Note per la stampa 2020

Governo: la misura è colma, subito le risorse o troverà solo macerie 

I nostri dipendenti stanno ancora aspettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare, oggi apprendiamo che potremo riaprire dal primo di giugno. Significano altri 9 miliardi di danni che portano le perdite stimate 34 miliardi in totale dall’inizio della crisi.

 

Stoppani: “noi siamo pronti, ma servono contributi immediati, regole e politiche di visione per dare prospettive ad un settore in profonda crisi”

Un metro di distanza tra i tavoli e mascherine al personale di sala e cucina, come da indicazioni delle autorità sanitarie. Accessi differenziati, dove possibile, per i clienti in entrata e quelli in uscita, pagamenti preferibilmente digitali direttamente al tavolo, monitoraggio quotidiano delle condizioni di salute dei dipendenti, pulizia e sanificazione dei locali, gel igienizzante a disposizione di tutti.

La richiesta delle imprese della somministrazione: da domani al via vendita d’asporto in Toscana, ma possibilità va estesa a tutta Italia.  Con take away si abbattono i rischi di assembramento

 

COMPRO OGGI CON LO SCONTO E MANGIO ALLA RIAPERTURA 
Il settore tra i più in crisi dell’intera economia italiana cerca il rilancio con l’iniziativa della Fipe per iniettare la liquidità necessaria a tamponare l’emergenza. Attraverso la piattaforma cirivediamopresto.it i clienti aiutano il proprio ristorante di fiducia sottoscrivendo ristobond che varranno di più al momento del loro utilizzo. 

La beffa: si rischia di pagare ancora le tasse su rifiuti e occupazione suolo pubblico

Il settore dei pubblici esercizi - bar, ristoranti, pizzerie, catene di ristorazione, catering, discoteche, pasticcerie, stabilimenti balneari - con 30 miliardi di euro di perdite è in uno stato di crisi profonda con il serio rischio di veder chiudere definitivamente 50.000 imprese e di perdere 300 mila posti di lavoro. A conferma di questo già molti imprenditori stanno maturando l’idea di non riaprire l’attività perché le misure di sostegno per il comparto sono ancora gravemente insufficienti e non si intravedono le condizioni di mercato per poter riaprire. E’ quanto si legge in una nota di Fipe-Confcommercio.

 

Dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna all’Olanda alla Scandinavia,  la maggioranza dei Paesi Ue permettono ai ristoranti e ai bar la vendita di piatti pronti da asporto.
Il Presidente Stoppani: “Serve un piano di graduale riapertura, il settore sta implodendo”

Copiare le buone pratiche adottate nel resto d’Europa per scongiurare la morte della ristorazione italiana. È questo il punto di partenza dal quale muove la Fipe, Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, per lanciare l’ennesima proposta al governo: consentire ai ristoratori italiani di vendere piatti pronti da asporto ai clienti, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria e di distanziamento, esattamente come accade nella maggior parte dei Paesi europei. 

Tecnologia, tradizione e sicurezza 
In attesa della vendita per Asporto e della riapertura definitiva, il food delivery rappresenta una grande opportunità per il comparto della ristorazione, colpito fortemente in queste settimane dall'emergenza Covid-19. Igiene, procedure di sanificazione e percorso del piatto sono diventati prioritari soprattutto per il consumatore che acquista a domicilio. 

Fipe, Federcuochi e Università San Raffaele di Roma pubblicano il Manifesto orizzontale dell’ospitalità e della tavola l’atto di rinascita del settore enogastronomico italiano 

Domenica 12 aprile sarà pubblicato il Manifesto orizzontale dell’Ospitalità e della Tavola, frutto della collaborazione tra Federazione Italiana Cuochi (FIC), Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) e Università San Raffaele di Roma. Un giorno simbolico, quello della Santa Pasqua, scelto come metafora di “resurrezione”, di rinascita dell’intero comparto enogastronomico italiano.

 

“Dalla lettura delle bozze del decreto, purtroppo ancora non ci siamo. Le misure del governo si rivelano utili per una piccola platea di imprenditori, quelli decisi a chiedere prestiti sotto i 25mila euro, ma per tutti gli altri permangono i problemi. Il decreto, infatti, non sembra rilasciare risorse immediate alle imprese italiane. Chi chiederà cifre superiori ai 25mila euro deve fare diversi passaggi e rischia di dover aspettare ancora.

Indagine di Fipe sulle imprese del turismo: bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari, catering: “Danni incalcolabili, date ai pubblici esercizi il prima possibile la vendita con asporto”