Interventi del Presidente

Martedì, 15 Ottobre 2013 02:00

ottobre 2013 - Arriva la ripresa?

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ARRIVA LA RIPRESA?
Autorevoli fonti informano di rilevamenti che testimonierebbero un’inversione di tendenza del quadro economico e una nuova fase di ripresa con gli indici di fiducia dei consumatori e delle imprese in crescita


Constatare che si sta diffondendo un (moderato) clima di ottimismo è già confortante, perché i consumi sono condizionati dalla capacità di spesa dei consumatori, grazie ai redditi di lavoro, d’impresa, di natura finanziaria e altro, ma anche dal sentiment. Gli apocalittici scenari che hanno caratterizzato l’informazione economica degli ultimi anni hanno castigato la propensione ai consumi della gente, già gravemente condizionati da una crisi vera e grave che ha fatto vittime e devastato i bilanci di famiglie e imprese. I segnali di ripresa sono ancora troppo deboli e molto spesso registrano solo il rallentamento o la fermata dei dati negativi che registrano i fatti economici. Inoltre, anche se veri e documentati, questi segnali positivi si raccolgono sottovoce e con prudenza, non solo per scaramanzia o per evitare repentine smentite, ma anche perché lo scenario è ancora pieno di troppe nuvole, che offuscano il panorama. Lo spettro della guerra nel medio-oriente, le tensioni internazionali, gli effetti della terapia monetaria con la quale molti paesi hanno curato la crisi, dopandola di liquidità, rilasciano ancora troppe incertezze e incognite per il futuro....

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Domenica, 15 Settembre 2013 02:00

settmbre 2013 - Expo e dintorni

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“EXPO E DINTORNI”


Un’occasione fondamentale per vincere le diffidenze di molti e per rilanciare il turismo nel nostro paese
Expo entra nella fase decisiva, con qualche preoccupazione, dettata dai tempi ormai stretti, ma anche da qualche convinzione in più, grazie anche a nuova determinazione che si interpreta a tutti i livelli dell’organizzazione.
Sulla manifestazione si registrano ancora molte perplessità, circa i costi da sostenere, che comunque daranno un contributo alla crescita, sui tempi, dove si registrano certamente ritardi, che costituiscono una costante nel nostro modo di approcciare le cose, sul progetto
e i contenuti, dove ognuno ha il suo rispettabile punto di vista, ovviamente contrario a quello ufficiale sulla logistica e la mobilità, sull’accoglienza e l’ospitalità, sugli orari, sulla gestione dell’indotto e/o gli eventi, oltre che
su tanti altri temi, segno che l’evento è atteso, sentito e comunque ritenuto importante, visto l’interesse che suscita, anche sul fronte dei contrari e dei critici...


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Lunedì, 22 Luglio 2013 02:00

luglio-agosto 2013 - Star Chef e crisi

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STAR CHEF E CRISI


L’attenzione dei media verso la ristorazione è motivo di orgoglio e mostra la crescita della categoria tanto più in un momento di grave crisi in cui siamo chiamati a scelte difficili
Registriamo con grande soddisfazione la crescente attenzione dei Media, in particolare la TV, al mondo della Ristorazione, che sicuramente informano sullo stato del settore, educano il consumatore verso corretti stili alimentari, mantengono alta l’immagine di una categoria, quella dei (bravi) cuochi, sui quali si sta consolidando l’attività di tutela, valorizzazione e promozione del Food in Italy.
C’è certamente molta spettacolarizzazione, ma è evidente l’interesse che trascina un movimento, anche editoriale e di pubblicità indotta, che crea lavoro e benessere. è motivo di orgoglio, poi, per chi ha la responsabilità di rappresentare il
settore, vedere la capacità, di cuochi e affini, di tenere la scena, con autorevolezza, personalità, competenza e dialettica, superando la timidezza e l’approssimazione di linguaggio del passato, segnale confortante di un avanzamento della
professione nella graduatoria della classifica sociale. Di grande impatto televisivo è il format internazionale, replicato con successo in Italia, che affronta i casi dei Ristoranti in difficoltà, affidando diagnosi, terapia e cure alle mani qualificate ed esperte di uno dei nostri più bravi chef.


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Lunedì, 10 Giugno 2013 02:00

giugno 2013 - Movida: perchè sì!

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MOVIDA: PERCHÈ SÌ!

La posizione equilibrata di fipe rappresenta le aziende che hanno favorito il fenomeno ma non dimentica le esigenze di chi critica gli eccessi Come le rondini a primavera, con la bella stagione ritornano le discussioni sulla Movida, con il perenne contrasto tra chi considera il fenomeno positivamente, e non solo per gli aspetti di business che genera, e chi, invece, lo critica e lo contrasta, considerandolo elemento di disturbo e disordine sociale.

La Fipe, ovviamente, è schierata con i sostenitori del fenomeno, perché ha in prima linea imprese associate, che lo hanno favorito, adattato ai nuovi stili di vita e fatto occasione di business, ma lo fa con un atteggiamento che considera le esigenze di quanti lo criticano, perché vittime degli eccessi e delle devianze che vanificano tutto il buono che produce. La Fipe ha commissionato al Censis, in collaborazione con il Silb, una ricerca per approfondire il fenomeno, ricercando i presupposti, le ragioni e le prospettive di comportamenti che hanno stravolto abitudini, favorito tendenze, promosso aggregazione e socializzazione, alimentato interessi, generato nuovo traffico, rumori, sui quali si alimentano dibattiti e scontri, sui quali non si riesce mai a trovare una quadra, perché le ragioni e i torti sono ben distribuiti.


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Domenica, 10 Marzo 2013 01:00

maggio 2013 - Gli allarmi disperati

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GLI ALLARMI DISPERATI


C’è una questione morale nel paese che deve essere affrontata come priorità nell’interesse di tutti in particolare dei tanti senza speranza che arrivano al punto di togliersi la vita Stanno purtroppo diventando sempre più frequenti suicidi di persone che, impotenti di fronte ai problemi che la crisi ha ingigantito, si fanno travolgere dalla disperazione, trovando il rimedio nell’atto estremo di togliersi la vita.


Tante di queste persone sono imprenditori, per cui espressione di un mondo che conosciamo bene, che meritano rispetto, cristiana comprensione oltre che una preghiera. Sono però episodi che devono far riflettere, soprattutto per capire il contorno di disperazione nel quale maturano queste decisioni, che impongono capacità di presidio dei problemi, di ascolto dei bisogni delle persone, di sensibilità, umanità e disponibilità ad aiutare coloro che sono in difficoltà.
Non è certamente un tema facile, più comodo da svicolare che affrontare, ma i segnali di preoccupazione che il mondo delle Imprese, da tempo, trasferisce, impone di non sottovalutare il fenomeno.I momenti di depressione delle persone sono più diffusi di quanto si possa pensare, anche se lascio a chi per mestiere analizza la psicologia umana lo studio del comportamento umano, sul quale esiste già ampia didattica.


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Lo Stato è assente, i burocrati litigano, le imprese muoiono - a cura di Marcello Fiore

La spesa dei ristoranti vale sette miliardi di euro - a cura di Luciano Sbraga

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Domenica, 10 Marzo 2013 01:00

aprile 2013 - Nuove relazioni di lavoro

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Nuove relazioni di lavoro

Le difficoltà economiche creano maggior compattezza nelle aziende ed emerge l’esigenza di fare squadra per superare la tempesta
La crisi in atto sta facendo soprattutto danni, ma confermando la regola che nelle difficoltà si possono interpretare anche lati positivi, uno di questi è il nuovo rapporto che sta crescendo tra l’imprenditore e i dipendenti, dove con i diritti e i doveri contrattuali stanno avendo un ruolo importante i sentimenti.
Il nostro settore è sempre stato caratterizzato da forte turn-over, solo in parte giustificato dalla stagionalità; prevalente era la comprensibile voglia di crescita da parte dei collaboratori, sia sugli aspetti professionali che retributivi.
Il settore era in crescita, l’offerta di lavoro pure e, quindi, la domanda trovava spesso terreno fertile, favorendo vivacità e propensione ai cambiamenti dei posti di lavoro, alimentando anche aspettative spesso non allineate alle competenze. Ricordo i tempi in cui ci si rubava cuochi, camerieri e baristi senza tanti riguardi allo stile delle operazioni, spesso sopravvalutando le professionalità, facendo crescere i livelli retributivi del comparto, caratterizzati anche da qualche “extra”, oggi messi in discussione dalla crisi. Avere un lavoro oggi è una fortuna e questa è la vera ricchezza delle persone, e delle loro famiglie, non solo per gli aspetti economici, ma anche per la dignità e il valore dei rapporti umani.


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Botta e risposta sul contratto - Scambio di lettere tra il presidente dell’Associazione dei pubblici esercizi del Trentino, Giorgio Buratti, e il presidente di Fipe Lino stoppani

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La mappa delle ispezioni del 2013 - a cura di Luciano Sbraga

Wi-Fi libero e senza rischi per gli esercenti - a cura di Rosa Caterina Cirillo


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Domenica, 10 Marzo 2013 01:00

marzo 2013 - Abbandonare il disfattismo

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Abbandonare il disfattismo


Dobbiamo combattere questo atteggiamento, recuperando valori e sentimenti e intervenendo sulle coscienze delle persone


Si sta avviando una nuova legislatura, che ci auguriamo possa accompagnare l’Italia fuori dai problemi e da una crisi, la cui fine è periodicamente rinviata, i cui effetti continuano ad aggravarsi, mettendo in discussione le scelte, i rimedi e i sacrifici con i quali si sperava di superarla. Non sarà un percorso facile, perché i danni (e i ritardi) sono rilevanti.Il primo risultato da perseguire deve essere quello di ridare fiducia alla gente. La crisi ha, infatti, rafforzato due comportamenti contrastanti con i quali le persone stanno affrontando le difficoltà del momento. Da una parte, c’è chi interviene con maggiore vigore e determinazione sulle scelte da fare, recuperando lucidità, sobrietà, intraprendenza, imponendosi altre regole per dare un nuovo senso alla propria vita, umana e professionale. Dall’altra parte, invece, c’è chi evade dalla crisi, dando spazio all’irrazionalità, al relativismo, alla demagogia, cercando di vivere il meglio per sé, con un senso di irresponsabilità, forse suggerito dall’impotenza ad affrontare dinamiche dalle origini complesse e forse anche manipolate. Nel generale disagio, il secondo atteggiamento sta registrando un crescente ed inquietante consenso, che si deve rimuovere, intervenendo anche sulle coscienze delle Persone.
L’economia è fatta di numeri e dati quantitativi, ma anche di sentimenti e valori da recuperare se vogliamo rilanciare il Paese e combattere il disfattismo.


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Domenica, 10 Febbraio 2013 01:00

febbraio 2013 - Giovani ristoratori crescono

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GIOVANI RISTORATORI CRESCONO

UN MESTIERE CHE TANTE PERSONE CONTINUANO A TROVARE INTERESSANTE

Anche i ristoranti di qualità si sono ritrovati contaminati dal vortice della crisi. A documentare la sensazione del settore e a dare riscontro alle testimonianze di tanti colleghi è una indagine compiuta di recente su 2.389 ristoranti.

La ricerca attesta che il fatturato di questi ristoranti, nel primo semestre 2012 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è diminuito del 19,1% a livello nazionale. E le attese dei ristoratori per il secondo semestre dell’anno non sono positive. Sempre secondo la ricerca circa la metà degli imprenditori prevede una riduzione dell’attività e dei fatturati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per affrontare questo stato di difficoltà, la maggior parte dei ristoratori italiani ha deciso di non aumentare i prezzi nei prossimi mesi. È un segnale del grande senso di responsabilità da parte degli chef stellati che sono in grado di dare lavoro a ben 17.220 dipendenti con profili e competenze di altissimo livello professionale.

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Lunedì, 19 Novembre 2012 15:02

19-11-2012 Assemblea Fipe

Assemblea Fipe

Ferrara, 19-11-2012

Intervento del Presidente
Lino Enrico Stoppani

Premessa

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Abbiamo voluto fare la nostra Assemblea a Ferrara, in piena zona interessata dal grave sisma che ha colpito la Regione Emilia Romagna, introducendo  i lavori con un breve video, per  una triplice finalità.

La prima è quella di non far perdere attenzione sul dramma che ha colpito questo territorio, con le angosce, le preoccupazioni e la disperazione che ha trasferito su questa popolazione, alla quale riconfermiamo e testimoniamo commossi sentimenti di vicinanza e di solidarietà, consapevoli che se il peggio è passato,  molto rimane però ancora da fare.

Siccome questi sentimenti, dove possibile, vanno manifestati tangibilmente, sono lieto di comunicare che F.I.P.E. ha destinato un contributo di €. 25.000,00 alla Unione Regionale dell’Emilia Romagna, da destinare ai bisogni delle aziende del settore, iniziativa lodevolmente seguita anche da ANSEB e SILB, soci della Federazione, che hanno ognuno destinato una somma di €. 5.000,00, dimostrando apprezzabile sensibilità e generosità.

Queste informazioni si danno non per raccogliere consenso o autocelebrarsi, e sappiamo anche che, visti i bisogni, le somme possono anche sembrare modeste, ma l’obiettivo è anche quello di dare buoni esempi, con la speranza, quindi, che qualcun altro possa raccogliere questi messaggi.

La seconda finalità è quella di precisare gli effetti del sisma sul sistema economico della Regione Emilia Romagna, dando voce ai lavoratori ed a quel pezzo di economia che non l’ha avuta, almeno nella misura che meritava.

Infatti, sembra che i problemi siano stati solo per le attività agricole ed industriali, e in particolare cito i tanti passaggi sui danni sociali ed economici subiti sul distretto del biomedicale o delle ceramiche, mentre di quello che stava accadendo alle attività commerciali, turistiche e ai servizi si è sentito poco dai resoconti trasmessi.

Non si tratta di creare inutili contrapposizioni, soprattutto quando tutti gli sforzi devono concentrarsi sulla ricostruzione e sul ristabilimento di normali condizioni di vita, ma di affermare, invece, che non esiste un popolo minore rappresentato dalle migliaia di PMI commerciali e dei servizi che sono l’ossatura del sistema produttivo di questa regione.

Ricordo che l’economia dei servizi rappresenta, in Emilia Romagna,  il 68% del valore aggiunto, il 64% dell’occupazione e il 65% degli investimenti, dati in linea con quelli nazionali.

Le nostre attività di pubblico esercizio hanno, insieme a quelle alberghiere, un valore aggiunto secondo solo a quello dell’industria dell’elettronica e superiore, per circa 800 milioni di euro, a quello dell’industria alimentare, che pure è una eccellenza del sistema produttivo di questa Regione.

Infine, la terza finalità è quella di confermare l’impegno del Sistema Fipe-Confcommercio ad appoggiare le sacrosante richieste delle aziende colpite dagli eventi tellurici di avere agevolazioni sugli adempimenti fiscali, contributivi ed amministrativi, passaggio indispensabile per ripartire e far risorgere il sistema dell’accoglienza.

Chiedere la proroga o la rateizzazione del pagamento di imposte e contributi, e al riguardo registriamo con soddisfazione alcuni provvedimenti in itinere, significa dare riscontro ai bisogni di aziende in grande difficoltà, soprattutto se consideriamo che il nostro sistema fiscale si permette e concede, solo nel settore della somministrazione, aree di franchigia fiscale che vale circa due miliardi l’anno, sulle quali tornerò nella  Relazione

Le relazioni hanno l’obiettivo di rendicontare sull’attività sindacale svolta, cercando di concentrarsi sulle problematiche di settore, anche perché il quadro generale di grande sofferenza è ampiamente conosciuto, discusso e approfondito.

Rispetto al passato, sono intervenuti due  fattori importanti che hanno condizionato il nostro impegno sindacale,  entrambi di carattere generale : la persistenza della crisi e il Governo Monti.

Sulla crisi abbiamo ascoltato (e subìto) di tutto; nonostante gli approfondimenti da più parti sviluppati, rimane alto il grado di incertezza e di preoccupazione sul futuro.

La diagnosi, infatti, sui perché di una crisi che si ricorderà come epocale, per la durata, per le dimensioni e per i danni che ha fatto e sta continuando a fare, sappiamo quasi tutto, e il quasi è riferito ai fattori imponderabili che stanno dietro i cicli economici.

Sulla terapia e i rimedi per uscirne, invece, siamo ancora indietro, perché i dati sensibili che offrono segnali di direzione (PIL, dati occupazionali, andamenti dei mercati finanziari, indici di fiducia delle imprese e dei consumatori,  etc.) indicano ancora valori e tendenze negative, sintomo della gravità del momento e anche delle difficoltà a rendere efficaci gli interventi di politica economica che, faticosamente, si cerca di avviare.

Di nuovo c’è solo la generale consapevolezza della fine di un’epoca, dove abbiamo probabilmente vissuto sopra le nostre possibilità, e la presa d’atto della gravità della situazione, oggi chiara ed evidente a tutti, anche alla Politica, che ha messo in campo (finalmente) comportamenti responsabili per consentire al Governo Monti di rimediare ad una situazione fallimentare.

Le colpe però non sono solo della Politica; troppo comodo e facile scaricare responsabilità che sono di tutti.

Se l’Italia è in queste condizioni, ognuno deve prendersi la propria parte di colpa e di responsabilità, meditando sul proprio modo di operare, di pensare, di comportarsi che hanno indebolito il sistema Paese.

Certamente qualcuno ha responsabilità maggiori, ma il riparto delle colpe a questo punto non serve; occorre recuperare i valori sui quali si  costruiscono e si consolidano società forti, organizzate, vaccinate anche a gestire i momenti di crisi e ad affrontare le difficoltà.

Tralascio il richiamo ai valori, che tutti conosciamo, ma che spesso non applichiamo, precisando invece che la ripresa si coltiva non solo facendo tesoro degli errori e delle esperienze vissute, ma anche prendendo atto di un mercato completamente diverso.

La crisi ha martoriato i consumi, ha decimato aziende, ha cambiato i comportamenti dei consumatori.

Sono espliciti al riguardo alcuni dati elaborati dall’ufficio studi della nostra Federazione.

Nel primo semestre del 2012 le vendite reali, ovvero quelle al netto dell’inflazione, sono calate dell’1,90%. A fine anno stimiamo una contrazione reale dei consumi del 2,5% , pari in valore assoluto a oltre 1,6 miliardi di euro.

La stessa dinamica inflazionistica è la spia della difficile congiuntura che il settore sta attraversando. Ad ottobre l’incremento tendenziale dei prezzi nei pubblici esercizi si  è fermato al 2%, 6 decimi di punto in meno rispetto al dato dell’inflazione generale.

E’ dall’inizio dell’anno che i prezzi di bar e ristoranti mantengono un profilo di crescita moderata, pur in un contesto inflativo vivace, in particolare nei servizi pubblici locali (acqua, elettricità, rifiuti) e nei prodotti alimentari, voci entrambe pesanti  nei costi delle nostre imprese.

Abbiamo, per esempio, stimato che l’IMU comporterà un aggravio di costi per le  nostre imprese di almeno 200 milioni di euro.

Gli effetti sul tessuto imprenditoriale sono pesanti; nei primi nove mesi di quest'anno hanno cessato l'attività, N.18.621 imprese con un saldo negativo pari a 6.155 unità.

Un dato negativo che si aggiunge a quello del 2011, quando le chiusure sono state  poco meno di 25mila ed il saldo iscritte-cessate e' stato negativo per 9mila unità.

Nel frattempo si rafforza la presenza dell'imprenditoria immigrata, che ha raggiunto  il 12%  del totale con circa 38.000 imprese.

Stiamo diventando un sistema che produce poco con troppo lavoro.

Senza una ripresa della domanda, rischiamo il corto circuito, con ricadute negative sul versante  dell'occupazione e sulla tenuta del tessuto imprenditoriale.

Le prospettive dunque non sono confortanti; infatti ci confrontiamo con un consumatore impoverito, spaventato, preoccupato, disorientato, attento sulle sue dinamiche di spesa, nelle quali assume un significato ancora più ragionato il rapporto qualità/prezzo.

Sul prezzo, si sconta, come accennavo, la forte incidenza dei costi fissi, personale e affitti in modo  particolare, entrambi con tendenza al rialzo, i primi per le dinamiche salariali sulle quali si  impone un ragionamento con le OO.SS per trovare soluzioni che premino la produttività del lavoro,  sulle quali ritornerò,  mentre sugli affitti si sta scontando il loro allineamento a valori immobiliari che si fa fatica ad  assorbire e che, a volte, sono anche fuori mercato.

La qualità, invece, da sempre bandiera del “food in Italy”  si sta però logorando a causa 1) di nuovi modelli organizzativi delle aziende, che stanno razionalizzando/tagliando alcune mansioni, a volte anche imprescindibili per il settore come quella storica dello chef, rimpiazzato da un  crescente uso di semilavorati e/o prodotti industriali, 2) di una di concorrenza sempre più agguerrita che proviene dalle attività di somministrazione non assistita, sulle quali continueremo a tenere  la  nostra linea sintetizzata nel concetto “stesso mercato, stesse regole”, che poi ribadirò meglio, 3) dei nuovi modi di consumo e stili di vita, inquinati da imitazioni che la globalizzazione ha favorito, 4) di una latente disattenzione da parte di molti operatori sugli aspetti della professionalità da intendere in senso lato, 5) e da tanti altri fattori esterni all’impresa.

E’ un mercato difficile da interpretare, con un consumatore, da un lato, diverso e tendenzialmente  più povero e distratto sugli aspetti di corretta e sana alimentazione, e, dall’altro, con un’offerta rigida sulla linea prezzi e una qualità con tanti elementi di debolezza, sulla qualità dei prodotti, sul loro assortimento, sulle competenze merceologiche, sulla professionalità del servizio, sugli aspetti di sicurezza igienico-sanitari, etc.

E’ un settore, quindi, che si sta modificando ed adattando, neanche troppo lentamente, e il sistema di rappresentanza deve essere capace di interpretare e riscontrare i nuovi bisogni delle aziende, trasformandoli in azioni sindacali.

Non è facile, soprattutto se i mutamenti continueranno a svilupparsi in situazioni di congiuntura negativa come l’attuale, che porta spesso, anche comprensibilmente, a tradurre debolezze imprenditoriali, in inefficienza nel sistema Associativo, trasferendo colpe e responsabilità dell’esercente, alla propria Associazione, con il doppio danno di lasciare insoluti i problemi aziendali e di indebolire il sistema di rappresentanza sindacale.

Non è un disimpegno, ma una riflessione che lascio, consapevole della gravosità ma anche dalla responsabilità che competono al rappresentante sindacale, che nell’ultimo anno si è dovuto confrontare con un Governo tecnico che ha approcciato il suo lavoro con metodi assolutamente innovativi, imposti dalla gravità del momento, ma anche dalla specificità del mandato e dalle caratteristiche dei suoi componenti.

Sul Governo Monti ci sono due scuole di pensiero: una soddisfatta del lavoro sviluppato, giudizio che trae origine dalla consapevolezza delle difficoltà che ha dovuto affrontare, della statura istituzionale del Premier e dei componenti l’Esecutivo, di alcuni risultati ottenuti, mentre l’altra scuola esprime un parere negativo, soprattutto per il rigore imposto che ha frenato e spaventato il Paese.

Di sicuro non è un lavoro facile quello di governare un Paese come l’Italia, pieno di debolezze e di comportamenti sbagliati da parte di tutti, dove il senso e il dovere civico sono diventati reperti archeologici, anche per i cattivi esempi che caratterizzano la vita privata e pubblica delle persone.

Ciò premesso, mi prendo la responsabilità di esprimere comunque il mio apprezzamento per l’attività del Governo Monti, per quanto ha fatto e farà per ridare all’Italia equilibrio sui conti pubblici, interventi, anche se a volte deboli, sui tanti temi spesso rinviati o dimenticati, credibilità internazionale, serietà, competenza ed autorevolezza istituzionale.

Certamente non tutti condivideranno questa mia posizione, anche al nostro interno, perché non sempre siamo stati ascoltati o trattati bene, ma le prospettive erano drammatiche e certi provvedimenti che ci hanno interessato vanno valutati con responsabile obiettività.

Per esempio, sui temi dell’evasione fiscale, con il settore interessato dai blitz a largo raggio degli organi ispettivi, che ha fatto emergere diffuse irregolarità e comportamenti sbagliati.

Ci siamo difesi come potevamo, non senza difficoltà e imbarazzo, criticando la spettacolarizzazione delle operazioni di controllo, la loro invadenza, invitando a ricercare anche altrove sacche di evasione/elusione, dove artifici e meccanismi contabili evaporano gli imponibili, a  migliorare gli strumenti di giusta imposizione, rappresentando le difficoltà del settore, dove per molti evasione fa rima con disperazione, suggerendo che comportamenti virtuosi sui temi fiscali, si coltivano offrendo corretti esempi di utilizzo del gettito tributario, spesso invece destinato a sperperi e sprechi improduttivi e mortificanti per il contribuente, di cui la cronaca, anche recente, ha presentato numerosi casi indecenti.

Abbiamo ricevuto segnali forti, espliciti anche per quanto riguardava il nuovo atteggiamento dello Stato sul tema dell’evasione, che abbiamo recepito invitando gli operatori del settore, per quanto di nostra competenza, a crescere sugli aspetti di diligenza fiscale, tralasciando il vittimismo o l’assunzione di prese di posizione contro gli accanimenti ispettivi, che forse sarebbero stati anche apprezzati dalla base associativa, ma che sarebbero stati inopportuni, viste le irregolarità emerse nei controlli, e ingiuste verso quella maggioranza di operatori del settore corretti sul  fronte fiscale e che, da sempre, sostengono che l’evasione è anche un fenomeno che lede il principio di concorrenza leale.

Il Governo Monti ha anche avviato la Riforma del Mercato del Lavoro, mancando forse di coraggio, penalizzando tra l’altro la flessibilità del Rapporto di Lavoro che avevamo faticosamente conquistato e pagato, con il  contributo alle OO.SS.

Alcune situazione le abbiamo  recuperate, come quelle sul lavoro accessorio  attraverso i cd. voucher.

Infatti rispetto  al testo inizialmente presentato dal ministro Fornero, vi è  stato il recupero  di questo importante istituto di flessibilità, che era stato addirittura cancellato, anche se è stato posto un limite di €. 2.000/annue e vincoli nelle figure interessate.

Altre situazioni le abbiamo migliorate  rispetto alla versione iniziale, come la disciplina del lavoro intermittente  o “ a chiamata”, inizialmente ridimensionato rispetto alla legge Biagi, che era stato limitato ad ipotesi talmente residuali da renderlo di fatto inattuabile.

Con la sua reintroduzione  il lavoro intermittente torna ad essere uno strumento essenziale per il nostro settore.

Inoltre, sono  state accolte le indicazioni di FIPE,  riguardanti la semplificazione dei sistemi di comunicazione da effettuare prima dell’inizio della prestazione lavorativa, anche mediante sms, fax o posta elettronica e con modalità semplificate da individuarsi con apposito decreto interministeriale.

Sull’apprendistato nonostante la definizione di una durata minima del contratto, non inferiore a sei mesi, è stata introdotta, nel testo finale, la richiesta di tutto il settore turismo  di poter sottoscrivere contratti di apprendistato professionalizzante, anche a tempo determinato di durata inferiore a 6 mesi, per la attività in cicli stagionali, tipiche del nostro settore.

Altre situazioni, infine, le abbiamo subite, manifestando il nostro disappunto e dissenso.

Basti pensare al contributo  addizionale a carico del datore di lavoro per il finanziamento dell’ASpI  (l'assicurazione sociale per l'impiego), pari al 1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali,  che  sostituirà le indennità di mobilità e di disoccupazione, oppure alle modifiche introdotte nei termini che interessano  i contratti a tempo determinato, complicati sui loro rinnovi.

Oppure, ancora, sull’art. 62 del cosiddetto “decreto liberalizzazioni” dedicato alle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, che impongono, dallo scorso 24 ottobre, la forma scritta dei contratti di fornitura e pagamenti a 30 o 60 giorni, a seconda che trattasi di merce deteriorabile o meno, dove abbiamo fatto sentire la nostra contrarietà.

Non intendo in questa sede entrare nei dettagli tecnici del provvedimento che trovate ampiamente sviluppati nella “Guida Pratica” predisposta da FIPE.

Informo che la Federazione ha dato mandato al Prof. Antonio Baldassare di mettere in campo tutte le azioni possibili atte a contrastare i suoi effetti, non ultime quelle dirette a provocare una pronuncia della Corte  Costituzionale sulla legittimità del provvedimento, oltre che promuovere un esposto all’U.E.

Sull’argomento è stato  attivato un tavolo tecnico presso il Ministero dell’Agricoltura, promosso da Confcommercio, e al quale noi stiamo offrendo il nostro contributo, finalizzato a migliorare il provvedimento su quattro aspetti:

-          L’eliminazione di inutile burocrazia collegata alla forma scritta dei contratti, prevedendo dei distinguo, con suddivisioni delle imprese per classi di fatturato o tipologia di prodotti;

-          L’esenzione del provvedimento per le aziende che hanno rapporti con la Pubblica Amministrazione, di cui conosciamo i ritardi nei pagamenti;

-          L’estensione dell’obbligo al settore dei buoni pasto;

-          Una riformulazione delle sanzioni, impossibili da sostenere.

E’ un provvedimento che vale 6 Miliardi di Euro, che andava accompagnato con alcuni interventi che riguardavano i nuovi bisogni di credito che le impresse dovranno sostenere, e in una situazione come l’attuale, con un sistema bancario in crisi di liquidità, cronicamente debole ad erogare affidamenti a PMI, anche per le loro debolezze economico-patrimoniali, immagino le nuove difficoltà in capo alle aziende, che perdono affidamenti di fornitura, che avevano il loro presupposto sui rapporti storici tra cliente/fornitore, caratterizzati anche da rapporti umani che consideravano i valori immateriali della serietà, dell’onestà, della responsabilità che garantivano il debito.

Vedo un rischio in prospettiva, già sperimentato in altri settori, che sta nel prevedibile aumento di Società finanziarie promosse dalle stesse aziende produttrici, che continueranno ad offrire i loro prodotti, abbinando un servizio finanziario, che produrrà un triplice vantaggio per loro: profitti di fornitura, rendite finanziarie sui prestiti e un legame indissolubile con il cliente, legato con un cappio difficile da sciogliere e che alimenterà, magari, anche contratti di fornitura capestro, ma nel rispetto delle Leggi.

Anche alcuni aspetti di Governance del settore sono stati nuovamente toccati e mi sembra giusto informare, anche se il passaggio potrebbe essere letto come debolezza sindacale.

L’ultimo intervento è il Dlgs. n 147, che ha modificato l’art. 64 del Dlgs n 59 del 2010, con il quale era stata recepita nel nostro ordinamento la direttiva Bolkestein, nel quale è stata abolita la licenza per l’apertura dei pubblici esercizi rilasciata dai Comuni, sostituita da una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) che consente l’inizio immediato dell’attività.

Nello stesso ambito, però, il Governo ha mantenuto l’autorizzazione rilasciata dai Comuni per le zone soggette a tutela, cioè quelle zone per le quali è consentito ai Comuni di adottare provvedimenti di programmazione delle aperture dei pubblici esercizi prevedendo, divieti o limitazioni all'apertura di nuove strutture, qualora motivi di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità, rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi dì controllo, in particolare per il consumo di alcolici, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilità del territorio e alla normale mobilità.

Con questo provvedimento pertanto il governo, se da un lato ha semplificato il procedimento per l’apertura dei pubblici esercizi, dall’altro ha confermato la possibilità dei Comuni, già prevista dal Dlgs n 59, di adottare regolamenti che prevedano divieti o limitazioni a nuovi insediamenti ancorché limitati alle zone del territorio comunale da sottoporre a tutela

Tornando all’azione del Governo, dobbiamo aggiungere che Il Governo Monti  ha operato con caratteristiche che lo hanno rafforzato nella sua azione, in primis il grande consenso parlamentare che l’ha sostenuto, ma ancora di  più il sostegno dell’opinione pubblica, stufa dei meccanismi della vecchia politica e della litigiosità partitica, che pretendeva un cambio radicale nell’affrontare le tante emergenze del  Paese, fino ad allora subordinate agli interessi dei Partiti.

Inoltre, la forte caratterizzazione tecnica dell’Esecutivo, ha consentito di emanare provvedimenti anche impopolari (in campo fiscale, pensionistico, giuslavoristico, sulla spending-review, etc), senza necessità di negoziarli eccessivamente con le Parti Sociali, disattendendone in parte anche funzioni, ruoli e storia.

Ciò ha comportato anche errori di valutazione, recuperati dove possibile, senza  però sostanziali modifiche sull’atteggiamento e sulla determinazione nell’imporre le scelte di Governo.

Alcuni risultati sono stati ottenuti, per i quali ho già espresso apprezzamento, anche se certamente ci ritroviamo un Paese più povero e preoccupato, e il rilievo più forte che si può rispettosamente muovere al Governo Monti è che, finora, le aspettative sui provvedimenti per la crescita rimangono solo ipotesi o deboli tentativi che non incidono come la situazione imporrebbe, con latenti due incognite.

La prima è costituita dalle conseguenze sui consumi derivanti dai nuovi provvedimenti sulla fiscalità contenuti nel Disegno di Legge di Stabilità (la vecchia Finanziaria), con l’innalzamento dell’aliquota I.V.A. ordinaria dal 21 al 22%, la mancata riduzione, nonostante gli annunci,  delle aliquote IRPEF, la riformulazione delle detrazioni fiscali,  anche se tiriamo un sospiro di sollievo per il mancato innalzamento dell’IVA del settore, dal 10 all’11%, come precedentemente previsto.

Ci preoccupa inoltre la mancanza di una chiara strategia di Politica Economica sui provvedimenti per la crescita di cui il Paese ha assolutamente bisogno o se esiste, non è correttamente comunicata.

Osserviamo, pertanto,  con preoccupazione il perdurare di una politica di austerity, dove si taglia la spesa sanitaria, riducendo posti letto e qualità del servizio, i livelli di assistenza ai disabili, gli investimenti per la sicurezza, si penalizzano le pensioni, si tassano i livelli massimi di TFR., si fanno tagli orizzontali ovunque, e si considerano invece come secondari altri provvedimenti che le Imprese ritengono indispensabili, partendo dalla semplificazione di tanti aspetti amministrativi o da incentivi alla crescita, incominciando a limare il cuneo fiscale, che pesa sul costo del lavoro, o ad avviare investimenti sulle infrastrutture di cui il Paese avrebbe bisogno.

Oppure, guardando al nostro settore, gli interventi sulla Spending Review, che ha tagliato orizzontalmente i contratti di fornitura, il mancato intervento sulle procedure delle Gare di Appalto, tra l’altro sollecitate anche dalla Authority competente, con l’aggiudicazione oggi impostata principalmente per favorire il massimo ribasso rispetto al prezzo di base d’asta, con scarsa considerazione agli aspetti qualitativi dell’offerta, che sta portando alla dequalificazione (oltre che alla disperazione) il settore della Ristorazione Collettiva.

Oppure ancora interventi di riordino sul settore dei Buoni Pasto, per efficientare la filiera, oggi in grande sofferenza perché soffocata da una concorrenza alimentata per favorire lo Stato e le aziende che richiedono il servizio sostitutivo della mensa per i propri dipendenti, a danno delle stesse Società emettitrici, dei Pubblici Esercizi convenzionati e degli utilizzatori, che registra anche una quota defiscalizzata mortificante (€. 5,29) , che non si riesce a rivalutare, anche per dare dignità al buono pasto.

Inoltre, e  ancora, il mancato riscontro, nonostante i ripetuti solleciti, inoltrati anche tramite Confcommercio, alle aspettative sul tema delle concessioni demaniali, con il rischio di disperdere la storia degli stabilimenti balneari e delle attività in concessione, a causa della riformulazione dei nuovi canoni di concessione e delle procedure di assegnazione delle aree, per un acritico recepimento di discutibili direttive comunitarie, che hanno portato gli operatori allo stato di agitazione permanente, per difendere le loro aziende, ma anche per far capire l’importanza per il Turismo delle loro attività.

L’altra incognita è il dopo-Monti, con le incertezze e le preoccupazioni che  accompagnano il futuro politico del Paese, con il rischio di ritorno a vecchi schemi e a cattivi comportamenti che non alimentano fiducia e speranza.

Parlare male della Politica è un esercizio facile, anche se inconcludente, oltre che poco serio e rispettoso, e noi non vogliamo insegnare niente a nessuno.

Ci auguriamo però che lo stile, l’autorevolezza, la credibilità, la competenza e il lavoro che, nonostante tutto, il Governo Monti ha espresso nel suo mandato non vengano dispersi e che il Paese sappia esprimere una classe politica che sappia continuare,  e magari anche migliorare, il percorso di recupero e di rilancio del Paese.

Come abbiamo visto i problemi sul tavolo sono molteplici e c’è solo l’imbarazzo della scelta, tra politiche di Governance del settore, relazioni sindacali e contrattualistica del settore, fisco, credito, abusivismo, concorrenza sleale, buoni pasto, canoni demaniali, tasse locali e di scopo, etc.

Per non disperdermi, mi concentro su due temi importanti: il turismo e le prospettive del rinnovo del CCNL di categoria.

Il Turismo, di cui siamo componente importante, è da tutti considerato un indiscutibile asset per il Paese, sul quale si sprecano parole e si registrano  poche iniziative che lo valorizzano.

Il primo aspetto, che sosteniamo da sempre, è la conferma del ruolo di primo piano, in termini economico-quantitativi, che la ristorazione, intesa in senso largo, occupa nella catena del valore dell’economia turistica, sia con riferimento al turismo straniero che a quello interno, considerando anche la considerevole quota di consumi (e di valore aggiunto) che viene dai servizi di intrattenimento e di spiaggia che fanno parte del nostro Sistema.

Ma c’è un altro aspetto, assolutamente non secondario, relativo al valore immateriale della nostra ristorazione, decisivo nel rendere appetibile la nostra offerta turistica.

E’ talmente importante che, per i turisti stranieri, occupa il secondo posto, dopo il patrimonio culturale, nella graduatoria dei fattori che determinano la scelta dell’Italia.

Se questo è un valore, andrebbe tutelato, salvaguardato, sostenuto e promosso, e non maltrattato, promuovendo la banalizzazione che molti interventi legislativi favoriscono, stressando l’offerta sul lato concorrenziale, concedendo a tutti la possibilità di somministrare, senza un minimo di riguardo ai requisiti minimi di accesso alla professione o una seria valutazione dell’impatto socio-ambientale che le nostre attività producono sul tessuto urbano.

In aggiunta, poi, rimangono le differenze onerose tra chi, come i Pubblici Esercizi, sono obbligati a sottostare alle tante regole che conosciamo, e gli “Altri”  - Sagre, Circoli Privati, Feste di Partito, Agriturismo, etc. - che beneficiano di deroghe e agevolazioni che alimentano un mercato parallelo, che si sviluppa in un contesto di concorrenza alterata sempre maggiore.

Abbiamo sempre criticato questa difformità di trattamento, con scarsi risultati.

Di nuovo c’è che abbiamo presentato un esposto all’U.E., chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione a carico dell’Italia per “Aiuto di Stato” riconosciuto a particolari categorie di soggetti e, contemporaneamente, intrapreso azione nei confronti dell’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) affinchè intervenga sul Governo per ripristinare la giusta concorrenza nel settore.

Inoltre, vista la costante ricerca di risorse per affrontare le tante emergenze del Paese, abbiamo invitato più volte il Governo a recuperare 2 miliardi di gettito fiscale, ridisciplinando la normativa che riguarda gli abusivismi che da tempo denunciamo, raccogliendo da alcuni Ministri nuova determinata attenzione.

E’ un tema delicato, anche perché va trovato il giusto equilibrio tra le nostre giuste aspettative e le esigenze di poche Associazioni di volontariato, impegnate in campo sociale, che meritano un regime privilegiato, ma un filtro e un limite all’imperante attuale abusivismo va ricercato e su questa prospettiva stiamo sollecitando interventi normativi ormai inderogabili.

La ristorazione, dunque, è un fattore competitivo essenziale nell’economia turistica globale di questo secolo, dove prevale il modello dell’integrazione dei servizi su quello della ricettività.

Condividiamo alcune delle linee di intervento che dovrebbero essere contenute nel Piano Strategico del Turismo messo a punto dal Ministro Gnudi.

Ci riferiamo, in particolare, al tema di una migliore razionalizzazione della Governance e ad un ruolo più incisivo dell’Enit sui mercati esteri, ma aspettiamo di conoscere più dettagliatamente i contenuti del Piano per una valutazione di merito complessiva.

Forti della consapevolezza del ruolo delle imprese che rappresentiamo, che non è espressione di un interesse di parte, ma vuole guardare all’interesse generale del Paese, abbiamo posto l’esigenza di un modello organizzativo del nostro sistema di rappresentanza nel turismo più equilibrato e più rispettoso di tutte le parti interessate.

Sul tema FIPE deve essere indubbiamente più incisiva e costruttiva, cosa che ha cercato di fare, prendendosi la responsabilità di mettere in discussione Confturismo che, a nostro avviso, era diventata strumentale principalmente per gli interessi della  componente forte del settore, un po’ meno per gli altri, o quanto meno per FIPE, che da Confturismo aveva subito un torto sulla vicenda del “Codice del Turismo” dell’ex Ministro Brambilla.

Non è vittimismo, ma premessa importante sulle prospettive.

Confcommercio si pone da tempo il tema del rilancio del turismo all’interno del Sistema Confederale, con un progetto che Fipe condivide, che vede l’attribuzione della rappresentanza del comparto in capo allo stesso Presidente Confederale, che raccoglie in Confturismo – organo di coordinamento delle categorie di settore – indicazioni operative e politiche, con facoltà di delegare specifiche competenze e ruoli, e strutture esecutive organizzate all’interno di Confcommercio, con giuste attenzioni anche agli aspetti economici di gestione.

Questo progetto non è ancora pienamente condiviso, ma per farlo condividere è necessario che Confcommercio aiuti e sostenga le Federazioni più deboli del comparto.

Fipe ha chiesto e ottenuto su tanti temi che non ha potuto o saputo gestire da sola, apprezzando e ringraziando per l’aiuto, e altrettanto dovrebbero fare le altre componenti e per accelerare il processo di aggregazione, Confcommercio dovrebbe stare loro ancora più vicina sui temi propri delle categorie.

L’aggregazione si ottiene dando risposte sui problemi veri e il progetto, quindi, va  fertilizzato, concentrando attenzione sui bisogni delle singole Federazioni, che potrebbero poi essere più sensibili ai segnali di ricompattamento che si stanno trasferendo.

I temi del Lavoro, invece, sono prioritari, non solo perché si stanno avviando le pratiche del rinnovo del CCNL di categoria, con la ricezione delle piattaforme contrattuali a firma delle controparti sindacali, ma anche perché lo stato di crisi ha accentuato le difficoltà del settore, tra l’altro già rappresentate alle OO.SS.

Una marginalità in forte sofferenza, con tanti elementi di flessibilità contrattuali ribaltati dai provvedimenti di Riforma del Mercato del Lavoro, con una organizzazione aziendale in continua evoluzione/adattamento alle trasformazioni del mercato, anche per quanto riguarda competenze, mansioni, orari di lavoro, una domanda che riflette gli effetti della crisi, sono nuove situazioni che ci impongono una riflessione sul modo di approcciare l’imminente rinnovo del CCNL.

In passato, abbiamo sempre affrontato questo passaggio con un “Portafoglio” certamente dimagrito con il passare degli anni, ma ancora sufficientemente rifornito per sostenere le richieste delle controparti sindacali, garantiti anche da un mercato che consentiva l’assorbimento di nuovi costi.

Oggi questo non è più possibile e tanti elementi dati per scontati, ora vanno rimessi sul tavolo perché molte imprese sono al limite della sopravvivenza.

Non so come faremo, ma questo è un periodo di sacrifici, per tutti, da affrontare con molta responsabilità anche da parte delle controparti sindacali e il segnale di grande preoccupazione già rappresentato alle OO.SS., è stato lanciato non per fastidioso tatticismo, ma per richiamare sensibilità e responsabilità sul tema, certi di avviare un dialogo che salvaguardi imprese e lavoratori.

Un primo segnale che conforta è stata la sensibilità dimostrata dalle OO.SS. a raccogliere le nostre istanze sull’elemento economico di garanzia, che era da liquidare ai nostri collaboratori, ove spettante, con la retribuzione dello scorso ottobre, e l’erogazione dell’ultima tranche salariale di aprile 2013.

E’ evidente che i presupposti sui quali si regge il CCNL in vigore sono inaspettatamente mutati, in termini di gravità e velocità, per fatti imprevedibili al momento della loro sottoscrizione.

Gli accordi e le firme vanno onorate,  e su questo ne va della credibilità e della serietà della nostra Federazione, ma è altrettanto legittimo porre alle OO.SS. una riflessione responsabile sul momento drammatico che stanno vivendo le nostre aziende, richiedendo un “congelamento” dell’erogazione dell’importo dovuto come elemento economico di garanzia, raccogliendo la loro disponibilità ad approfondire il tema e a valutare insieme soluzioni.

E’ rischioso e scortese dare interpretazione di parte, ma colgo l’occasione per ringraziare le OO.SS. per la disponibilità e la sensibilità che abbiamo registrato, e auspicare che questa prima esigenza, oltre a quella più impegnativa riferita al rinnovo del CCNL di categoria, possa essere sviluppata all’interno di relazioni sindacali nelle quali, nel rispetto di ruoli e responsabilità, sia interesse principale salvaguardare il lavoro, di tutti, collaboratori e imprenditori del settore, senza tatticismi e guardando la nuova realtà!

Desidero, infine, chiudere il mio intervento, ringraziando, oltre all’Assemblea e ai cortesi  Ospiti per l’attenzione e la considerazione riservata, le tante persone che mi hanno sempre aiutato e consigliato nel difficile impegno sindacale, in primis, i Vertici politici ed esecutivi di Confcommercio, rappresentati rispettivamente dal Presidente Carlo Sangalli e da Francesco Rivolta e Luigi Taranto.

Scontato il ringraziamento alla struttura di FIPE, diretta egregiamente dal Dott. Marcello Fiore, ma il richiamo è utile per manifestare un sentimento che esprimo, spero interpretando anche il pensiero e l’apprezzamento di tutta l’Assemblea.

Grazie e buon lavoro.

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GLI APPETITI DA ALLONTANARE!
L’art 62 è un provvedimento che avrà pesanti ricadute sulla nostracategoria
Piove sul bagnato! In una situazione di persistente grande difficoltà, si inserisce la vicenda dell’Art. 62 del “Decreto Liberalizzazioni” che ha ridisciplinato i rapporti di fornitura dei prodotti agricoli e agro-alimentari, imponendo, tra l’altro, la forma scritta dei contratti e pagamenti a 30-60 giorni, a seconda che trattasi di merci deteriorabili o meno. È un provvedimento che avrebbe una sua logica, quella cioè di imporre corrette prassi commerciali, dove spesso rapporti di forza o patti leonini sbilanciano, a favore del soggetto più forte, condizioni spesso insostenibili.
Alcuni grandi centri di acquisto che prima pagavano quando volevano, ora avrebbero un vincolo temporale, che certamente rispetteranno, ma che porterà ad un prevedibile aumento della scontistica dovuta, ripristinando le ingiustizie che il provvedimento vorrebbe combattere. Diversa è la sorte per le PMI della ristorazione e del dettaglio alimentare, soffocate da nuova burocrazia e da scadenze difficili da rispettare, sia per la criticità economica delle loro gestioni, che per la difficoltà di accesso al credito.

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