Interventi del Presidente

Lunedì, 25 Novembre 2013 14:21

Assemblea ordinaria 2013

Assemblea ordinaria Fipe 2013
Intervento del Presidente
Lino Enrico Stoppani

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Cosa sarebbero i Navigli e Brera a Milano, o Trastevere e Campo dei Fiori a Roma, oppure ancora Rialto e Campo S. Margherita a Venezia, senza locali e soprattutto senza i loro frequentatori?
La Movida, con le sue derivazioni, va considerata un fenomeno sociale positivo e importante, da curare certamente nelle devianze e negli eccessi, riscontrando cioè anche le esigenze dei Residenti, con l’avvertenza che però la soluzione non sta nella chiusura dei locali o l’elaborazione di ordinanze fantasia da parte delle Amministrazioni Comunali.
Il tema della Movida, che riporta all’intrattenimento serale e notturno, è funzionale per porre anche una riflessione circa le storture generate dal TULPS, che chiude o ferma attività di una impresa per motivi di ordine pubblico, anche lontani dalle oggettive, sottolineo oggettive, responsabilità dell’esercente, oppure impedisce allo stesso esercente di selezionare la clientela secondo sue logiche commerciali o per prevenire disordini all’interno dei locali.
Sono provvedimenti che avevano una loro logica in un mondo che non è più l’attuale; infatti, la tecnologia oggi consente di prevenire, conoscere, controllare, presidiare e castigare qualsiasi situazione, senza bisogno di limitare, anche negli orari di apertura, attività che danno lavoro ed occupazione.
Tanta severità, inoltre, è sempre più frequentemente contraddetta dall’abusivismo che caratterizza anche il settore dell’intrattenimento, dove la qualità, il rispetto delle regole, la sicurezza, i controlli e la responsabilità che valorizzano l’attività della maggioranza degli esercenti,  è vanificata da assembramenti illegali, sempre più frequenti come i rave party, organizzati via Rete, dove non esistono autorizzazioni, norme igienico-sanitarie o di sicurezza, diritti d’autore da riconoscere, etc.
L’abusivismo nei nostri settori non è folclore, reclamizzato cioè strumentalmente per avere audience o rafforzare rendite di posizione.
E’ un fenomeno sociale vero, grave e spesso sottovalutato, che vale circa 17 miliardi di Euro, di cui 5 solo nel nostro settore, che ha suggerito a Confcommercio di organizzare una giornata di approfondimento lo scorso lunedì 11 novembre, affinché venga contrastato efficacemente, per sviluppare corretta concorrenza secondo il principio “stesso mercato, stesse regole” e recuperare base imponibile da destinare al rilancio del Paese.
A proposito di regole, un passaggio sugli agriturismi, materia sulla quale la potestà legislativa è delle regioni, dove dobbiamo, purtroppo, rilevare come la politica della terra che ci ospita, il Veneto,  abbia intrapreso una iniziativa per  togliere i già pochi vincoli presenti nella legislazione, giungendo a proporre la istituzione del limite massimo dei pasti somministrabili, notoriamente di difficile controllo e di facile elusione, con la conseguente penalizzazione degli esercizi della ristorazione e di quei pochi agriturismi che rispettano il vincolo della prevalenza della attività agricola su quelle di ristorazione e di ricettività.
Siamo solidali con i colleghi della FIPE Veneto che stanno combattendo, in sede regionale, una difficile ed impegnativa battaglia per difendere la vera ristorazione.
Che significato ha trasformare un’attività, nata a sostegno del reddito agrario, in un’attività del tutto analoga a quella svolta dalle nostre aziende, senza più alcuna limitazione o vincoli, rimanendo però fortemente legati ai vantaggi derivanti da una serie di norme di natura fiscale, tributaria e amministrativa, che consentono alle attività agricole di operare, nel medesimo mercato, con ingiustificati e importanti benefici ed agevolazioni, previste da regole diverse da quelle che devono essere da noi rispettate?
Che significato ha chiamarli ancora agriturismi e mantenere regole differenziate, seminando ingiustizie e scaricando su altri nuovi adempimenti o incognite?
Considero un’altra incognita, o meglio una calamità, la bozza del ddl collegato alla legge di stabilità (art. 11) che consentirebbe, nell’ambito dei contratti di locazione con canone annuo superiore, inizialmente, a €. 60.000, ora ridotto a €. 40.000, ovvero ad €. 250.000 per gli alberghi, di disciplinarne pattiziamente i termini e le condizioni del rapporto, introducendo in sostanza i patti in deroga per la stragrande maggioranza delle locazioni commerciali.
In questo caso si perderebbero il diritto di prelazione, l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale, il rinnovo automatico alla prima scadenza e l’attuale durata (6+6 per le attività commerciali e 9+9 per gli alberghi).
Siamo ovviamente sul pezzo, grazie anche a Confcommercio che mi ha dato delega sul tema, ma questa ipotesi di abrogazione delle garanzie previste dalla Legge 392/1978 sugli affitti, sostenuta dagli ambienti vicini al mondo immobiliare,  deve essere respinta, senza nessuna mediazione, perché porterebbe alla chiusura di tante altre imprese commerciali e non darebbe certezze ed adeguato spazio per l’ammortamento delle migliorie che si impongono nella gestione delle nostre attività.
A proposito di Fisco, mi rendo conto che la critica è facile, ma è purtroppo dovuta, non solo perché il ruolo di rappresentante di categoria lo impone, ma anche per offrire un contributo di attenzione ad una situazione insostenibile.
Si è consapevoli che i vincoli di bilancio che pesano sull’Italia, e di conseguenza sugli Enti locali, aggravati da Direttive Comunitarie orientate al rigore, spengono ogni barlume di ripresa, ma nell’anno si è subito di tutto, oltre alla attesa mancata semplificazione degli adempimenti.
Il Premier Letta ha recentemente dichiarato che “di troppi tagli e rigore si muore” e, contemporaneamente, porta avanti con il suo Governo una politica economica caratterizzata da sistematici inasprimenti fiscali.
Il Presidente Sangalli richiede, da tempo e tra l’altro, a nome di tutti i settori rappresentati in Confcommercio, la riforma del Fisco, per rilanciare i consumi e i suoi meritevoli appelli, e di altri autorevoli rappresentanti della società civile,  sono riscontrati con provvedimenti opposti rispetto alle aspettative delle imprese e delle famiglie.
Nell’anno, tra IVA, IMU, Bolli, Registro e altre imposte e tasse, abbiamo raccolto solo inasprimenti e maltrattamenti, che hanno del parossistico se riferiti alla vicenda della TARSU-TIA-TARES-TARI!
La nuova tassa sui rifiuti si fonda su coefficienti aleatori che generano forti sperequazioni tra utenze domestiche e non domestiche, e tra quest’ultime, tra le diverse attività economiche.
Bar e Ristoranti in quanto reputate attività ad elevata producibilità di rifiuti, si vedono applicati i maggiori coefficienti, che hanno portato ad aumenti straordinari (nell’ordine anche del 400%), inaccettabili.
La simulazione effettuata dalla FIPE porta ad un risultato che vede i Pubblici Esercizi pagare anche per rifiuti che non producono, con un costo aggiuntivo per il settore stimato in oltre 150 milioni di Euro, che impone rettifiche al sistema di tariffazione.
In questo contesto, si accendono spesso le fantasie su come trovare nuove risorse e mai su come intervenire sulla Spesa Pubblica, riducendo sprechi e spese improduttive, che offendono il Contribuente.
Tra le fantasie, recentemente è uscita l’ipotesi della vendita delle spiagge, che interessa i nostri stabilimenti balneari, che da anni seguono, con comprensibile ansia e angoscia, l’evoluzione della normativa che li riguarda.
Nessuno contesta la necessità di riformare le concessioni, con l’adeguamento dei canoni demaniali, ma questa operazione va fatta ascoltando e difendendo le 30 mila imprese turistico-ricettive che rendono il settore balneare italiano prodotto unico e vincente, in Europa e nel mondo.
Molto diverso, ma anche con alcune analogie è il problema dei Buoni Pasto, che da anni soffre le tensioni di un mercato, condizionato  soprattutto da sofferenze, almeno per la parte da noi rappresentata.
Ribadiamo il problema, in estrema sintesi: in un mercato fatto da quattro attori, tre perdono o guadagnano poco (aziende emettitrici che incassano importi scontati rispetto al valore nominale, pubblici esercizi convenzionati stressati sul fronte commissioni di convenzionamento, utilizzatori che trovano prezzi aumentati o prodotti dequalificati) e un attore che guadagna per tutti (le aziende richiedenti il servizio sostitutivo di mensa, tra cui lo Stato, che forzano il mercato con gare d’appalto al massimo ribasso).
Sull’argomento richiediamo da tempo:
-    aumento del tetto defiscalizzato di euro 5,29 dei buoni pasto: il tetto penalizza imprese, lavoratori e anche pubblici esercizi ed è un limite assolutamente superato dalla dinamica inflazionistica intervenuta dalla sua determinazione;
-    modalità di gestione delle gare di appalto, con selezione delle offerte con il principio della  “offerta economicamente più vantaggiosa”, attenta cioè non solo a considerare l’entità dei ribassi, ma anche gli altri elementi qualitativi dell’offerta. Per esempio, in quella che viene attualmente applicata da CONSIP, è consentito ad alcune delle società che si sono aggiudicate l’ultima gara, di pretendere dagli esercenti convenzionati, accanto alla commissione, anche il pagamento di servizi integrativi (di importo multiplo della commissione), la cui adesione è solo nominalmente facoltativa. La Federazione, per tutelare le ragioni degli esercenti, ancora una volta danneggiati dalla volontà di CONSIP di ottenere risparmi per la Pubblica Amministrazione, sta facendo predisporre un ricorso  alla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per le violazioni alla normativa sulla tutela della concorrenza.
Le Relazioni, però, non devono essere solo un buon esercizio di critica o di lamentela, accompagnato dalla lista della spesa delle cose necessarie per il settore, da presentare alla interlocuzione istituzionale, cosa che ho fatto, per dovere, forse anche in misura eccessiva, ma i bisogni sono tanti.
Limitarsi a questo esercizio sarebbe troppo comodo e neppure corretto, oltre che inconcludente!
L’occasione delle Assemblee, invece, deve offrire lo spunto per riconoscere anche errori e stimolare gli Associati a migliorare le proprie attività.
Tra le migliorie, innanzitutto, la necessità di rivedere l’approccio alla gestione dell’impresa, dove le competenze specifiche primarie indispensabili, che identificano le principali mansioni delle nostre aziende (cuoco, barista, sommelier, cameriere, etc.) devono essere accompagnate da conoscenze allargate sugli altri aspetti gestionali.
Saper far di conto, conoscere adempimenti - fiscali, normativi, amministrativi in genere - non deve costituire una eccezione, ma regola e bagaglio ordinario di qualsiasi bravo imprenditore.
Quanti casi di insuccesso o fallimento sono giustificati dal disimpegno, anche mentale, su argomenti vitali delle aziende, delegati a Terzi,  magari anche male, senza una minimo di presidio e capacità di verifica circa la loro corretta gestione.
Il controllo di gestione, la valutazione del food cost, la determinazione dei prezzi, la rotazione del magazzino, i temi del credito, i rapporti di lavoro, le locazioni, le scadenze fiscali, il D.V.R. o il sistema di autocontrollo igienico-sanitario (HACCP), sono termini con i quali l’imprenditore, anche piccolo, deve avere  familiarità.
Una maggiore competenza su questi argomenti, infatti, offre sensibilità e capacità utili ad interpretare debolezze sul nascere.
Spesso gli allarmi sono tardivi, con difficoltà aggiuntive, poi, a porvi rimedio.
Non servono imprenditori bocconiani, ma imprenditori che sappiano gestire le loro cose, anche con il supporto di consulenti esterni, a cui saper disegnare ruoli e incarichi ben definiti di supporto tecnico.
Queste esigenze hanno imposto anche un nuovo modo di offrire assistenza alle nostre imprese, elaborando strumenti di informazione e formazione innovativi, come la collana “Le Bussole”, che Confcommercio ha lodevolmente avviato e Fipe ha prontamente accolto, e l’aggiornato manuale di corretta prassi igienico-sanitaria vidimato dal Ministero della Salute.
Con la prima pubblicazione della collana dedicata alla ristorazione, ma stiamo lavorando per un’altra sui Bar, offriamo uno strumento di gestione e presidio dei problemi sopra indicati, certamente in forma semplificata, ma sufficiente a stimolare riflessioni e approfondimenti agli Associati attenti e capaci ad interpretarne lo spirito.
La Business School del Sole 24 Ore ci ha chiesto una collaborazione, per offrire il nostro contributo ad un corso formativo in Management della Ristorazione, segno di una esigenza anche da loro percepita e il riconoscimento del nostro ruolo, che prevede anche l’accompagnamento culturale della categoria.
La FIPE, inoltre, ha recentemente presentato, alla presenza del Direttore Generale del Ministero della Salute Dr. Silvio Borrello, il nuovo Manuale di Corretta Prassi Operativa per la Ristorazione, Gastronomia, Pasticceria e Gelateria, che il Ministero stesso ha validato in base al Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene degli alimenti.
Il Manuale intende fornire un aiuto concreto a tutti gli operatori dei settori citati, per adeguarsi alla nuova regolamentazione sulla sicurezza alimentare, basata sui Programmi Prerequisito, che consistono in alcune semplici “buone prassi” in materia di igiene degli alimenti, riguardanti, ad esempio, la pulizia dei locali e delle attrezzature, il ricevimento merci, la conservazione dei prodotti, la formazione del personale, e altri passaggi critici sul tema.
In particolare, la normativa prevede che l’applicazione corretta di questi Programmi Prerequisito sia propedeutica e necessaria per la predisposizione e il funzionamento del Piano Haccp aziendale, rendendolo più efficace rispetto al passato, prevedendone addirittura la sostituzione nelle realtà imprenditoriali più piccole.
Questi strumenti di formazione hanno utilità allargate, a disposizione del Sistema associativo, per coltivare professionalità diffusa.
I valori che, anche oggi, abbiamo voluto sottolineare sono, infatti, spesso messi in discussione dagli organi di controllo, che fanno emergere situazioni di negligenza e di irregolarità che danneggiano il settore.
Se da una parte, quindi, è normale e giusto richiedere prudenza e buon uso nella gestione degli esiti delle ispezioni che ci riguardano, respingendo la strumentalizzazione e la generalizzazione che offendono il settore, dall’altra è indispensabile che i nostri operatori siano consapevoli che i tempi impongono ancora maggiore attenzione e qualità nelle gestioni.
E’ l’impegno di tutti, anche della Federazione, che deve saper distinguere tra le vere esigenze del settore e necessità di mercato, combinando cioè interessi legittimi delle imprese con  diritti ed aspettative di consumatori sempre più attenti, preparati ed informati.
C’è bisogno di propensione all’ascolto, di sensibilità verso i problemi, di capacità propositiva e di corretta visione sindacale, che non può essere sempre e solo di natura rivendicativa.
Riteniamo che oggi FIPE abbia riconquistato il ruolo che gli compete, per i numeri, gli interessi e la storia che la caratterizzano, con un profilo fatto di buoni valori verso l’impegno sindacale.
Infine, tra emergenze e problemi che le aziende ci trasferiscono per il loro presidio, si inseriscono passaggi associativi delicati, come l’ipotesi di revisione Statutaria, da gestire seriamente per consolidare il ruolo della Federazione, come affidabile, autorevole e credibile interlocutore sindacale, e non luogo per l’espressione di personalismi, inconcludenti e dannosi al sistema associativo.
E’ un auspicio, che costituisce anche il requisito minimo per rimanere, per chi nell’impegno sindacale individua soprattutto doveri e responsabilità.

Grazie e buon lavoro.

Lino Enrico Stoppani

Venezia, 25 novembre 2013

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Lunedì, 18 Novembre 2013 01:00

novembre 2013 - Noi ci siamo!

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NOI CI SIAMO!
Una riflessione sul difficile ruolo di chi è chiamato ad assumere responsabilità sindacali

Le crisi, oltre ad impoverire le persone, alimentano in loro ansie, interrogativi, sensi di colpa, frustrazioni, spesso con effetti ancora più gravi rispetto al venir meno di sicurezze di natura economica.
Infatti, le crisi indeboliscono certezze e punti fermi, sui quali ognuno fonda la sua esistenza, disorientando e mettendo in discussione ogni cosa. Fondamentale è ritrovare l’equilibrio e capire la nuova direzione da prendere.
Se fosse così facile, non si spiegherebbe il fatto che sulle crisi, e le patologie che innestano, si siano mossi tutti: studiosi, economisti, perfino psicoanalisti. Ognuno offre la sua visione dal suo osservatorio, spesso da comode poltrone,
magari anche lautamente remunerate, con un approccio spesso lontano dai veri problemi degli osservati.
La ricetta più prescritta è quella della Innovazione, con le sue numerose declinazioni, certamente intrigante da un punto di vista accademico, non sempre facile da trasferire nelle realtà aziendali.


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HOST 2013 PE/H24 La cas@ fuori casa

Intervento di Lino Enrico Stoppani – Presidente FIPE


presidente_-Host, con la sua dimensione internazionale, è uno degli appuntamenti più importanti del settore e noi a questi appuntamenti non possiamo assolutamente mancare. Sono molte le ragioni per cui siamo presenti in maniera significativa, ma di tutte ne voglio sottolineare due: la prima è che i nostri associati stanno attraversando un momento faticoso. La difficile contingenza economica colpisce tutti e, quindi, colpisce anche i consumi che ci riguardano. Essere qui in questo momento vuol dire sostenere gli associati nella loro fatica, cercando di dare loro occasioni di crescita sul piano imprenditoriale e di sviluppo sul piano del business. La seconda è che vogliamo raccontare come la nostra categoria accompagni gli italiani lungo tutto l’arco delle loro giornate, offrendo servizi di qualità e garantendo un supporto indispensabile sia al lavoro sia al divertimento. E questo racconto possiamo svilupparlo grazie all’intera filiera industriale che coinvolgiamo nella nostra attività.

Nel 2012 il settore ha perso consumi per 1,2 miliardi di euro, e nel 2013 si attende un calo di un ulteriore punto percentuale. Nello stesso anno gli italiani hanno speso tra bar e ristoranti il 35% dell’intera spesa alimentare, contro la media europea che si attesta sul 32%. Dopo Spagna e Gran Bretagna l’Italia è il Paese europeo in cui maggiore è l’incidenza dei consumi alimentari fuori casa sul totale della spesa alimentare. Per quanto riguarda la spesa pro-capite, l’italiano spende in ristorazione circa 1.200 euro l’anno: il 32% in più dei francesi e il 53% in più dei tedeschi. Una cifra che porta lo Stivale al terzo posto in Europa, nonostante una crisi che non ha risparmiato il settore. Nello stesso anno il saldo tra aziende nuove e aziende scomparse è purtroppo negativo con -9345 aziende. La cosa straordinaria è che, nonostante i tempi difficili, questo settore sta dimostrando comunque una grande vitalità sul piano occupazionale costituendo uno sbocco importante per i giovani e per quanti vengono espulsi dal settore manifatturiero. Purtroppo la politica non sembra capire il valore anche strategico del comparto (valorizzazione del made in Italy, della vocazione turistica del Paese, delle specificità dei territori) e continua a adottare provvedimenti penalizzanti.

In questo contesto così difficile il nostro comparto deve costruire forti sinergie con l’intera filiera, cioè chi fornisce i prodotti che noi proponiamo ai nostri clienti, con chi realizza i macchinari e gli strumenti che ci consentono di fare il nostro lavoro e di dare qualità ai più alti livelli. Solo lavorando in reciproca e stretta connessione con i protagonisti del mercato possiamo vincere la sfida della qualità, del servizio, dell’innovazione e, quindi, della crescita.
Noi abbiamo molto chiaro questo percorso ed è per questo che lo stand di quest’anno lo abbiamo progettato proprio insieme ad alcune aziende con le quali stiamo costruendo partnership molto strette. L’innovazione – uno dei tempi che saranno al centro della nostra presenza a Host – non può prescindere da un confronto continuo con questi partner: loro hanno il prodotto e la tecnologia; noi abbiamo la vicinanza con il consumatore finale. Vogliamo dar luogo a uno scambio che sia istituzionalizzato di esperienze e di conoscenze.

Ma l’innovazione non può prescindere anche da un altro fattore, l’imprenditorialità. E su questo fronte abbiamo la consapevolezza che dobbiamo fare molti passi in avanti. Mediamente il settore ha parecchi margini di miglioramento. Fipe si sta impegnando – e Host lo dimostrerà – nel dare agli associati, a tutti i livelli, stimoli e strumenti per crescere in capacità manageriale attraverso il confronto con le esperienze più avanzate.

Milano, 15 ottobre 2013

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APPROFONDIMENTI: L’ITALIA DA BERE (E DA MANGIARE)
FIPE RACCONTA I CONSUMI ALIMENTARI FUORI CASA DELLO STIVALE

Slides presentate: PE 24h - La cas@ fuoricas

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Martedì, 15 Ottobre 2013 02:00

ottobre 2013 - Arriva la ripresa?

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ARRIVA LA RIPRESA?
Autorevoli fonti informano di rilevamenti che testimonierebbero un’inversione di tendenza del quadro economico e una nuova fase di ripresa con gli indici di fiducia dei consumatori e delle imprese in crescita


Constatare che si sta diffondendo un (moderato) clima di ottimismo è già confortante, perché i consumi sono condizionati dalla capacità di spesa dei consumatori, grazie ai redditi di lavoro, d’impresa, di natura finanziaria e altro, ma anche dal sentiment. Gli apocalittici scenari che hanno caratterizzato l’informazione economica degli ultimi anni hanno castigato la propensione ai consumi della gente, già gravemente condizionati da una crisi vera e grave che ha fatto vittime e devastato i bilanci di famiglie e imprese. I segnali di ripresa sono ancora troppo deboli e molto spesso registrano solo il rallentamento o la fermata dei dati negativi che registrano i fatti economici. Inoltre, anche se veri e documentati, questi segnali positivi si raccolgono sottovoce e con prudenza, non solo per scaramanzia o per evitare repentine smentite, ma anche perché lo scenario è ancora pieno di troppe nuvole, che offuscano il panorama. Lo spettro della guerra nel medio-oriente, le tensioni internazionali, gli effetti della terapia monetaria con la quale molti paesi hanno curato la crisi, dopandola di liquidità, rilasciano ancora troppe incertezze e incognite per il futuro....

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Appuntamento ad HOST - a cura di Marcello Fiore
Il manuale di business della ristorazione - a cura di Luciano Sbraga
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Domenica, 15 Settembre 2013 02:00

settmbre 2013 - Expo e dintorni

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“EXPO E DINTORNI”


Un’occasione fondamentale per vincere le diffidenze di molti e per rilanciare il turismo nel nostro paese
Expo entra nella fase decisiva, con qualche preoccupazione, dettata dai tempi ormai stretti, ma anche da qualche convinzione in più, grazie anche a nuova determinazione che si interpreta a tutti i livelli dell’organizzazione.
Sulla manifestazione si registrano ancora molte perplessità, circa i costi da sostenere, che comunque daranno un contributo alla crescita, sui tempi, dove si registrano certamente ritardi, che costituiscono una costante nel nostro modo di approcciare le cose, sul progetto
e i contenuti, dove ognuno ha il suo rispettabile punto di vista, ovviamente contrario a quello ufficiale sulla logistica e la mobilità, sull’accoglienza e l’ospitalità, sugli orari, sulla gestione dell’indotto e/o gli eventi, oltre che
su tanti altri temi, segno che l’evento è atteso, sentito e comunque ritenuto importante, visto l’interesse che suscita, anche sul fronte dei contrari e dei critici...


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Lunedì, 22 Luglio 2013 02:00

luglio-agosto 2013 - Star Chef e crisi

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STAR CHEF E CRISI


L’attenzione dei media verso la ristorazione è motivo di orgoglio e mostra la crescita della categoria tanto più in un momento di grave crisi in cui siamo chiamati a scelte difficili
Registriamo con grande soddisfazione la crescente attenzione dei Media, in particolare la TV, al mondo della Ristorazione, che sicuramente informano sullo stato del settore, educano il consumatore verso corretti stili alimentari, mantengono alta l’immagine di una categoria, quella dei (bravi) cuochi, sui quali si sta consolidando l’attività di tutela, valorizzazione e promozione del Food in Italy.
C’è certamente molta spettacolarizzazione, ma è evidente l’interesse che trascina un movimento, anche editoriale e di pubblicità indotta, che crea lavoro e benessere. è motivo di orgoglio, poi, per chi ha la responsabilità di rappresentare il
settore, vedere la capacità, di cuochi e affini, di tenere la scena, con autorevolezza, personalità, competenza e dialettica, superando la timidezza e l’approssimazione di linguaggio del passato, segnale confortante di un avanzamento della
professione nella graduatoria della classifica sociale. Di grande impatto televisivo è il format internazionale, replicato con successo in Italia, che affronta i casi dei Ristoranti in difficoltà, affidando diagnosi, terapia e cure alle mani qualificate ed esperte di uno dei nostri più bravi chef.


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Meno male che la UE c’è - cura di Marcello Fiore

La Movida piace agli italiani - a cura di Luciano Sbraga

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Lunedì, 10 Giugno 2013 02:00

giugno 2013 - Movida: perchè sì!

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MOVIDA: PERCHÈ SÌ!

La posizione equilibrata di fipe rappresenta le aziende che hanno favorito il fenomeno ma non dimentica le esigenze di chi critica gli eccessi Come le rondini a primavera, con la bella stagione ritornano le discussioni sulla Movida, con il perenne contrasto tra chi considera il fenomeno positivamente, e non solo per gli aspetti di business che genera, e chi, invece, lo critica e lo contrasta, considerandolo elemento di disturbo e disordine sociale.

La Fipe, ovviamente, è schierata con i sostenitori del fenomeno, perché ha in prima linea imprese associate, che lo hanno favorito, adattato ai nuovi stili di vita e fatto occasione di business, ma lo fa con un atteggiamento che considera le esigenze di quanti lo criticano, perché vittime degli eccessi e delle devianze che vanificano tutto il buono che produce. La Fipe ha commissionato al Censis, in collaborazione con il Silb, una ricerca per approfondire il fenomeno, ricercando i presupposti, le ragioni e le prospettive di comportamenti che hanno stravolto abitudini, favorito tendenze, promosso aggregazione e socializzazione, alimentato interessi, generato nuovo traffico, rumori, sui quali si alimentano dibattiti e scontri, sui quali non si riesce mai a trovare una quadra, perché le ragioni e i torti sono ben distribuiti.


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Meglio studiare da ingegnere o fare il lavapiatti? - scambio di lettere Tra Gissi e Stoppani

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Domenica, 10 Marzo 2013 01:00

maggio 2013 - Gli allarmi disperati

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GLI ALLARMI DISPERATI


C’è una questione morale nel paese che deve essere affrontata come priorità nell’interesse di tutti in particolare dei tanti senza speranza che arrivano al punto di togliersi la vita Stanno purtroppo diventando sempre più frequenti suicidi di persone che, impotenti di fronte ai problemi che la crisi ha ingigantito, si fanno travolgere dalla disperazione, trovando il rimedio nell’atto estremo di togliersi la vita.


Tante di queste persone sono imprenditori, per cui espressione di un mondo che conosciamo bene, che meritano rispetto, cristiana comprensione oltre che una preghiera. Sono però episodi che devono far riflettere, soprattutto per capire il contorno di disperazione nel quale maturano queste decisioni, che impongono capacità di presidio dei problemi, di ascolto dei bisogni delle persone, di sensibilità, umanità e disponibilità ad aiutare coloro che sono in difficoltà.
Non è certamente un tema facile, più comodo da svicolare che affrontare, ma i segnali di preoccupazione che il mondo delle Imprese, da tempo, trasferisce, impone di non sottovalutare il fenomeno.I momenti di depressione delle persone sono più diffusi di quanto si possa pensare, anche se lascio a chi per mestiere analizza la psicologia umana lo studio del comportamento umano, sul quale esiste già ampia didattica.


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Lo Stato è assente, i burocrati litigano, le imprese muoiono - a cura di Marcello Fiore

La spesa dei ristoranti vale sette miliardi di euro - a cura di Luciano Sbraga

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Domenica, 10 Marzo 2013 01:00

aprile 2013 - Nuove relazioni di lavoro

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Nuove relazioni di lavoro

Le difficoltà economiche creano maggior compattezza nelle aziende ed emerge l’esigenza di fare squadra per superare la tempesta
La crisi in atto sta facendo soprattutto danni, ma confermando la regola che nelle difficoltà si possono interpretare anche lati positivi, uno di questi è il nuovo rapporto che sta crescendo tra l’imprenditore e i dipendenti, dove con i diritti e i doveri contrattuali stanno avendo un ruolo importante i sentimenti.
Il nostro settore è sempre stato caratterizzato da forte turn-over, solo in parte giustificato dalla stagionalità; prevalente era la comprensibile voglia di crescita da parte dei collaboratori, sia sugli aspetti professionali che retributivi.
Il settore era in crescita, l’offerta di lavoro pure e, quindi, la domanda trovava spesso terreno fertile, favorendo vivacità e propensione ai cambiamenti dei posti di lavoro, alimentando anche aspettative spesso non allineate alle competenze. Ricordo i tempi in cui ci si rubava cuochi, camerieri e baristi senza tanti riguardi allo stile delle operazioni, spesso sopravvalutando le professionalità, facendo crescere i livelli retributivi del comparto, caratterizzati anche da qualche “extra”, oggi messi in discussione dalla crisi. Avere un lavoro oggi è una fortuna e questa è la vera ricchezza delle persone, e delle loro famiglie, non solo per gli aspetti economici, ma anche per la dignità e il valore dei rapporti umani.


leggi l'intero articolo pubblicato su Mixer di aprile

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Botta e risposta sul contratto - Scambio di lettere tra il presidente dell’Associazione dei pubblici esercizi del Trentino, Giorgio Buratti, e il presidente di Fipe Lino stoppani

Pubblici esercizi e responsabilità sociale - a cura di Marcello Fiore

La mappa delle ispezioni del 2013 - a cura di Luciano Sbraga

Wi-Fi libero e senza rischi per gli esercenti - a cura di Rosa Caterina Cirillo


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Domenica, 10 Marzo 2013 01:00

marzo 2013 - Abbandonare il disfattismo

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Abbandonare il disfattismo


Dobbiamo combattere questo atteggiamento, recuperando valori e sentimenti e intervenendo sulle coscienze delle persone


Si sta avviando una nuova legislatura, che ci auguriamo possa accompagnare l’Italia fuori dai problemi e da una crisi, la cui fine è periodicamente rinviata, i cui effetti continuano ad aggravarsi, mettendo in discussione le scelte, i rimedi e i sacrifici con i quali si sperava di superarla. Non sarà un percorso facile, perché i danni (e i ritardi) sono rilevanti.Il primo risultato da perseguire deve essere quello di ridare fiducia alla gente. La crisi ha, infatti, rafforzato due comportamenti contrastanti con i quali le persone stanno affrontando le difficoltà del momento. Da una parte, c’è chi interviene con maggiore vigore e determinazione sulle scelte da fare, recuperando lucidità, sobrietà, intraprendenza, imponendosi altre regole per dare un nuovo senso alla propria vita, umana e professionale. Dall’altra parte, invece, c’è chi evade dalla crisi, dando spazio all’irrazionalità, al relativismo, alla demagogia, cercando di vivere il meglio per sé, con un senso di irresponsabilità, forse suggerito dall’impotenza ad affrontare dinamiche dalle origini complesse e forse anche manipolate. Nel generale disagio, il secondo atteggiamento sta registrando un crescente ed inquietante consenso, che si deve rimuovere, intervenendo anche sulle coscienze delle Persone.
L’economia è fatta di numeri e dati quantitativi, ma anche di sentimenti e valori da recuperare se vogliamo rilanciare il Paese e combattere il disfattismo.


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