Pubblici esercizi: un sistema di imprese che danno servizi creando ricchezza.

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Dom, ott 26, 2014
Comunicazione Interventi Interventi Presidente 15-10-2008 Un prezzo da amico
UN PREZZO DA AMICO
Campagna di contenimento dei prezzi al bar
 

INTERVENTO DEL PRESIDENTE FIPE
LINO ENRICO STOPPANI
Roma, 15 ottobre 2008

 

La crisi economica si fa sentire anche al bar. Nonostante molte delle consumazioni possano costare meno di un quotidiano, il calo dei consumi è evidente anche ai baristi. E infatti, il 45% dei consumatori dichiara di aver frequentato meno i pubblici esercizi per ragioni di budget.

Rinunciare ai piccoli piaceri quotidiani pesa molto ai consumatori italiani. Infatti un terzo di loro si ingegna  per trovare quanto  necessario per il caffè di ogni giorno o almeno per andare al bar quelle due o tre volte a settimana e concedersi un momento di distrazione.

Al bar spesso comincia la nostra settimana di lavoro, al bar andiamo per la pausa pranzo.  Ed è ancora al bar che si commenta la situazione politica e quella economica del paese, ma anche i fatti di cronaca e i  risultati della domenica calcistica.

Insomma l’italiano ha un rapporto speciale con il “suo” bar e con il “suo” barista.

È al bar che l’italiano ha ascoltato la prima radio, che ha conosciuto e desiderato la prima televisione (con la mitica Lascia o Raddoppia). E’ ancora al bar che ha vissuto le emozioni da stadio con le prime pay-tv. Ed è sempre al bar che l’italiano ha fatto la prima  conoscenza con la nuova moneta unica.
Il bar nel nostro Paese è il luogo della “vita fuori casa”, della socializzazione, delle relazioni. È proprio “fuori casa” che si apprendono nuovi stili di vita e di consumo che vengono riprodotti poi a livello domestico. Ogni giorno vanno al bar per un caffè, un aperitivo, un pasto veloce o, più semplicemente, per un momento di relax, oltre venti milioni di persone. Forse anche per questo il bar italiano è un format invidiato e copiato male  in tutto il mondo.
La difficile situazione economica rischia di compromettere questo rapporto particolare fra i cittadini e il bar, diventato addirittura un’icona. Infatti per circa il 25% dei clienti del bar vi è una minor disponibilità di soldi nell’immediato e una percentuale analoga prevede di ridurre ulteriormente nei prossimi mesi la propria frequenza in questi luoghi di consumo.

Sono percezioni che danno conto del profondo disagio nel quale il mondo dei consumatori si trova.

Le prospettive del settore, stretto nella morsa dei rincari di materie prime, utenze, affitti e quant’altro non sono per niente rosee.
 
 
 
 
 

C’è il fondato rischio che il bar italiano entri in crisi irreversibile e che un pezzo della storia e dell’identità del nostro paese, forse l’ultima forma di servizio di prossimità esistente, debba cedere il passo alla globalizzazione e alla omologazione delle formule, con un’inevitabile deriva della qualità di prodotti e di servizi e, nel nostro caso, di rapporti umani importanti che, una volta perduti, è tremendamente difficile ricostruire.

Fipe vuole opporsi a questo “destino”, non lo vuole  considerare “ineluttabile” ed è convinta che solo con un’alleanza forte tra imprese e consumatori si possa conservare per il paese e per tutti noi questo patrimonio di storia, questo luogo che crea ricchezza sociale: il bar, appunto.

Lo fa nella piena consapevolezza che il consumatore, forse in maniera stabile, ha acquisito un’elevatissima sensibilità al prezzo e che questa variabile merita un approccio nuovo anche da parte delle piccole e piccolissime imprese.

Il prezzo in sostanza va assumendo per consumatori e imprese un protagonismo sconosciuto nel passato. Come dice il sociologo Giampaolo Fabris, “sta mutando lo stesso statuto epistemologico del prezzo”.

Prezzo e valore perdono gradatamente la loro dimensione strettamente economica. Il prezzo diventa un corollario multidimensionale dei concetti di  valore e  di qualità spingendo verso il superamento del “prezzo = qualità”: prezzo alto non è più sempre sinonimo di qualità elevata e prezzo basso non corrisponde necessariamente a qualità scadente.

In questo contesto, è nata in Fipe la volontà di mobilitare i bar italiani sulle due grandi emergenze del paese: recessione e calo dei consumi. Crediamo che in questo particolare momento il prezzo possa e debba esercitare una funzione importante di stimolo della domanda e, di conseguenza, di stimolo della crescita.

Eppure la leva del prezzo quasi mai viene utilizzata dalle piccole imprese, e i bar rientrano pienamente in questa categoria, per sviluppare le proprie politiche commerciali. Sono queste le premesse che fanno da sfondo alla campagna che partendo dal blocco dei listini guarda da subito e con grande attenzione al grande tema del rilancio dei consumi.

Per cercare di raggiungere questi obiettivi è assolutamente importante che tutti i costi di filiera, ovvero produttori, distributori, Amministrazioni comunali) siano coerenti con l’impegno assunto dagli esercenti Fipe.

Anche per questo il Centro Studi Fipe attiverà un osservatorio permanente con il compito di monitorare il livello di soddisfazione di consumatori e di esercenti, denunciando all’opinione pubblica i casi più eclatanti di pressione sui costi del bar e per arrivare anche a sostituire i fornitori più “intransigenti”.

Ci aspettiamo che le più sensibili tra le Associazioni dei Consumatori apprezzino il nostro sforzo e ci aiutino a promuovere i comportamenti più virtuosi.

Solo a fine Campagna sarà possibile fare un bilancio  esauriente.

Sapremo allora in che misura il consumatore avrà apprezzato l’iniziativa, se gli esercenti che hanno aderito al nostro test avranno “scoperto” un nuovo modo di stare sul mercato in modo da stimolare comportamenti virtuosi e, infine, se vi potrà essere stato qualche effetto positivo in termini di contenimento dell’inflazione.

È questo è il terreno nuovo sul quale vogliamo aprire nei mesi che verranno una profonda riflessione con la categoria con l’obiettivo di rivitalizzare un mercato che rischia di avvitarsi su se stesso compromettendo quel grande patrimonio che è il bar italiano.

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