Pubblici esercizi: un sistema di imprese che danno servizi creando ricchezza.

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Sab, ott 25, 2014
Comunicazione Interventi Interventi Presidente 13-10-2008 - Il turismo è davvero il nostro petrolio?
Intervento del Presidente Lino Enrico Stoppani
Vicenza 13 ottobre 2008
Tavola rotonda
Il turismo è davvero il nostro petrolio?

La risposta all’interrogativo del Convegno è scontata e cioè si!
Porre però una domanda che richiede una risposta ovvia, è sintomatico di una situazione di insoddisfazione, con preoccupazioni, criticità, date dalla mancanza di politiche di valorizzazione di un bene primario del Paese.
Infatti, a fronte di una domanda turistica mondiale che cresce (898.000 i turisti nel mondo, + 6% rispetto all’anno precedente, con un + 10% in Asia, +8% in Africa, 4% in Europa) registriamo una situazione di stagnazione in Italia.
I motivi sono tanti e anche complessi, perché le scelte turistiche sono dettate da molti fattori.
Il turista oggi sceglie le proprie mete in base soprattutto a due parametri: Tempo e Prezzo, anche se per fortuna ne esistono altri (aspetti culturali, bellezze naturali, la storia, la enogastronomia).
La posizione dell’Italia rispetto a questi due riferimenti è preoccupante.
Sul Tempo, infatti, sconta l’arretratezza delle infrastrutture (aeroporti, ferrovie, autostrade, porti turistici, etc.) situazione aggravata dalla crisi Alitalia e da fenomeni di autolesionismo propri del nostro paese (scioperi e inefficienze nei servizi al turista) e dalla facilità con la quale oggi ci si sposta ovunque e rapidamente all’interno di un mondo rimpicciolito.
Sui Prezzi scontiamo la struttura dei costi delle attività turistiche, la loro stagionalità, che non consente una equilibrata distribuzione dei costi di gestione, e anche l’effetto Euro, che se da una parte ha dato sicurezza al nostro sistema finanziario, dall’altro ha fatto venire meno i vantaggi competitivi della lira debole, che ha spinto per decenni i tedeschi e i nord-europei verso il nostro Paese.
L’obiettivo di un Convegno però non è solo fare la diagnosi di un problema, con il rischio poi di scaricare colpe sempre su altri e non trovare proposte costruttive..
Nel folder di presentazione della tavola rotonda sono già state individuate due linee guida:
- una nuova promozione, attraverso una attenta programmazione e un coordinamento tra i vari attori (Comuni, Provincie, Regioni, APT, CCIAA, ENIT, etc.) finalizzata, a livello nazionale a promuovere i “prodotti turistici” (mare, montagna, i laghi, le città d’arte, i musei, la enogastronomia, etc.) e a livello locale invece le “destinazioni”, senza confusioni o sovrapposizioni. Se si riuscisse a fare questo avremmo risolto buona parte dei nostri problemi!
- Un progetto di qualità sia nelle strutture ricettive che di quelle ristorative.
Penso che al rappresentante dei Pubblici Esercizi spetti un approfondimento del ruolo che l’enogastronomia debba avere sui temi del Turismo e tanto per dare la sua legittimità nella funzione è utile ricordare che la gastronomia è il secondo punto di forza dell’offerta turistica italiana, che diventa prima per i turisti abituali, mentre da una indagine del Dipartimento del Turismo emerge che la gastronomia è tra i cinque prodotti italiani su cui si esprime il giudizio più positivo degli stranieri.
La Ristorazione italiana però, come tutte le altri componenti del comparto (alberghi, stabilimenti balneari, agenzie di viaggio, etc.) ha le sue colpe se oggi non riesce a sfruttare al meglio le potenzialità turistiche e non può permettersi di giocare di rimessa sulle responsabilità, che sono di tutti!
Il Paese siamo noi e ognuno, per la sua parte, deve offrire il suo contributo per migliorare l’offerta turistica, valore importante per l’economia dell’Italia.
La Ristorazione deve riprendere la Sua identità che sta innanzitutto nel saper valorizzare i prodotti del territorio.
Basta con le cucine di importazione, la fusion, le alchimie gastronomiche o i piatti precotti!
Bisogna recuperare i sapori della natura, la semplicità, la genuinità, la stagionalità, le ricette della nostra storia gastronomica.
Guardo con molto interesse un movimento di giovani cuochi che oggi pretendono un ruolo, un’attenzione, una considerazione nei progetti di promozione dell’Italia nel mondo attraverso la sua cucina.
Non è un fenomeno nuovo, ma solo adesso sta avendo contorni nuovi, interessanti, fatti di una generazione di cuochi preparati, intraprendenti, che hanno studiato, anche girando il mondo, ricchi di voglia di fare, che finalmente si parlano, si confrontano, si arrabbiano, che hanno grande visibilità, che mettono sul piatto del dibattito pubblico idee e progetti.
E’ un movimento da coltivare, seguire, sostenere, promuovere in tutti i modi, perché potenzialmente importante.
A loro però assegno il compito e la responsabilità di riprendere il filo della cucina italiana, distratta e violentata da mode, estrosità, esterofilismi, recuperando i valori della cucina tradizionale, attenta al territorio.
C’è da rifondare una “Scuola” che può andare avanti certamente con allievi più motivati e preparati, ma anche se contemporaneamente lo Stato mette fine a politiche di dequalificazione del cibo, con i provvedimenti che consentono a tutti di fare tutto, stressando il settore.
L’offerta è fatta di tanti valori che si costruiscono sulla qualità dei prodotti e sul servizio, che non si improvvisano.
L’enogastronomia è parte integrante della storia di questo Paese e allora, come tutti i tesori, non va dispersa, penalizzando un settore con scarsa sensibilità ai temi che lo appesantiscono (fiscalità, la burocrazia, i contratti di lavoro, il livello delle scuole professionali, divieti, etc.).
Chiarito quindi il ruolo importante della Ristorazione, concludo affermando che la partita si gioca sulla qualità dell’offerta e sul giusto equilibrio di più fattori (prezzo/raggiungibilità/servizi).
Oggi ci confrontiamo con un consumatore in cui la sua voglia di novità, di vedere cose nuove, di conoscere,  si combina perfettamente con il forte legame alle tradizioni del territorio che frequenta.
Da un lato quindi è caratterizzato da un modernismo che si concretizza nella tecnologia disponibile nel campo dell’informazione della comunicazione, dall’altra ha un’anima tradizionalista che lo porta a valorizzare i luoghi, i punti di riferimento classici (botteghe, ristoranti, centri culturali) i prodotti.
Accessibilità e ricettività da sole non bastano più, ci vuole un sistema integrato dei servizi, perché senza servizi saremmo fuori mercato.
E i servizi cosa sono se non il tessuto connettivo, la valorizzazione delle risorse che rendono appetibile un luogo, che tradotto, banalmente, sono le occasioni di spesa del tempo e del denaro.
Rimane aperto il problema della governance del turismo, o meglio il problema della sua ingovernabilità.
Facile a dirsi e facile da farsi nel deserto, più complicato da noi, dove da millenni si sedimentano cultura e opere dell’uomo.
L’impegno di tutti però deve essere quello di fare uno sforzo in questa direzione, e certamente il sistema Confcommercio è disponibile per studiare un piano di rilancio complessivo che ha bisogno di una regia pubblica che sappia assegnare il giusto valore ad una potenzialità unica al mondo.
Cordialmente.

 
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