Se il 2020 verrà probabilmente ricordato come un annus horribilis dalla gran parte del pianeta, per il mondo dei Pubblici Esercizi italiani si è rivelato un’autentica tragedia, talvolta dai contorni grotteschi. Chiusi per primi, costretti dai provvedimenti governativi per lunghi periodi a limitazioni o chiusure della loro attività, trattati da untori, lasciati nell’incertezza, senza la dignità di essere considerati attività essenziali, penalizzati dai nuovi usi e consumi e dal crollo del turismo, il nostro settore ha registrato preoccupanti tassi di mortalità delle imprese con una drastica riduzione dei livelli occupazionali e un inevitabile depauperamento, ancora più grave, del patrimonio di conoscenze e competenze.

Per questo, tentare di riportare le attività di Fipe svolte nel 2020 nel perimetro di alcune decine di pagine rischia di essere operazione in grado di rendere difficilmente giustizia dell’enorme sforzo di presenza, presidio, confronto e servizio che la Federazione ha svolto nell’anno più difficile dalla sua fondazione. Si è trattato infatti di un lavoro inesausto, con l’impegno e la serietà che la gravità del momento imponeva, non sempre corrisposti dalla riconoscenza, ma molto spesso indispensabili ad ottenere i risultati che il settore ha faticosamente ottenuto.

Trasferire questo impegno su carta è pertanto operazione difficile, da un lato, per la mole, e dall’altro per la difficoltà di formalizzare la funzione di filtro e mediatore sociale, confrontandosi con il malumore e il crescente disagio che ardeva sul fuoco della grave crisi economica, alimentato anche da nuovi estemporanei gruppi di opinione nati all’interno del settore.
Eppure, proprio in ragione di tutto ciò il nostro rapporto delle attività è quest’anno ancora più importante: perché ci induce ad unire i punti, ci permette di dare un senso unitario ad un lavoro quotidiano e plurale fatto di territori, storie individuali, migliaia di azioni.

L’intensità e la gravità della crisi hanno nondimeno dimostrato nei fatti l’importanza di Associazioni di categoria forti e strutturate, capaci tanto di interloquire con le istituzioni, quanto in grado di fornire ascolto e servizio, grazie a maturate competenze e una stabile organizzazione. Tali organizzazioni non possono nascere e crescere dall’emergenza, ma proprio nell’emergenza possono dispiegare le loro migliori qualità, come ha cercato di fare Fipe.

Abbiamo lottato con tutte le nostre forze per sensibilizzare le forze politiche al dramma che il settore sta vivendo, dando voce alla delusione verso provvedimenti governativi inefficaci e insufficienti, invocando certezze per avviare il percorso
della ripartenza in sicurezza e, soprattutto, continuando a  proporre, costruire e avanzare soluzioni credibili. Sappiamo bene che il lavoro non è finito. E non lo sarà nemmeno quando si potrà considerarsi dentro una nuova normalità che assicuri il diritto al lavoro e alla ripartenza.

Abbiamo però con noi una convinzione profonda: l’idea che, insieme, possiamo fare la differenza, grazie alla forza del sistema associativo a cui apparteniamo -la Confcommercioe agli imprenditori associati, che ci spronano e sostengono quotidianamente, dandoci fiducia, sostegno e, quando serve, anche critiche costruttive. Con questo spirito, nelle pagine che seguono diamo conto del lavoro sviluppato dalla Federazione nel 2020, come dovuta rendicontazione sul mandato ricevuto, ma -e forse ancor più intensamente- come orgogliosa testimonianza di un lavoro realizzato con testa, cuore, anima: quello della rappresentanza d’impresa.

Introduzione Lino Enrico Stoppani

Scarica il bilancio sociale