolgere un sistema di servizi unico al mondo con l’ormai prossima introduzione delle gare pubbliche per il rilascio delle concessioni demaniali.

Bisogna che il Governo accolga la richiesta di tutti gli stabilimenti balneari italiani e estrapoli dalla Direttiva Servizi l’intero settore.

E, sempre in tema di gare d’appalto, quando si tratta di servizi alimentari  (mense o buoni pasto) non si può continuare ad assimilare queste gare con quelle per acquisti di matite o di computer, privilegiando solo ed esclusivamente le offerte al massimo ribasso e poi anche ritardare  il pagamento del servizio anche di 18/24 mesi.

Mangiare fuori casa deve sempre trovare garanzie di qualità,  perché ne va di mezzo la salute dei cittadini, soprattutto quando lo si fa per necessità , come avviene in mensa scolastica od ospedaliera. E per garantire la qualità non si può comprimere oltre misura i margini di chi eroga il servizio. Altrimenti si fa spazio a soggetti che hanno altri interessi…

E, infine,  c’è la “questione giovani”.


Il movimento degli “Indignados”, da biasimare e condannare per le violenze di Roma, è l’espressione del grave malessere che colpisce i giovani che non trovano lavoro, attenzioni e rispetto.

I giovani pretendono un loro ruolo e vogliono interventi nei temi del lavoro, presupposto indispensabile su cui impostare una famiglia, una prospettiva professionale, cioè avere una indipendenza economica per costruire la loro vita.

I mestieri si imparano da giovani.

Impegno di tutti deve essere quello di dare anche ai nostri ragazzi le opportunità di crescita che altre generazioni  hanno avuto con tanti eccessi (tempi di avvio al lavoro, gerarchie, orari) e molte mancanze sui temi economici e rispetto dei diritti. Eccessi e difetti che hanno però fortificato generazioni piene di valori.

In un Paese  che ha previsto quote per i disabili e quote rosa per le donne, non vedo fuori luogo puntare ad una “quota giovani” nelle aziende per favorire l’apprendimento dei mestieri. Lo ha già fatto, a suo modo e con tutti i difetti che ha, il mondo del calcio, limitando l’impiego dei “fuoriquota” nelle serie inferiori.

Dovremmo riflettere su qualcosa di simile per un ambito più importante qual è il mondo delle aziende in generale e di quelle del Pubblico Esercizio in particolare, che ha bisogno di giovani, della loro vivacità, intraprendenza forza, motivazione, freschezza mentale e genialità.

Insomma “Alzati, Italia” e pensa al tuo futuro.