Nel 2024 la popolazione italiana contava 58.971.230 unità con 28.846.728 maschi e 30.124.502 femmine.
L’8,9% della popolazione residente, 3.912.244 persone, aveva cittadinanza straniera relativa a 197 diverse nazionalità. Le comunità più consistenti provengono da Romania, Albania, Marocco e Cina. Forti sono anche le comunità dell’India e delle Filippine.

Ad inizio XXI secolo la composizione della popolazione era molto diversa. Intanto il numero dei residenti era inferiore di circa 2 milioni di unità sia per la componente femminile che, soprattutto, per quella maschile. L’incremento della popolazione registrato in poco meno di un quarto di secolo si realizza esclusivamente per il contributo degli stranieri che aumentano di circa 4 milioni di unità a fronte di un calo della componente italiana di 1.934.284 unità. Cala la popolazione di cittadinanza italiana sia nella componente maschile che soprattutto in quella femminile. Al contrario la popolazione di cittadinanza straniera cresce in modo equivalente sia tra i maschi che tra le femmine.

Il risultato finale di questa “scossa” demografica è che il peso percentuale della popolazione di cittadinanza straniera sul totale dei residenti quadruplica in poco più di 20 anni.

Il contributo più importante viene dai cittadini con nazionalità romena con un incremento dei residenti di circa 1 milione di unità. Tra i primi dieci Paesi per incremento di residenti, nove sono extra europei. La comunità ucraina vede un’accelerazione del numero dei residenti, quasi esclusivamente dovuto al genere femminile, a partire dal 2022 per effetto dell’invasione della Federazione Russa anche se la presenza in Italia si consolida già a partire da diversi anni prima.
Tra queste comunità ce ne sono alcune storicamente orientate a lavorare nel mondo della ristorazione. Si pensi agli egiziani o ai bangladesi. Non bisogna trascurare, tuttavia, la possibilità di allungare il raggio di attrazione verso cittadini di altra cittadinanza che attraverso specifiche attività di formazione potrebbero essere ben impiegati nelle attività di ristorazione come, ad esempio, pachistani e persino indiani.
In conclusione si deve registrare che la crescita della popolazione residente in Italia dipende oramai esclusivamente da cittadini che provengono da altri Paesi. Senza questo apporto oggi conteremmo meno di 54 milioni di residenti in calo di 2 milioni di unità rispetto ad inizio secolo.
Con questa realtà occorre fare i conti partendo dalla consapevolezza che, con gli attuali tassi di natalità e fecondità, l’inversione di tendenza sia praticamente impossibile. Nel 2024 le nascite sono state 369.944, in calo del 2,6% sull’anno precedente (una contrazione di quasi 10mila unità). Nei primi sette mesi dell’anno in corso le nascite sono circa 13mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (-6,3%). A questo si deve aggiungere che anche il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico: nel 2024 si è attestato a 1,18, in flessione sul 2023 quando era 1,20 mentre la stima provvisoria relativa ai primi 7 mesi del 2025 evidenzia una fecondità ancora più contenuta (1,13).
