È scomparso da poco Aimo Moroni, ristoratore tanto lontano dall’attuale spettacolarizzazione della cucina, quanto sempre vicino ai fornelli e attento ai dettagli del suo lavoro e alla qualità del prodotto, che hanno consentito al suo ristorante (Il Luogo di Aimo e Nadia) di raggiungere livelli di alta qualità e forte identità, risultati raggiunti con la massima semplicità nei comportamenti, profonda umanità, una tecnica capace di unire qualità, tradizione, autenticità e cultura, affidando poi la sua eredità professionale a due bravissimi allievi (Alessandro Negrini e Fabio Pisani) che, con la figlia Stefania, continuano una storia di successo, con radici profonde nei valori delle persone prima ancora che nei professionisti.

Con il rimpianto e il dolore che queste dipartite lasciano, rendiamo onore e merito ad uno dei più grandi interpreti della moderna cucina italiana, con profondo rispetto e giusta riconoscenza.

Aimo è stato uno dei tanti gioielli nati negli anni trenta (1934), generazione cresciuta nelle devastazioni della seconda guerra mondiale, che ha saputo, però, ricostruire il Paese dalle macerie, portandolo ad essere una potenza economica e culturale mondiale in tanti settori -automotive, design, moda e food, tanto per citare i principali-, con immani sacrifici, tanto coraggio, capacità di visione, trascinando diffusi comportamenti virtuosi sui grandi esempi.

Generazione senza grandi possibilità economiche e spesso anche senza istruzione, che ha prodotto e distribuito ricchezza e benessere anche alle successive generazioni, aprendo le porte dell’ascensore sociale a tante persone a cui fino ad allora era sempre stato impedito o negato.

Franklin D. Roosevelt, 32° Presidente degli Stati Uniti d’America, ricordava che “nella vita c’è qualcosa di peggio che non essere riuscito: non aver tentato”.

Ecco, la generazione degli anni ‘30 ci ha sempre provato in ogni modo, recuperando energie, fantasia, forza e coraggio dai bisogni, uscendo dalla comfort-zone del minimo garantito, aggiungendo l’ambizione e la responsabilità di costruire un mondo migliore rispetto a quello che avevano trovato.

Questi valori hanno portato l’uomo sulla Luna, ai grandi risultati della medicina, alla diffusione dei diritti civili, all’avanzamento tecnologico, al riconoscimento Unesco per la cucina italiana, risultati che hanno trovato nell’intelligenza alimentata dalla curiosità il motore del progresso, con la consapevolezza che ogni problema nasconde sempre una soluzione e che la conoscenza non ha confini.

Einstein non a caso diceva: “Tutti sanno che una cosa è impossibile. Poi arriva uno che non lo sa e la fa”.

Aimo e la “generazione 30” non si sono seduti o non si sono lamentati per lo stato di sofferenza in cui stavano crescendo, ma hanno recuperato impegno, ingegno e olio di gomito, cambiando le cose e portando straordinari risultati, aprendosi poi senza timore e generosità al talento di chi veniva dopo di loro.

Così la generazione degli anni ’30 può parlare ancora a chi trent’anni li ha oggi. D’altra parte, come ha confidato una volta proprio chef Negrini “quando proponevo qualcosa di nuovo ad Aimo parlavo sempre al trentenne che ancora abitava dentro di lui: e lui si entusiasmava”.