La Federazione Italiana Pubblici Esercizi richiede un chiarimento sulla normativa a seguito della recente sentenza del Consiglio di Stato a beneficio di un'attività commerciale romana che fa consumare sul posto prodotti alimentari.
"Quando si parla di somministrazione serve chiarezza per evitare distorsioni della concorrenza tra attività che fanno lo stesso mestiere - è il commento di Giancarlo Deidda, Vice Presidente di Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi e Commissario di Fipe Roma -. Se la differenza tra un negozio alimentare, una pizzeria al taglio e un pubblico esercizio passa per l'assenza di camerieri che fanno il servizio al tavolo allora la gran parte degli oltre 130mila bar italiani non sono pubblici esercizi".

L’organizzazione sta incontrando le amministrazioni comunali per chiedere controlli più serrati sulla somministrazione non autorizzata 

DALLA CASSAZIONE VINCOLI AI CIRCOLI PRIVATI SULLA SOMMINISTRAZIONE. 

La cucina italiana: orgoglio degli italiani, ispirazione per gli stranieri, ali e radici per chi viene e torna nel nostro Paese. In numeri, la nostra ristorazione vale 300mila imprese, 85 miliardi di fatturato e 43 miliardi di valore aggiunto all’anno per 1 milione di occupati. Meno puntuale, ma non meno strategico, il valore intangibile del settore in termini sociali, storici, culturali, antropologici e come volano dell’attrattività turistica e dell’intera filiera dell’agroalimentare del Paese. Ora, poi, il settore sta vivendo una popolarità senza precedenti, con gli Chef famosi come attori e contesi come influencer, a dimostrazione che la cucina - da sempre strumento di comunicazione - è appetibile anche come strumento di consenso.

Che il trend della Sharing Economy sia in crescita è sotto gli occhi di tutti.
Ne sono indici il proliferare delle piattaforme web specificatamente dedicate, la forte attenzione mediatica, nonché le proposte di legge avanzate nel corso delle ultime legislature in ordine alle diverse attività coinvolte. 
Fra i settori del mercato in cui il fenomeno in commento si riverbera, non è estraneo neppure quello della ristorazione.

La Federazione il 10 ottobre è stata audita dalla IX Commissione del Senato sul disegno di legge recante “norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale”, e, in tale sede, ha espresso la propria contrarietà alle disposizioni che prevedono che gli imprenditori agricoli possano effettuare anche attività di somministrazione.  

Il Tar Lazio, con le sentenze nn. 5195/2019 e 5321/2019 torna ad effettuare una dettagliata disamina sulla corretta individuazione dei criteri distintivi dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande con quella di consumo immediato.

Il Collegio, in particolare, contesta con fermezza la decisione del Consiglio di Stato n. 2280/2019, con la quale, in estrema sintesi, si affermava che l’elemento distintivo fra la somministrazione di alimenti e bevande (effettuata dai pubblici esercizi) ed il consumo immediato (consentito ad esercizi di vicinato, artigiani e panificatori) risiedesse unicamente nella presenza, per i primi, dei camerieri.