La composizione del valore aggiunto è la fotografia della struttura economico-produttiva del Paese. Seguirne l’evoluzione nel tempo permette di cogliere trasformazioni e prospettive. Oggi i tre quarti della ricchezza prodotta in Italia vengono dai servizi. L’espressione “terziarizzazione” dell’economia è figlia di questa evidenza. È un bene, è un male? Sicuramente è un fatto che rende l’Italia simile ai Paesi avanzati, nei quali i servizi rappresentano oramai la parte più rilevante del valore aggiunto.
Composizione del valore aggiunto – valori percentuali

La dinamica degli ultimi 20 anni conferma che si tratta di un trend strutturale che si va stabilizzando intorno a valori compresi tra il 70% ed il 75%. Allo stesso modo, anche per gli altri macrosettori dell’economia si assiste alla stabilizzazione delle rispettive quote di valore aggiunto. La crescita dei servizi non avviene a scapito della manifattura la cui quota di valore aggiunto oscilla oramai intorno ad un quinto del totale. Occorre andare indietro fino agli anni ’90 per trovare una quota del valore aggiunto dell’industria superiore di 4/5 punti percentuali a quella attuale.
Tra il 2004 e il 2024 l’economia italiana è cresciuta ad un tasso medio annuo dello 0,4%. Una crescita sostenuta interamente dai servizi (+0,6%). In forte calo il contributo dell’agricoltura, in calo quello delle costruzioni, fermo il valore aggiunto dell’industria (-0,02%). Nello stesso periodo i servizi di alloggio e ristorazione sono cresciuti ad un tasso medio annuo dello 0,8%.

Questa dinamica vista dalla prospettiva del lavoro assume profili interessanti. Nel medesimo periodo l’input di lavoro misurato in ore mostra una crescita media annua dello 0,24%. In calo il lavoro in agricoltura (-0,7%), nell’industria (-0,9%), in crescita nelle costruzioni (+0,4%) e soprattutto nei servizi (0,6%), all’interno del quale alloggio e ristorazione registrano un incremento medio annuo di quasi 2 punti percentuali. Solo nelle costruzioni si rileva un andamento divergente tra valore aggiunto (negativo) e lavoro (positivo).
Dinamica delle ore lavorate (2004-2024)

Il risultato è che la produttività cresce, in media d’anno, ad un tasso di appena lo 0,15% a livello di sistema mentre a livello di settore cresce ma solo a scapito del lavoro. È questo il caso dell’agricoltura ma, soprattutto, dell’industria dove l’aumento della produttività non è il risultato, come visto poc’anzi, di un aumento del prodotto ma di una riduzione dell’input di lavoro. Insomma queste evidenze avvalorerebbero la tesi secondo cui crescita della produttività e crescita del lavoro sono in contrasto.
Una circostanza smentita dal terziario dove, al contrario, crescita del prodotto e crescita del lavoro stanno assieme generando anche un incremento di produttività che, sebbene non particolarmente robusto, è pur sempre un incremento. Diversa è la situazione dei servizi connessi al turismo e più in generale ai consumi alimentari fuori casa. Qui la crescita dell’input di lavoro a tassi più che doppi rispetto alla crescita del prodotto determina una caduta della produttività. D’altra parte è difficile che ad una robusta crescita dell’occupazione si associ anche una significativa crescita della produttività. Sono soprattutto i settori che per caratteristiche produttive richiedono meno lavoro a dover assicurare incrementi di produttività.
Dinamica reale della produttività (2004-2024)

Eppure su questi temi il dibattito appare costantemente ancorato a presupposti ideologici anziché ad evidenze empiriche. Il mantra a cui si assiste è (più o meno) sempre lo stesso: da un lato l’industria efficiente che crea valore, dall’altro i servizi come settore-zavorra dell’economia.
Appena qualche settimana fa un importante quotidiano nazionale ospitava due articoli che meritano, per motivi differenti ma entrambi riconducibili allo stesso tema, una riflessione con l’obiettivo di promuovere una narrazione più realistica di ciò che sta avvenendo nel mercato del lavoro.
Nel primo articolo, commentando i dati appena diffusi dall’Istat sull’andamento dell’occupazione a maggio 2025, veniva data evidenza a due fenomeni ritenuti interdipendenti. Da un lato si segnalava una dinamica dell’occupazione che a livello di persone premierebbe il protagonismo degli over 50 a scapito dei più giovani (25-34 anni) mentre a livello di settori si poneva l’accento sul fatto che sarebbero proprio quelli a più bassa produttività ad esprimere prevalentemente la capacità di generare posti di lavoro.
Il secondo articolo riportava il taglio di 9 mila posti di lavoro da parte di Microsoft giustificato dalla necessità di far “crescere” l’azienda. In questo caso la crescita è sicuramente riferita al valore e dunque all’obiettivo di fare un salto di produttività riducendo l’input di lavoro.
Se mettiamo insieme le due cose dovremmo concludere che collegare crescita dell’occupazione e crescita della produttività non è possibile, anzi la crescita della produttività è possibile solo a scapito del lavoro. I dati che abbiamo presentato dimostrano che questo è quello che accade in alcuni settori, almeno in Italia. La trilogia “valore, occupazione e produttività” va vista ed interpretata insieme, non separatamente come se fossero metriche che non si parlano. Valutare allo stesso modo settori che riducono l’occupazione e settori che, al contrario, l’aumentano non ha senso sia dal punto di vista economico che sociale.
Il fatto che il lavoro nei servizi cresca non è un incidente di percorso ma il risultato di un processo reale di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Non si deve trascurare che dietro queste dinamiche ci sono persone, famiglie, bisogni, aspettative. Parlare in astratto di efficienza senza vedere se essa porti più benessere o meno benessere è un esercizio senza logica.
Quando si scrive di occupazione buona, intendendo con questo aggettivo non l’occupazione regolare ma quella a maggior contenuto di istruzione, da contrapporre all’occupazione cattiva, ovvero quella meno qualificata, si dimentica che dietro ci sono sempre di persone per le quali il lavoro, qualunque lavoro fondato sul rispetto delle regole, è fonte di dignità oltre che di reddito. E a proposito di redditi la tabella che segue mostra l’andamento dei redditi da lavoro dipendente per settore economico nel corso degli ultimi 20 anni.
Dinamica nominale dei redditi da lavoro dipendente (2004-2024)

La crescita media annua complessiva è stata del 2,4%, nell’industria dell’1,7% e nei servizi del 2,5%, che arriva al 4,2% nell’alloggio e ristorazione. La variazione dell’intero periodo dei redditi da lavoro dipendente nelle imprese che oprano nel settore dell’alloggio e della ristorazione è stata di oltre il 127%, più che doppia rispetto a quella relativa all’intera economia.
Se trasformiamo la serie storica a prezzi 2024 trova conferma la buona performance dei servizi mentre nell’industria il segno diventa negativo. Ancora una volta emerge la crescita reale dei redditi da lavoro nei servizi di alloggio e ristorazione pari al 60% nel periodo ad un tasso medio annuo del 2,4%.
Dinamica reale dei redditi da lavoro dipendente (2004-2024)

La poderosa crescita dei redditi nei servizi di alloggio e ristorazione non è solo frutto dell’altrettanto poderosa crescita delle unità di lavoro. Anche in termini relativi i redditi da lavoro sono cresciuti significativamente. A fronte di un incremento medio annuo dello 0,31%, i redditi da lavoro per ULA1 nei servizi di alloggio e ristorazione sono cresciuti in termini reali dello 0,63%.
Un ulteriore risultato che mostra come i servizi, e tra questi quelli di alloggio e ristorazione, abbiano contribuito alla crescita del valore aggiunto, dell’occupazione, e con essa anche dei redditi da lavoro, e a livello aggregato persino della produttività.
1 Le unità di lavoro (ULA) misurano il numero di posizioni lavorative ricondotte a misure standard a tempo pieno.
Numeri che ci portano a dire che così come non c’è un’occupazione buona e un’occupazione cattiva se tutto si svolge all’insegna del rispetto delle regole, non c’è neppure un’economia buona e un’economia cattiva ma solo un’economia che crea valore.
Dinamica reale dei redditi da lavoro dipendente per ULA (2004-2024)

