Mixer mag. 22 – Emergenza tra memoria, abitudine e visione

5 Maggio 2022

Li chiamano bias cognitivi: sono quelle distorsioni della percezione che il cervello umano comunemente produce quando analizza il mondo che lo circonda, a tutti gli effetti delle ‘scorciatoie’ mentali che semplificano notevolmente la vita umana, derivate dal bisogno primordiale dei nostri antenati di prendere decisioni veloci con scarsità di informazioni.

Per l’uomo moderno, sovresposto alle informazioni e calato in contesti meno pericolosi ma certo di ben più complessa lettura, sono sovente delle ‘trappole mentali’.
Guardandosi intorno in queste settimane così difficili, dove alla prolungata crisi pandemica si è aggiunta
una drammatica inattesa crisi geo-politica, oggi appaiono principalmente tre le trappole mentali che
rischiano di ingabbiare i nostri pensieri e, di conseguenza, le nostre scelte.
Soffriamo in primo luogo del cosiddetto effetto primacy, per il quale, semplificando, tendiamo a ricordare meglio l’inizio e la fine degli eventi in cui siamo coinvolti. Scordarsi tuttavia quello che sta in mezzo
significa – nel caso dell’emergenza COVID – ignorare la lunga serie di fatiche, ribaltamenti di prospettiva, i
tanti cambiamenti che in questi mesi le imprese hanno dovuto fare.
Per il nostro settore, significa dimenticare le 45mila imprese della ristorazione che non ce l’hanno fatta, i 23 miliardi di fatturato sfumati nel 2021, da aggiungere ai 34 miliardi del 2020, i 194mila posti di lavoro persi, che l’ultimo Rapporto Ristorazioni FIPE ha puntualmente ricordato.
Tenere presente una chiara dimensione di quello che abbiamo vissuto non serve certo per ancorarci
al passato, ma è invece strumento indispensabile per realizzare quanto davvero fatto, a partire dagli immensi sforzi che un’Associazione come FIPE ha compiuto a difesa del settore, nell’emergenza pandemica.
L’emergenza, appunto: qui si colloca la seconda ‘trappola mentale’, che è la trappola dell’abitudine.
Al bene, ma anche al male, ci si abitua purtroppo facilmente e, se l’emergenza diventa quotidianità, non
è difficile assuefarsene.
La natura poliedrica con la quale l’emergenza continua a manifestarsi è certo un elemento di ‘novità’
che in qualche modo allerta le coscienze, ma non è difficile scivolare in un senso di stanchezza verso
il costante stato di tensione a cui l’informazione e la cronaca ci sottopongono. L’antidoto migliore rimane
accendere la luce dei valori che ci guidano lungo la strada dell’impegno e ci inducono a tenere l’animo
vigile alle domande di aiuto che arrivano. È anche questo il senso del fatto di parlare di Carta dei Valori in
un’organizzazione d’impresa come la nostra: tenere accesa la luce.
E qui in qualche modo si accende il terzo comune bias di questi tempi di emergenza, che consiste
nel confondere l’urgente con l’importante. Per essere chiari: ci sono cose urgenti che sono anche molto importanti, se non vitali, come la questione umanitaria e la risoluzione del conflitto alle porte dell’Europa. Ma se l’urgenza prende in tutto e per tutto il posto dell’importanza, si rischia di assumere una prospettiva che porta a scelte di breve periodo, senza visione sul futuro.
L’abbiamo visto sul tema della produzione energetica e della dipendenza del gas dalla Russia, dove paghiamo la miopia di scelte sbagliate nel nostro passato.
Così, oggi, rimane aperta la gestione delle conseguenze sulle imprese di due anni di crisi e delle sanzioni
di queste settimane, che hanno prodotto cambiamenti e che disegnato scenari avversi, con la necessità,
per le imprese e per il lavoro, di riscrivere regole, adattare comportamenti, inventare nuove strategie
per gestire gli effetti più immediati e visibili. In questa fase è urgente fare whatever it takes, per dirla con
le parole di Mario Draghi nella veste di Governatore della Banca Centrale Europea.
In particolare, vanno aiutati i settori più colpiti, come quello dei Pubblici Esercizi, con misure
urgenti sui temi della liquidità, con la proroga delle moratorie – creditizie, fiscali e contributive – , con interventi tampone e strutturali sul caro energia e monitoraggio dell’inflazione, contrastando i movimenti
speculativi, con provvedimenti sui temi del lavoro finalizzati a mantenere e recuperare occupazione, non
disperdendo ulteriormente le competenze depauperate nel corso della crisi pandemica.
Questa è l’urgenza. Ma dimenticare il medio e lungo periodo sarebbe irresponsabile, quando
non colpevole. Bisogna continuare instancabilmente a seminare ed investire, sapendo che i risultati non si
colgono sempre in un giorno, per evitare innanzitutto il grave rischio della stagflazione, che è la micidiale
combinazione di alti tassi di inflazione e bassa crescita dell’economia, che trascina, poi, la spirale del pessimismo alimentata anche dalla cronaca degli orrori del conflitto.
Papa Giovanni XXIII°, il ‘Papa buono’, invitava ad usare “l’unità sulle cose necessarie, la libertà sulle
cose non necessarie e la carità sempre”: unità, libertà e carità, una efficace regola per l’emergenza, un’iniezione di coraggio per il lungo periodo, una scelta di sentimento per affrontare la quotidianità e, insieme, tre formidabili strumenti per combattere le trappole mentali e le sfide reali che la storia ci sta riservando.

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