In 40 anni, nel “Mixer”, sono finiti tanti, tantissimi ingredienti diversi restituendoci un racconto di un mondo articolato (quello del fuoricasa italiano) e della società in cambiamento che in questi decenni ha frequentato, influenzato e trasformato gli stessi Pubblici Esercizi.

Quella sull’età, è d’altro canto una riflessione su cui anche come Fipe-Confcommercio ci siamo soffermati a lungo lo scorso anno, che per noi è stato l’80° anniversario dalla fondazione. Se infatti per le persone il crescere degli anni segna un naturale processo di invecchiamento, per le aziende, le istituzioni e le parti sociali, la longevità è un plus, è un sintomo di salute e di capacità di stare sul mercato, navigando lungo gli spesso turbolenti percorsi della quotidianità.

A questo si aggiunge il fatto che il nostro settore di riferimento (pur con le prospettive diverse di un prodotto editoriale come Mixer e di un’associazione di categoria come Fipe) è un osservatorio particolarmente prezioso per interpretare le mutazioni e le tendenze di lunga durata dello stile di vita italiano, radicato nella vita quotidiana delle città e dei paesi e che fa del “bar” e della convivialità un punto centrale del proprio definirsi. Il bar è la pausa e il punto di incontro, l’intrattenimento e il luogo di passaggio, il presidio e il servizio, l’occasione di un incontro e del confronto; e sempre è uno snodo essenziale nella trama dell’inclusione e della coesione sociale.

Basti pensare al riconoscimento e all’affetto che -giustamente- tributiamo ai nostri locali storici, che dal XVIII secolo sono fioriti in tutte le città italiane: il Florian a Venezia, Gilli a Firenze, Caffè Greco a Roma, Gambrinus a Napoli, Cova a Milano. E oggi nei gran bar, cocktail bar, bar sport, bar paninoteca, wine-bar, bar gelateria, bar pasticceria o nei tanti altri format ricchi di contaminazioni internazionali e settoriali, si può facilmente leggere la trasformazione della nostra società, dei consumi e dei costumi degli italiani.

Sulle macerie della pandemia da Covid-19, il bar con i dehors è diventato emblematico del ritorno alla vita delle città e del ri-appropriarsi dei cittadini dello spazio pubblico, magari anche con qualche eccesso, ma soprattutto con gioia. Andrea Illy ha detto che “il ristoro rimane un bisogno individuale e la convivialità un desiderio collettivo, spesso convergenti” e i bar sono proprio il punto dove queste due istanze convergono.

Lo stesso caffè, diventato l’aroma quotidiano di generazioni di italiani, nel suo rituale celebra questo incontro tra comunità e personalità. Non c’è italiano che beva un caffè uguale al suo vicino -corto, lungo, ristretto, macchiato caldo, freddo, con poca schiuma, in tazza calda, vetro, con le varianti diventate croce e delizia di ogni barista-, eppure un caffè insieme” è la forma più immediata di relazione e proposta sociale. Intorno a questo equilibrio si è costruito un modello di Pubblico Esercizio unico al mondo, dove le relazioni umane, i valori dell’accoglienza e la qualità dell’offerta hanno trovato le loro migliori combinazioni.

“Ci vuole molto tempo per restare giovani” ricordava Picasso: anche il Bar, a suo modo, dialoga con il tempo e con la necessità di essere sempre attuale e la sua vitalità si vede nella sua capacità di rigenerarsi, prendendo anche da un ingrediente strategico: la passione. La passione per il proprio lavoro, l’amore per la propria azienda.

Proprio Mixer, da 40 anni, con professionalità e credibilità, racconta questo grande amore degli italiani e ne accompagna, con spirito di osservazione e capacità di innovazione, le tante variazioni sul tema.